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" Il capitalismo pompa continuamente tossine nei sistemi vitali del pianeta, seguendo anch’esso la logica dei propri confini. Sono i confini che separano il privilegiato da chi può essere scartato, la purezza dalla contaminazione, la vita dalla morte. Qualcuno potrebbe dire che i conati del capitalismo porteranno, prima o poi, allo stravolgimento di quei confini e a fare di ogni cosa o persona un rifiuto. Ma se è vero che siamo tutti sulla stessa barca, o pianeta, stiamo pure certi che, come sul Titanic, guardie armate e cancelli sbarrati faranno del loro meglio per difendere i confini tra coloro che sono destinati ad affondare e coloro che bisogna salvare. Anzi, direi che piú entriamo nel Wasteocene, piú questi mezzi di protezione ed esclusione si rafforzano.
Lo spazio vivibile entro i confini corporei definiti dal Wasteocene si sta restringendo, il che richiede recinzioni piú alte e controlli piú severi all'entrata. Cos’è il mar Mediterraneo, oggi, se non il paradigma del Wasteocene, la barriera concettuale e materiale contro la quale migliaia di esseri umani si infrangono nel tentativo di forzare i confini che dividono coloro ai quali si attribuisce un valore da coloro che si possono scartare? Tuttavia la centralità del corpo nel Wasteocene non parla soltanto di oppressione e vittimizzazione. L’esperienza corporea del Wasteocene ha anche prodotto soggetti resistenti. Poiché la relazione fondata sullo scarto è una relazione sociale che riproduce le disuguaglianze, essa è un fatto intrinsecamente politico, non tecnico. Entrando nei corpi e nelle ecologie di umani e non-umani, il rifiuto politicizza i corpi e le ecologie. Il corpo rifiutabile diventa un corpo politico e la sua lotta per sopravvivere diventa un’insurrezione o, in modo meno visibile, un sabotaggio delle relazioni sociali che mettono in pratica i confini corporei del Wasteocene. "
Marco Armiero, L’era degli scarti. Cronache dal Wasteocene, la discarica globale, traduzione di Maria Lorenza Chiesara, Einaudi (collana Passaggi), 2021. [Libro elettronico]
[Edizione originale: Wasteocene. Stories from the global dump, Cambridge University Press, 2021]
Me and who
(L'abisso, Pietro Colonica)
XV años en la Colonia Isidro Fabela
Sur del df . 22
"Ci sono talmente tante testuggini di terra su questa isola, che a volte se ne vedono dei branchi di 2-3000 individui; così si possono fare più di cento passi camminando sulle loro schiene e senza mai toccare a terra con i piedi. Si radunano di sera in luoghi abbastanza oscuri e stanno così vicine che uno potrebbe credere che il posto sia pavimentato con i loro gusci"
—François Leguat, riguardo le testuggini giganti di Rodrigues (dal dorso a sella e a cupola), Voyage et avantures de François Leguat, 1708.
Dopo la pubblicazione delle sue memorie, l'isola di Rodriguez iniziò ad essere considerata una riserva di carne per le flotte francesi e inglesi. Le ultime due testuggini giganti di Rodrigues di quel luogo furono avvistate nel 1795 in fondo ad un burrone. Entrambe le specie sono ufficialmente considerate estinte dal 1800.
Wolfgang Defant — Antropozänia (oil on canvas, 2018)
evo-devo
pleistocene antropocene wasteocene checazzocene
O - Antropocene
Zegema Beach Records
2020