«Mi inventavo da solo delle avventure e mi immaginavo una vita, per vivere almeno in qualche modo».
Fëdor Dostoevskij, Memorie del sottosuolo.

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«Mi inventavo da solo delle avventure e mi immaginavo una vita, per vivere almeno in qualche modo».
Fëdor Dostoevskij, Memorie del sottosuolo.
Innanzitutto mi sento tradita e sabotata, perché ieri quando la mamma dei bimbi è andata via, mi ha detto espressamente di preparare la pasta con fagioli frullati e pomodoro: l'ho fatta e tutti i bambini si sono rifiutati di mangiarla. Un assurdo spreco di cibo.
Seconda cosa: in questa casa non c'è neanche un prodotto per la pulizia (e si capiscono tante cose) ad accezione di un puzzolente spruzzino per i vetri. E adesso cosa metto nel secchio per passare lo straccio? Acqua calda e speranze disattese?!
Una mia fantasia è che una donna conosciuta on-line dopo averci parlato e aver un rapporto un po' più (personale) ma non troppo mi permettere di essere l'oggetto delle sue fantasie reali mettendomi al corrente delle sue avventure sessuali, la preparazione il vestiario il luogo il modo di incontrare e poi l'atto in sé si eccita nel sapere che io un quasi completo estraneo sono a conoscenza di ogni sua voglia e ogni sua fantasia il tutto con foto magari non spinte ma chiare del momento che sta vivendo o che si accinge a vivere
Il gioco può assumere aspetti eccitanti, confesso di averlo fatto in contesti particolari ma non con sconosciuti.
Mi sto preparando per uscire, i pensieri corrono veloci, al momento in cui sentirai i miei sospiri. Immagino la tua eccitazione, i movimenti delle tue mani, il desiderio che ti annebbia i riflessi.... Sento le sue vibrazioni sulla mia pelle
“Perché teniamo tanto alla esclusività del nostro nome, della nostra posizione, delle nostre acquisizioni? L’essere anonimi è forse degradante, l’essere sconosciuti forse spregevole? Perché diamo tanto la caccia a tutto ciò che è popolare, famoso? Perché non ci accontentiamo di essere noi stessi?”
" Scorro nella memoria tutto il mio passato e involontariamente mi chiedo: a che fine ho vissuto? Per che scopo sono nato?… Probabilmente uno scopo c’era e devo avere avuto un’alta destinazione, perché mi sento forze sconfinate nell’anima; ma non sono riuscito a scoprire questa destinazione, mi sono distratto con le lusinghe di passioni vuote e ingrate; dal loro crogiolo io sono uscito duro e freddo come l’acciaio, ma ho perso per sempre il fuoco delle nobili aspirazioni, il fiore migliore della vita. E da allora quante volte ho già recitato il ruolo dell’ascia nelle mani del destino! Come lo strumento del boia, io sono caduto sulla testa delle vittime predestinate, spesso senza cattiveria, sempre senza rimpianto…
Il mio amore non ha mai reso felice nessuno, perché non ho mai sacrificato nulla per coloro che ho amato; io amavo per me, per il mio proprio piacere; mi limitavo a soddisfare uno strano bisogno del cuore, inghiottivo avidamente i loro sentimenti, la loro tenerezza, le loro gioie e sofferenze: e non ne ero mai sazio. Così chi è sfinito dalla fame si addormenta stremato e vede in sogno cibi sontuosi e vini spumeggianti; divora con entusiasmo i doni aerei dell’immaginazione, e gli pare di stare meglio… ma non appena si sveglia, la visione scompare… restano la fame raddoppiata e la disperazione! Così, forse, domani io morirò!… e sulla terra non resterà nemmeno un essere che mi abbia veramente capito. Alcuni mi ritengono peggiore, altri migliore di quanto io non sia in realtà… Alcuni diranno: era un bravo ragazzo, altri: un farabutto!… E l’una e l’altra cosa saranno false. Dopo di questo vale forse la pena di vivere? Eppure si vive: per curiosità, nell’attesa di qualcosa di nuovo… È ridicolo e irritante! "
Michail Jur'evič Lermontov, Un eroe del nostro tempo, traduzione e introduzione di Pia Pera, Collana Oscar Classici n.635, Mondadori, 2009.
Nota: il testo fu pubblicato a puntate sulla rivista letteraria russa Отечественные записки (Otechestvennyua Zapiski, "Annali patrii") nel 1839 e l'anno seguente uscì in volume presso l'editore Iliya Glazunov.
“È il pazzo che è in noi ad obbligarci all'avventura; se ci abbandona, siamo perduti:
tutto dipende da lui.
Non si può essere insieme
normali e vivi.”
— Emil Cioran
Se perdi qualcuno, ma trovi te stesso, hai vinto.