CAPITOLO FINALE: Let’s Forget About It Let’s Go Forward – From Meaning To Intensity, il ventiseiesimo episodio di Mani!! I Love Holding Hands – It’s okay for me to be here!, 2016
L’uso delle mani è fondamentale per il funzionamento degli strumenti tecnologici contemporanei, quasi tutti attivati dal touch screen. Eppure, la mano che tocca, sposta e compone attraverso lo schermo è sempre più distante dall’oggetto che si dà in immagine. La mano contemporanea implementa la visione ma, per quanto provi a ingrandire l’oggetto desiderato congiungendo e allargando ripetutamente pollice e indice, questo le rimane distante. Che miri a un paesaggio (non percorso) o a un amante (non sfiorato), la mano non si appropria mai di ciò che tocca. Lo schermo è filtro, diaframma, barriera.
L’opera di Simone Monsi è una grande mano appariscente, un Golem di fotografie di tramonti – le stesse immagini colorate e sature che riempiono i profili Instagram dei moderni osservatori del cielo.
Come il Golem del mito, fatto di terra, la mano di Monsi si costituisce di materia povera, di quelle immagini che l’artista e filosofa Hito Steyerl, in The Wretched of the Screen (Sternberg Press, Berlino, 2012), ha definito poor images. È una mano esuberante, che con le sue dita e i suoi tentacoli supera lo schermo, trapassa il vetro e diviene oggetto. Nella sua nuova veste statuaria l’immagine del tramonto, da tempo ridotta perlopiù a uno sfondo inerte, ridiviene potente forma viva, che finalmente esce dallo schermo e tocca lo spazio.
[Testo estratto dal foglio di sala della mostra La veranda e il periscopio, Luogo_e, Bergamo 11 ottobre - 15 dicembre 2018]