KiKuro, post Winter Cup, appuntamento al Luna Park, con Aomine, Momoi, Kagami Kiyoshi che li seguono per controllare sia tutto ok. Bonus per Kiyoshi papà e bonus ++ per AoKagaMomo random
Elisabetta è tutta colpa tua e questa cosa è tremenda, assumiti le tue responsabilità!
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Kagami è incredulo, mentre fissa il suo compagno di squadra con la bocca semiaperta, una briciola del panino che si appende al suo labbro inferiore e, per chissà quale miracolo divino, resta lì, immobile. Kuroko lo guarda coi suoi occhi privi d’espressione, annuendo con la testa prima di abbandonare il suo shake alla vaniglia per rispondere a voce.
“Kise-kun mi ha invitato al Luna Park.”“E tu hai accettato.”
Kuroko scrolla le spalle e stringe la cannuccia tra due dita.“Paga lui, ovvio che ho accettato,” risponde, come se fosse la cosa più naturale del mondo, per poi riprendere a bere e ignorare qualsiasi altra sua domanda.
La voce di Aomine vibra nelle sue orecchie, assieme allo strillo terrorizzato di Satsuki che, saltando sul posto, stringe il suo braccio e batte un piede, ripetendo “No, no, no e no!”
Kagami guarda il cielo, dubitando per un istante della sua scelta di dire ai suoi due compagni la situazione. Per carità, lui adora Kuroko, ma Aomine e Momoi hanno una strana tendenza ossessiva nei suoi riguardi e…
“Come ha potuto accettare?”
“Kise si è offerto di pagare qualunque cosa. Kuroko sembrava felice della cosa.”
“Non va bene, non va assolutamente bene.”
“E cosa vorreste fare, quindi? Non vorrete mica pedinarli…” Un nanosecondo di silenzio. Gli occhi degli altri due brillano come fossero tizzoni ardenti, iniettati di sangue e follia. “… vero?”
Fare domande inutili è sempre stato un suo difetto, ma sinceramente questa volta sperava davvero in una risposta positiva - pedinare Kuroko equivale più o meno a un suicidio, e lui non vuole morire giovane. Sembrano tre idioti, con gli occhiali da sole, un berretto sugli occhi e tre magliette rosa pastello perché a parere di Satsuki, il nero si sarebbe notato troppo e Kuroko li avrebbe scoperti subito - cosa che potrebbe anche avere senso, ma che a Kagami sinceramente importa ben poco. Si sistema la visiera del cappellino, mentre Aomine e Momoi si nascondono dietro un palo e osservano due figure familiari, Kise e Kuroko che stanno prendendo i biglietti per entrare al luna park. “Quell’idiota, guarda quant’è felice. Se pensa di entrare nelle mutande di Tetsu sta fresco.”“Pensi davvero che Ki-chan voglia-”“Potete piantarla entrambi, per favore?”
Kagami vorrebbe legarli, imbavagliarli e trascinarli a casa. Invece, alla fine, si ritrova anche lui a guardare Kuroko venire letteralmente trascinato dentro il parco da Kise, e quando si rende conto di stare per perderli dà una pacca ad entrambi, cominciando a correre verso la biglietteria.
“Aomine, tira fuori i soldi,” sbotta.
“Perché io?”“Perché quest’idea malsana è stata tua, e io non ho intenzione di scucire un centesimo.”
Kuroko sente lo sguardo di qualcuno sul collo. Si ferma a qualche passo dai cancelli d’ingresso, guardandosi attorno senza però vedere nessun volto familiare.“Kurokocchi, è tutto a posto?”Torna a guardare davanti a sé, annuendo e scrollando le spalle. “Sì, Kise-kun. Vieni, voglio provare a vincere un peluche.”
Kagami preme con forza le mani sulla testa di Aomine e Momoi, trattenendo il fiato finché non vede Kuroko e Kise riprendere a camminare qualche metro più avanti. Sospira di sollievo, lasciando andare i due solo quando l’altro ragazzo sbotta, schiaffeggiandogli la mano.
“Ma sei un idiota? Mi hai fatto male!”“Idiota sei tu, non hai visto che stava per scoprirci?”
Momoi li separa in tempo per evitare una strage. “Adesso basta. Se non li seguiamo li perderemo d’occhio.”Kagami sospira, portando una mano alla fronte. Ma chi glielo ha fatto fare?
Tutti e tre si perdono a guardare Kise che, dopo l’ennesimo fallimento di Kuroko, si offre di tirare al bersaglio per lui. Non sanno per quale motivo provino fastidio, se per il fatto che la mira di Kise sembra essere infallibile o se perché gli occhi di Kuroko sono persi a guardarlo, ma in quel momento vorrebbero davvero prendere quell’idiota e strappargli gli arti, o la testa, o comunque la prima appendice che capiterebbe loro sotto mano.
Si trattengono solo per non rovinare la giornata a Kuroko. Sembra particolarmente felice, adesso che stringe tra le braccia il peluche gigante di un coniglio - sembra, perché la sua espressione è neutra come al solito, e non è che si possa dedurne granché.
