Il signore delle formiche (Gianni Amelio, 2022)

#world cup#football#fifa#soccer#fifa world cup#world cup 2026#england nt



seen from Brazil

seen from Vietnam
seen from Canada
seen from United States
seen from Finland
seen from United States

seen from United States

seen from United States
seen from United States
seen from China
seen from United States
seen from Australia
seen from Argentina
seen from Argentina
seen from China
seen from United States
seen from Saudi Arabia

seen from United States
seen from Vietnam
seen from United States
Il signore delle formiche (Gianni Amelio, 2022)
“Esser di Destra significa, in primo luogo, riconoscere il carattere sovvertitore dei movimenti scaturiti dalla rivoluzione francese, siano essi il liberalismo, o la democrazia o il socialismo. Esser di Destra significa, in secondo luogo, vedere la natura decadente dei miti razionalistici, progressistici, materialistici che preparano l’avvento della civiltà plebea, il regno della quantità, la tirannia delle masse anonime e mostruose. Esser di Destra significa in terzo luogo concepire lo Stato come una totalità organica dove i valori politici predominano sulle strutture economiche e dove il detto «a ciascuno il suo» non significa uguaglianza, ma equa disuguaglianza qualitativa. Infine, esser di Destra significa accettare come propria quella spiritualità aristocratica, religiosa e guerriera che ha improntato di sé la civiltà europea, e — in nome di questa spiritualità e dei suoi valori — accettare la lotta contro la decadenza dell’Europa.” (Adriano Romualdi, 1940-1973)
Liberale, moderata, europeista: questi i requisiti perché la destra possa essere certificata come “presentabile”. Da chi? Dalla sinistra, che più che presentabile, in realtà, la vorrebbe perdente.
Sono aggettivi politicamente abusati e quindi svuotati del loro significato, quindi buoni per qualsiasi occasione. L’assist involontario fornito da chi pretende che gli avversari si adeguino alle proprie aspettative apre così lo spazio per riflettere su quale alternativa offrire, come d’altronde si richiede ad ogni sistema democratico.
Il signore delle formiche (Gianni Amelio, 2022)
“ Mentre gli europei impiegavano le lenti per costruire microscopi, telescopi ed occhiali, i cinesi si divertivano ad adoperarli come giocattoli incantati. Lo stesso fecero con gli orologi. Lenti, orologi ed altri strumenti erano stati inventati in Europa per soddisfare esigenze quali sperimentate da uno specifico ambiente socioculturale. In Cina queste invenzioni piovvero casualmente dal cielo e i cinesi le riguardarono come divertenti stranezze. I migliori intelletti si dedicavano all'arte e alla filosofia, non alle scienze. Come osservò padre Ricci, «alla matematica come alla medicina non si applicano se non persone che non possono studiare bene le loro lettere per il puoco ingegno e habilità; e così stanno queste scientie in bassa stima e fioriscono assai puoco. I gradi più solenni sono quelli delle scienze morali». In Cina non era il mondo cittadino a scandire il tono della cultura. In una società composta essenzialmente di una élite di literati nutriti alle discipline classiche e di una vasta massa di contadini che, come nota il dr. Chiang «misuravano il tempo in termini di giorni e di anni e non di minuti o di ore», l'orologio aveva scarse possibilità di imporsi come strumento di pratica utilità. Perché ciò accadesse, si sarebbe dovuto verificare un completo ribaltamento della società, delle sue strutture e dei suoi bisogni. La macchina ha ragion d'essere solo come espressione della risposta dell'uomo ai problemi postigli dall'ambiente e recepiti e interpretati traverso il filtro della cultura prevalente. “
Carlo M. Cipolla, Le macchine del tempo. L'orologio e la società (1300-1700), Il Mulino (collana Intersezioni, n° 169), 2008 [1ª ed.ne 1981]; pp. 71-72.
" Mi sono sempre considerato un uomo di sinistra, e quindi ho sempre dato al termine «sinistra» una connotazione positiva, anche ora che è sempre più avversata, e al termine «destra» una connotazione negativa, pur essendo oggi ampiamente rivalutata. La ragione fondamentale per cui in alcune epoche della mia vita ho avuto qualche interesse per la politica o, con altre parole, ho sentito, se non il dovere, parola troppo ambiziosa, l’esigenza di occuparmi di politica e qualche volta, se pure più raramente, di svolgere attività politica, è sempre stato il disagio di fronte allo spettacolo delle enormi diseguaglianze, tanto sproporzionate quanto ingiustificate, tra ricchi e poveri, tra chi sta in alto e chi sta in basso nella scala sociale, tra chi possiede potere, vale a dire capacità di determinare il comportamento altrui, sia nella sfera economica sia in