Buongiorno
Ognuno ha la libertà che gli spetta, misurata dalla statura e dalla dignità della sua persona.
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JULIUS EVOLA - Orientamenti

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Buongiorno
Ognuno ha la libertà che gli spetta, misurata dalla statura e dalla dignità della sua persona.
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JULIUS EVOLA - Orientamenti
“The sentences of 23 years and 17 years and 9 months of imprisonment to the anarchists Alfredo Cospito and Anna Beniamino are final. The Court of Cassation confirms the sentence bis of the Court of Appeal of Turin. The requests of the defense and of the prosecution of Turin were rejected, and they insisted to the end on obtaining life imprisonment. Rage and love for our comrades! With the practices of which they are accused! Alfredo out since 41 bis!” Thus communicated the comrades from Italy the final sentences imposed on Alfredo Cospito and Anna Beniamino in what was the trial of the Scripta Manent case, which sought to blame both comrades for “political massacre”, based on the action against the Carabinieri school of Fossano. During the trial at the Court of Cassation in Rome, an appeal regarding the mitigating factors in the conviction for “political massacre” was reviewed, finally reconfirming the sentences already established in June 2023, after the long hunger strike of Alfredo Cospito against 41 bis, which lasted 182 days. In this way, both comrades remain in prison and under the same isolation measures. It should be noted that during the early morning of April 22 the DIGOS of Turin “carried out 19 precautionary measures (3 house arrests, 1 prohibition of residence and 15 obligations of residence and daily signature) in the framework of the so-called Operation City related to the events of the march of March 4, 2023 in solidarity with Alfredo Cospito”, this as part of a series of repressive intimidation against those who mobilized in support of the comrade. Despite the persecution and the continued imprisonment of Anna and Alfredo, the signs of solidarity continue, strengthening them from the other side of the wall.
Vorrei ricordare a tutti quelli che si battono per l'abolizione del 41-bis che per coerenza dovrebbero astenersi dal commemorare la strage di Capaci, visto che l'ergastolo duro per i mafiosi è stato ideato da Giovanni Falcone.
Come presa per i fondelli basta già l'annuale passerella di politici, evitate di percularci anche voi, grazie.
OVVIETÀ CHE I GIORNALI NON FANNO NOTARE
Cospito in carcere può parlare solo con tre mafiosi.
Con chi parla? Con loro.
Di cosa parlano? Della loro situazione.
Se sono caduto in un pozzo e con me c'è un altro individuo caduto nel pozzo, di che parliamo? Di calcio? Di fotosintesi clorofilliana? Del collezionismo di mappamondi? No, parliamo del pozzo.
Se sono stato sequestrato da un probabile serial killer e mi ritrovo in un antro buio con un'altra vittima nell'attesa angosciosa di terribili sofferenze, di che parliamo? Di fumetti? Di pornoattori? Del rapporto tra la commedia scollacciata degli anni Settanta e i cinepanettoni del decennio successivo? Oppure parliamo del pericolo che corriamo?
Se ho raggiunto un riparo dopo un cataclisma naturale e mi ritrovo con un gruppo di persone nell'attesa di soccorsi, di che parliamo? Del declino di Dario Argento come regista di film horror?
Ecco, Alfredo Cospito può parlare solo con mafiosi, perché non ha altri esseri umani a cui rivolgersi, perché non può fare altro, e molto probabilmente parlano del suo sciopero della fame e del 41 bis. Cioè parlano della loro vita quotidiana. È una cosa del tutto naturale e comprensibile.
Reazione politica e mediatica: «Visto? Parla con i mafiosi del 41 bis. C'è chiaramente un'alleanza!». [L'Ideota]
"Fire to prison / Contro il 41 bis / Alfredo Cospito libero!"
Berlin, février 2023
Il casus belli parte dalla scarcerazione di Francesco Bonura
Visto che gira insistentemente tra i disagiati la bufala, la mettiamo qui. Cosa che non sorprende, di bufale non se ne fanno mancare una.
Nadia Desdemona Lioce, ergastolana, è sotto processo per aver sbattuto una bottiglietta di plastica sulle grate della sua cella – una specie di disturbo della quiete carceraria, o qualcosa del genere. Protestava perché il suo 41 bis le impedisce di detenere troppe carte, penne, libri. Le impedisce di comunicare, di parlare, di scrivere, le impedisce tutto – tranne il diritto di impazzire, di disgregare l’identità e la memoria del suo essere stata donna, rivoluzionaria, persona. Chissà se la condanneranno anche per la faccenda della bottiglietta. Bruno Fortunato, l’agente ferito nella sparatoria sul treno, nel corso della quale la Lioce fu arrestata, si è invece suicidato un po’ di anni fa. Senza una ragione – o forse carico di ragioni a noi insondabili. Di solito il suicidio tocca ai prigionieri, agli sconfitti, non a chi sta nell’elenco degli eroi e dei servitori dello Stato. Vai a capire i destini, gli incroci, i significati esoterici delle vite ordinarie. Nel 2005 dichiarò a «Repubblica» che il suo rammarico più grande era stato quello di non essere riuscito ad ammazzare Nadia Lioce. Non ce ne sarebbe stato bisogno. Di lei sopravvive solo la sua condizione, immutabile, di prigioniera, di corpo in ostaggio – di testimone silenziata del brandello finale di una storia. Morire su quel treno non sarebbe stato il modo peggiore di morire. Intanto le faccende italiane vanno pigramente avanti. Chi ha avuto ha avuto – commemorazioni o ergastoli, il passato ormai sta solo nei telegiornali, perché il declino civile e culturale in questi anni è stato tale da riprodurre solo un eterno posticcio presente.
Meditazioni a (poco più di) tre lustri dalla morte di Marco Biagi (carmillaonline.com)
Perché LeU e Potere al Popolo si scannano sul 41 bis
Nel giorno delle grandi polemiche sui bonifici e dell’affollamento inusuale agli sportelli della banca interna di Montecitorio, nella certezza che troverete tutto quello che di intelligente c’è da dire in materia in altri articoli di questo giornale, qui oggi ci si occupa di piccole polemiche. Avere messo nel programma la modifica del 41 bis e l’abrogazione di altre norme emergenziali ha attirato sulla lista di estrema sinistra Potere al popolo gli strali di molti benpensanti politicamente contigui ma elettoralmente rivali. Alcune dichiarazioni dell’avvocata Anna Falcone, inserita in una posizione teoricamente forte nelle liste di Liberi e uguali, sono state lette dalla lista di sinistra rivale come una accusa infamante di ricerca del voto mafioso. Lettura non del tutto arbitraria, anche se per la verità l’avvocato Falcone non si è espressa così brutalmente. Non è detto che il dibattito sul tema si fermi qui anzi è possibile che finisca per confermare come sia irrefrenabile per una certa sinistra la tendenza alla cultura del sospetto e per valorizzare uno spunto originale nel programma di una lista che su altri temi, fra nazionalizzazioni e uscita dall’euro, pure non si mostra rassicurante. Lo scontro fra le due liste a sinistra del Pd continuerà e si accentuerà perché quel 7 per cento originariamente accreditato a Liberi e uguali, ribattezzato da qualche siciliano critico Liberi e Istissi, non solo non cresce ma viene eroso nei sondaggi da Pot. Pop., ora stimato intorno al 2 per cento. Le cosche non c’entrano, forse dipende dal fatto che almeno sono nuovi e non sempre gli stessi.
Massimo Bordin