Corre sopra le sabbie favolose
e il suo piede è leggero.
O pastore di lupi,
hai i denti della luce breve
che punge i nostri giorni.
Terrori, slanci,
rantolo di foreste,
quella mano
che spezza come nulla vecchie querci,
sei fatto a immagine del cuore.
E quando è l'ora molto buia,
il corpo allegro,
sei tu tra gli alberi incantati?
E mentre scoppio di brama
cambia il tempo, t'aggiri ombroso,
col mio passo mi fuggi.
Come una fonte nell'ombra, dormire!
Quando la mattina è ancora segreta
saresti accolta, anima,
da un'onda riposata.
Anima, non saprò mai calmarti?
Mai non vedrò nella notte del sangue?
Figlia indiscreta della noia,
memoria, memoria incessante,
le nuvole della tua polvere,
non c'è vento che se le porti via?
Gli occhi mi tornerebbero innocenti
vedrei la primavera eterna.
E, finalmente nuova,
o memoria, saresti onesta.