quella politica e ideologica, e chi non ne ha. Diseguaglianze particolarmente visibili e – a poco a poco irrobustendosi la coscienza morale col passare degli anni e il tragico evolversi degli eventi – sempre più consapevolmente vissute da chi, come me, era nato ed era stato educato in una famiglia borghese, dove le differenze di classe erano ancora molto marcate. Queste differenze erano particolarmente evidenti durante le lunghe vacanze in campagna dove noi venuti dalla città giocavamo coi figli di contadini. Tra noi, a dire il vero, c’era affettivamente un perfetto affiatamento e le differenze di classe erano assolutamente irrilevanti, ma non poteva sfuggirci il contrasto tra le nostre case e le loro, i nostri cibi e i loro, i nostri vestiti e i loro (d’estate andavano scalzi). Ogni anno, tornando in vacanza, apprendevamo che uno dei nostri compagni di giochi era morto durante l’inverno di tubercolosi. Non ricordo, invece, una sola morte per malattia tra i miei compagni di scuola di città. "
Norberto Bobbio, Destra e sinistra. Ragioni e significati di una distinzione politica; Prima edizione: 1994. [ Libro elettronico ]
[Oriana Fallaci:] Maestà, lei è il monarca che ha regnato più a lungo tra quelli che oggi sono rimasti sul trono. E, in un’epoca che ha visto la caduta rovinosa di tanti re, lei è l’unico monarca assoluto. Le capita mai di sentirsi solo in un mondo così diverso dal mondo in cui crebbe? [Hailé Selassié:] Noi riteniamo che il mondo non sia affatto cambiato. Noi riteniamo che questi cambiamenti non abbiano cambiato nulla. Non vediamo nemmeno differenze tra repubblica e monarchia: a Noi sembrano due modi sostanzialmente uguali di governare un popolo. Avanti, Ci dica: qual è la differenza tra repubblica e monarchia? [D] Veramente, Maestà… Ecco, a Noi… voglio dire… a me sembra d’aver capito che nelle repubbliche dove esiste la democrazia il capo viene eletto. Nelle monarchie invece no. [R] Non vediamo la differenza. [D] Non importa, Maestà. Cosa pensa della democrazia? [R] Democrazia, repubblica: cosa vogliono dire queste parole? Cos’hanno cambiato nel mondo? Gli uomini sono forse diventati più bravi, più leali, più buoni? Il popolo è forse più felice? Tutto continua come prima, come sempre. Illusioni, illusioni. E poi bisogna vedere gli interessi di un popolo, prima di sovvertire con le parole. A volte la democrazia è necessaria e Noi pensiamo che alcuni popoli africani possano adottarla. Ma altre volta essa è un danno, un errore.
---------
Intervista rilasciata dall'imperatore d'Etiopia Hailé Selassié nel giugno del 1972, raccolta in:
Oriana Fallaci, Intervista con la Storia - Nuova edizione ampliata e riveduta, B.U.R. / Rizzoli, 1981⁵, pp. 376-377.
NOTA: il Negus Neghesti fu deposto il 12 settembre 1974 e venne tenuto in prigionia nel palazzo imperiale fino al 27 agosto 1975, giorno del suo assassinio avvenuto per ordine del leader golpista Menghistu Hailé Mariàm.
" Ho spesso notato che le teorie rivoluzionarie per natura, che possono realizzarsi solo con un mutamento completo e talvolta subitaneo della proprietà e delle persone, godono infinitamente meno favore negli Stati Uniti che nelle grandi monarchie d'Europa. Anche se alcuni le professano, la massa le respinge con orrore istintivo. Non esito a dire che la maggior parte delle massime che in Francia si usano chiamare democratiche, sarebbero vietate dalla democrazia americana. Ciò si comprende chiaramente. In America vi sono idee e passioni democratiche, in Europa abbiamo ancora passioni e idee rivoluzionarie. Se l'America avrà mai grandi rivoluzioni, queste saranno provocate dalla presenza dei negri nel territorio degli Stati Uniti: vale a dire non sarà l'eguaglianza delle condizioni, ma la diseguaglianza che le farà sorgere. Quando le condizioni sono eguali, ognuno si isola volentieri in se stesso e dimentica il pubblico. Se i legislatori dei popoli democratici non cercano di correggere questa funesta tendenza o la favoriscono, con l'idea che essa allontani i cittadini dalla politica e, quindi, anche dalle rivoluzioni, può darsi che finiscano essi stessi per produrre il male che vogliono evitare e che venga un momento in cui le passioni disordinate di qualche uomo, appoggiandosi all'egoismo stupido e alla pusillanimità della maggioranza, riescano a far subire alla società strane vicissitudini. Nelle società democratiche solo piccole minoranze desiderano le rivoluzioni, ma le minoranze possono talvolta farle. "
Alexis de Tocqueville, La democrazia in America, a cura di Giorgio Candeloro, Biblioteca Universale Rizzoli (collana B.U.R. Saggi), 2005⁶ [1982], p. 671.
[ Edizione originale: De la démocratie en Amérique I-II, Librairie de Charles Gosselin, Paris; 1835, 1840 ]