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ABOLITO L’ART. 18! ECCO TUTTE LE “NOVITA” DEL NUOVO PROVVEDIMENTO SUL LAVORO. E’ LA PRIMA TRA LE NORME “IMPOSTE” DALLA TROIKA
Riforme, Renzi sull’articolo 18: via il reintegro, indennizzo esteso a tutti
«Per le nuove assunzioni» viene previsto «il contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti in relazione all’anzianità di servizio». È l’emendamento presentato dal Governo al Jobs act ed in particolareall’articolo 4 sul riordino delle forme contrattuali. L’obiettivo quindi è sfoltire la giugla dei contratti di lavoro e far diventare quello a tutele crescenti la forma principale di inserimento del mondo del lavoro per il tempo indeterminato.
E ciò significa: niente articolo 18 ma indennizzo in caso di licenziamento anche per giusta causa che cresce al crescere degli anni di servizio. In cambio, la definizione delle tutele crescenti che sostituiranno il contratto a tempo indeterminato attuale abbraccerà anche l’estensione degli ammortizzatori sociali alle aziende con meno di 15 dipendenti.
Camusso: «Mobilitazione unitaria»
Agitazione tra i sindacati: il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, ha chiesto al Direttivo di dare mandato alla segreteria per valutare iniziative di mobilitazione e il primo passo da fare sarebbe aprire una discussione con Cisl e Uil per possibili forme di mobilitazione unitaria, con al centro il lavoro. È quanto emerso da fonti presenti al Direttivo.
Per Camusso, infatti, l’esecutivo continua «a spostare l’attenzione su temi usati solo come scalpo da portare ai falchi delle politiche liberiste in Ue» e a «non aggredire i nodi centrali della crisi e a non indicare le soluzioni utili a uscirne».
Per la leader della Cgil l’esecutivo pone sotto i riflettori i temi che non hanno alcuna influenza, utilizzando l’articolo 18 dello statuto dei lavoratori in una pura logica di scambio, come l’esecutivo Monti fece con le pensioni.
Ad oggi sono state già annunciate alcune iniziative da parte dei diversi sindacati e delle singole categorie. La stessa Cgil aveva espresso l’intenzione di organizzare una manifestazione per il lavoro nella prima decade di ottobre.
La Fiom, invece, ha già indicato la data del 25 ottobre, per una manifestazione nazionale da tenersi a Roma, accompagnata da un pacchetto di otto ore di sciopero (ancora da definire). E da ultimo, ieri, la Cisl ha dichiarato la volontà di realizzare manifestazioni territoriali da concentrare per la giornata del 18 ottobre.
Sacconi:«Contratti neo-assunti senza reintegro»
Con la delega c’è «la revisione delle tutele nel contratto a tempo indeterminato (art.18)». Così il relatore Maurizio Sacconi: «la mediazione» è l’applicazione del contratto «a tempo indeterminato» a tutele crescenti «alle nuove assunzioni». Con indennizzo proporzionato all’anzianità e dunque senza il reintegro dell’art.18.«A regime sarà per tutti quello».
«La mediazione che governo e relatore hanno individuato – afferma Sacconi riferendosi all’emendamento presentato in commissione Lavoro del Senato – riguarda l’applicazione del nuovo contratto a tempo indeterminato – nel quale le tutele diventano progressive in relazione all’anzianità di servizio – alle nuove assunzioni. Il che significa – evidenzia – che gradualmente, esaurendosi i contratti in essere, il nuovo contratto a tempo indeterminato a regime sarà per tutti quello ipotizzato.
È evidente – sostiene ancora Sacconi – che nel contratto tipico che ha oggi oltre l’80 per cento degli italiani la progressività della tutela non potrà che essere un indennizzo proporzionato, o più che proporzionato, al tempo trascorso nell’impresa. Non si parla più infatti di una nuova tipologia contrattuale, di una sorta di contratto di inserimento per il quale poteva avere senso la distinzione di due fasi di vita lavorativa». «Non posso non ricordare – prosegue – oggi chi come Marco Biagi ha tanto auspicato la riforma dello Statuto dei lavoratori e mi auguro che il governo, nell’esercizio della delega, saprà tener conto anche dei materiali copiosi che egli ha lasciato sulla base di straordinarie intuizioni».
Cosa prevede l’emendamento
Modifiche su controlli a distanza e mansioni
Nell’emendamento del governo al Jobs act si introduce anche «una revisione» della disciplina dei controlli a distanza e delle mansioni, intervenendo così con la delega sugli articoli 4 e 13 dello Statuto dei lavoratori. Si va verso, quindi, una «flessibilità nelle mansioni», anche «per la tutela del posto di lavoro».
L’emendamento alla delega indica, infatti, «la revisione della disciplina delle mansioni, contemperando l’interesse dell’impresa all’utile impiego del personale in caso di processi di riorganizzazione, ristrutturazione o conversione aziendale con l’interesse del lavoratore alla tutela del posto di lavoro, della professionalità e delle condizioni di vita, prevedendo limiti alla modifica dell’inquadramento».
E, inoltre, indica «la revisione della disciplina dei controlli a distanza, tenendo conto dell’evoluzione tecnologica e contemperando le esigenze produttive ed organizzative dell’impresa con la tutela della dignità e della riservatezza del lavoratore».