“Ah, voi due non mi avete mai vinto un peluche grande e bello come quello. Dovrei lasciarvi per stare con Ki-chan, lui è un amante premuroso.”“M-Momoi che diavolo-”“Vai, Satsuki. Vai, poi quando piangerai perché è un polpo appiccicoso e soffocante non tornare a piangere da noi.”
Quando sollevano lo sguardo, Kise sta stringendo la mano di Kuroko, e lui non lo rifiuta.
“Tetsu è stato plagiato.”
“Kise-kun.”“Tutto quello che vuoi, Kurokocchi!”“Andiamo nella casa stregata.”
“Andate voi,” sbotta Kagami, arrestandosi di colpo. Aomine e Momoi si scambiano uno sguardo, prima di voltarsi verso di lui.
“Che diavolo dovrebbe significarmi, andate voi?”
“Significa che io lì dentro non ci vengo.”
Aomine gli si avvicina pericolosamente, allungando le mani sul collo della sua camicia. Sente le nocche sfregargli contro la pelle. Non è una bella cosa, al momento. “Senti, non mi interessa se una stupida casa stregata ti fa cagare in mano, d’accordo? Abbiamo deciso di fare questa cosa per il bene di Tetsu, tutti insieme. E lo faremo insieme.”
“Dai-chan ha ragione, Kagamin.”
Sospira, arrendendosi. Quando lo sente smettere di fare resistenza, Aomine gli dà un bacio sulle labbra, con uno schiocco così rumoroso che buona parte delle persone attorno a loro si volta a fissarli.“Va bene, va bene. Però evitiamo di attirare l’attenzione.”
“Scusa, Kurokocchi, ma questo posto è spaventoso.”
“È tutto finto. Non ti preoccupare.”
Camminano per qualche passo, Kise che tiene stretto a sé il braccio di Kuroko come se ne andasse della sua stessa vita. Si trovano davanti a degli specchi imbrattati di sangue, quando la stanza di riempie di un grido raggelante. Kise salta sul posto, ma Kuroko si volta in direzione della voce, piegando appena la testa di lato.
“Kise-kun? Non ti è sembrata la voce di Kagami-kun?”L’altro non risponde.
“Dai-chan, smettila di trattarlo male, sei insopportabile oggi! Kagamin, stai bene?”
Stare bene è un eufemismo. Come potrebbe star bene quando nel giro di tre secondi ha sentito il gelo scorrergli nella schiena, ha visto la faccia di una banshee spuntare dal nulla nella sua direzione e ha chiaramente percepito una sfilza di ragni sulla gamba? Non sta bene. Non sta affatto bene.“Voglio uscire da qui.”
“Il giro è quasi finito, stai tranquillo. Ti sto vicino, vieni.”
Kagami sospira, Aomine sbuffa, e Momoi vorrebbe aggiungere un cadavere a tutta quella caterva di plastica semisciolta che hanno incrociato due stanze fa. Tutti sperano che Kuroko si annoi presto e che si faccia riportare a casa, perché Kagami avverte distintamente che nessuno dei tre ce la può fare, a resistere fino alla fine della giornata.
Arrancano, in qualche modo, nascondendosi dietro un cappello ampio e un paio di occhiali da diva, sotto il cappuccio di una felpa, pretendendo di parlare lingue sconosciute quando i due sono troppo vicini per non destare sospetti.
A mantenerli ancora attivi c’è solo il sottile filo di gelosia verso Kuroko che li accomuna - loro tre avranno pure una relazione, e Kuroko potrebbe non c’entrare nulla, ma loro gli vogliono troppo bene, e soprattutto, gli vogliono troppo bene per lasciarlo nelle mani di Kise senza evitare di preoccuparsi per il loro bambino. Forse sarebbe stata la stessa cosa se ci fosse stato Akashi, o Midorima, al posto suo, o forse no.
Kise, in fondo, è un elemento poco raccomandabile.
Adesso sono seduti a quattro tavolini di distanza da loro, Kuroko che beve un milkshake come suo solito mentre Kise gioca con le orecchie da topo di plastica che ha voluto per forza comprargli circa tre bancarelle prima e che gli ha vietato tassativamente di togliere fino alla fine della giornata. Kuroko non sembra infastidito, comunque. Loro tre, invece, vorrebbero mangiare viva quella creatura infida.
Aomine si schiocca le dita, di tanto in tanto, ed è solo una carezza di Momoi o un bacio di Kagami a riportarlo alla soglia minima di tolleranza. Tutti sanno che appena Kise tornerà a casa, per lui Kuroko diventerà misteriosamente irraggiungibile.
Stanno per alzarsi per andare in un posto migliore di quello in cui sono ora, quando si accorgono che i due hanno compagnia.
Non riescono a sentire cosa dicono, ma Kiyoshi Teppei sorride come se avesse appena scoperto di star per diventare nonno, una mano poggiata sulla spalla di Kuroko e lo sguardo puntato su Kise come se stesse scansionando ai raggi x il futuro sposo di suo figlio.
Kise non sembra intimidito, anzi. Il problema è che non è assolutamente un bene.
“Ti affido mio figlio,” riescono a sentire, e mentre Aomine gli chiede che problemi abbiano i suoi compagni di squadra, Kagami vorrebbe morire. Di nuovo
“Non si preoccupi,” risponde Kise, e ormai il danno è fatto. Se ha l’appoggio della Seirin, chi diavolo riuscirà a fermarlo? Tre idioti? No di certo.
“È la fine,” dichiara Kagami, ma nessuno lo ascolta.
Sono le cinque del pomeriggio, quando le tre spie arrancano dietro la coppia, stanche di correre qua e là per il parco per non perderli di vista. Pregano sia l’ultimo giro che faranno, quando Kise aiuta Kuroko a salire sulla ruota panoramica.
“Presto, o li perdiamo!” esulta Satsuki, più felice per salire su quel trabiccolo infernale piuttosto che per lo spionaggio in sé. Né Kagami né Aomine possono dirle di no. Partono qualche cabina dopo quella di Kise e Kuroko, e la prima cosa che fanno quando la porta si chiude alle loro spalle è provare a capire se da lì si riesce a vedere qualcosa.
“Voi non guardate. Ci penso io,” esclama Kagami, deglutendo. Ma sperare che gli dessero retta era troppo persino per lui. Aomine e Momoi sono subito al suo fianco, e Kagami teme di vedere le loro mascelle dislocarsi e cadere quando, arrivati quasi al picco del giro, Kuroko e Kise si stanno scambiando più effusioni di quante avrebbero voluto vedere.
“Tetsu-kun e Ki-chan si stanno…”“… baciando. Oddio dovrò bruciargli la faccia per disinfettarlo.”
Ecco perché Kagami non voleva che vedessero.
E adesso che il danno è fatto, prevede tempi duri per Kise. Non che a lui importi, se Kuroko è felice è felice anche lui.
Non è certo che Aomine e Momoi la pensino allo stesso modo.
Sono le sette, quando Kise dà l’ultimo bacio a Kuroko, gentile ed educato sulla guancia. A Kagami sembra una benedizione per molteplici motivi, ma non è sicuro che i suoi due compagni la pensino allo stesso modo.
“Ki-chan e Tetsu-kun… non credo di essere pronta ad accettarlo.”“Non devi accettarlo affatto, Satsuki. Non permetterò a Kise di mettere le mani addosso a Tetsu un’altra volta. Difenderò la sua purezza con le unghie e con i denti, se sarà necessario.”Kagami non vuole davvero ricordargli che Kuroko probabilmente non è più puro da un pezzo, perché non se la sente di alimentare un fuoco che si spegnerà probabilmente tra una ventina d’anni. Si limita a guardare il cielo e sbattere le mani contro i fianchi, ringraziando il cielo che la giornata sia finalmente finita.
“Magari Kise si comporterà bene.”“Non conosci Kise quando lo conosciamo noi.”
Momoi annuisce, supportiva. “Ki-chan è una persona da non prendere sottogamba. Tetsu-kun va protetto.”
“Kuroko sa cavarsela da solo, credetemi.”
“Parli come se ne sapessi più di noi!”
No. Davvero non può reggere che parlino all’unisono, non adesso.
“Come volete voi. Adesso, se non vi dispiace, io vado a casa. Se arrivo dopo di lui, si insospettirà. Per cui fate i bravi e vedete di non dire niente a nessuno, non voglio restare chiuso fuori casa ed essere odiato per il resto della mia esistenza, d’accordo?”
I due sbuffano, ma non ci vuole tanto a far cambiar loro espressione. Un bacio sulle labbra e via, si mangia tutto il loro disappunto.
“A domani, idiota.”“Ti amiamo, Kagamin!”
La porta d’ingresso si chiude alle spalle di Kuroko esattamente dieci minuti dopo il suo ingresso. Per fortuna.
“Kagami-kun, sembri stanco.”“È stata una giornata terribile.”“Lo deve essere stata davvero, a giudicare dal tuo viso. Che è successo?”Kagami stringe le labbra. Perché dovrebbe interessargli? Dovrebbe essere lui a chiedergli come è andata - ma non gli interessa sapere i dettagli quando li conosce già. Non chiederà nulla. Non vuole sapere nulla. “Ho passato la giornata a impedire a un gatto di mangiarsi troppi topi.”
Kuroko lo guarda ma, grazie al cielo, non fa domande. Anche se c’è qualcosa nel suo viso che non lo convince per niente. Il ragazzo si sfila il cerchietto dalla testa, guardandolo con improvviso interesse.
“Sono certo che tu sia stato bravissimo, Kagami-kun. Ma non mi preoccuperei. I topi sanno badare a se stessi, sono più al sicuro, quando attorno a loro non c’è troppo chiasso.”
Kagami si spalma una mano in faccia, sperando che Kuroko lo interpreti come segno di stanchezza.
Perché palesemente si è accorto di tutto, e non sa che santo ringraziare per la volontà di Kuroko di non parlarne. Vuole solo morire. Almeno fino a domani.