Salario minimo esteso a co.co.co.
L’introduzione, «eventualmente anche in via sperimentale, del compenso orario minimo» applicabile ai lavoratori subordinati viene estesa ai rapporti di collaborazione coordinata e continuativa.
Riordino forme contrattuali e rapporti lavoro
Nell’emendamento del governo all’articolo del Jobs act che riguarda la delega sul riordino delle forme contrattuali, anche per sfoltirle, si indica l’obiettivo di un «Testo organico semplificato delle discipline delle tipologie contrattuali – aggiunge il testo presentato dal governo d’intesa col relatore – e dei rapporti di lavoro».
Renzi sull’articolo 18: via il reintegro, indennizzo esteso a tutti
Una regola uguale per tutti i lavoratori: l’articolo 18 rimane ma solo per i licenziamenti palesemente discriminatori. Per tutti gli altri casi, non sarà previsto il reintegro ma solo un indennizzo da parte dell’azienda. Nella mente del premier Matteo Renzi si fa strada l’idea di dare una spallata alle “vecchie” tutele dello Statuto dei lavoratori, che – come ha spiegato lo stesso capo del governo ieri in Parlamento – escludono da qualsiasi tutela molte categorie, in particolare i giovani e l’ampia platea dei co.co.pro.
In soccorso dei quali arriverà un’Aspi ampliata anche ai collaboratori: un assegno di disoccupazione che dovrebbe essere finanziato con i contributi che oggi le imprese versano per la Cig straordinaria e quella in deroga. Insomma, una semplificazione («bastano non più di cento norme», ha detto Renzi), che riguarderà sia i rapporti di lavoro sia gliammortizzatori sociali. Ma non basta. Se la delega con il jobs act finirà nella palude dei veti incrociati, allora il governo taglierà i tempi con un decreto.
La direzione di marcia per riformare il mercato del lavoro l’ha tracciata ieri Renzi nel suodiscorso dei Millegiorni ma, in realtà, si tratta di una strada tutta in salita. Del resto, lo “strappo” del premier che si dice pronto a riscrivere lo Statuto per decreto, più che una prova di forza, è un segnale delle difficoltà che ci sono sul fronte della delega, che affronterà oggi in commissione Lavoro al Senato la prova più delicata e rischiosa con l’esame dell’articolo 4, quello che riscrive le regole sui contratti, impattando quindi sull’articolo 18 e sulla disciplina dei licenziamenti.
«Il diritto del lavoro va radicalmente cambiato in una dimensione in cui la centralità non è il derby ideologico. Bisogna cambiare gli ammortizzatori sociali, semplificare le regole, garantire forme di tutela univoche ed identiche. Nel 2015 dobbiamo partire con i nuovi ammortizzatori sociali», ha detto il premier davanti alle Camere. L’attuale sistema delle tutele va cambiato in «tempi brevissimi» perché è il «più iniquo e ingiusto che ci sia»: un richiamo rivolto anche e forse soprattutto alla minoranza del Pd, che si prepara mettere i paletti sulla delega per impedire eventuali blitz del governo sull’articolo 18.
Per Renzi sarebbe un problema serio. I parlamentari del Pd ieri si sono riuniti con il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, che dovrebbe presentare in commissione lavoro un emendamento di compromesso, in grado di conciliare le richieste della sinistra Pd e le posizioni di Ncd, l’alleato di maggioranza che vorrebbe affrontare di petto il superamento dell’articolo 18. Ma non sarà facile per il ministro trovare una formula adeguata senza scontentare nessuno. Anche perché la minoranza Pd si prepara alla fronda.
Il rischio che si profila è di portare in commissione una norma generica che non prevede un intervento diretto sull’articolo 18 e neanche un riferimento esplicito a una riforma dello Statuto dei lavoratori. Per bilanciare, i dissidenti dem sono disposti a dare il via libera a un contratto a tutele crescenti (senza l’ombrello dell’articolo 18 nei primi tre anni) con un raggio d’azione più stringente rispetto alle ipotesi di partenza: in pratica, il nuovo contratto non sarebbe più un ulteriore tipo di contratto diventerebbe quello prevalente.
Ma anche i senatori di Ncd sono pronti a scendere in trincea di fronte ai paletti messi dal Pd: «Non sarà una riunione del Pd a decidere i contenuti della delega. Senza una significativa riscrittura, non voteremo l’articolo 4», hanno fatto sapere. E c’è di più. Anche se si trovasse un’intesa su una formula neutra al Senato, il successivo passaggio alla Camera rischia di trasformarsi in un Vietnam perché a presidiare la commissione Lavoro c’è il presidente Pd Cesare Damiano, più di tutti contrario a modificare le norme sui licenziamenti: «Nella delega non devono entrare la riscrittura dello Statuto e la cancellazione dell’articolo 18», ha ribadito ieri.
Con questo clima, la riforma del mercato del lavoro rischia di slittare alle calende greche: tempi incompatibili con il pressing di Bruxelles e della Bce. Da qui, la tentazione e la minaccia di Renzi intervenire con un decreto. «Uno strappo inaccettabile», per il leader della Fiom, Maurizio Landini. Un’ipotesi apprezzata invece da Maurizio Sacconi, senatore Ncd e relatore del jobs act: «Meglio un decreto della delega. Renzi è più avanti del Pd».
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