Senza cadere nel banale o nello squallido: il robottino che pulisce casa è forse il tramonto di uno degli ultimi grandi sogni rimasti dagli anni ’80: la signora delle pulizie che assomiglia a Edwige Fenech
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Senza cadere nel banale o nello squallido: il robottino che pulisce casa è forse il tramonto di uno degli ultimi grandi sogni rimasti dagli anni ’80: la signora delle pulizie che assomiglia a Edwige Fenech
À Rebours (Against Nature): the neurosis and the "elegant" seclusion/A ritroso (Controcorrente): la nevrosi e l’isolamento “elegante”
or how to enjoy the abyss with surrogates and paintings by Gustave Moreau/ o di come gustarsi il baratro con surrogati e quadri di Gustave Moreau
Joris-Karl Huysmans, in his À Rebours (Against nature, 1884) gives us a protagonist who today would probably be diagnosed with a lethal combo of avoidant personality disorder, obsessive-compulsive traits and a marked taste for post-decadent furniture. Mr. Des Esseintes, the last scion of a decaying noble lineage, decides that the world is too vulgar to be inhabited, and so he abandons it.
No, he does not become a barefoot hermit on top of a mountain. He rents a villa in Fontenay-aux-Roses, surrounds himself with exquisitely useless objects (a tortoise with a shell encrusted with precious stones, for starters) and begins his experiment in aesthetic and neurotic isolation.
Neurosis or noble affectation?
But are we sure he is really sick? Or is he just a hippie with more money and less sun?
According to the DSM-5, avoidant disorder manifests itself with a tendency to escape from social interactions for fear of judgment. Des Esseintes is not afraid: he despises.
“The sensitive universe no longer has any attraction,” writes Huysmans through him. No social phobia, no paralyzing anxiety: it is an aesthetics of rejection, a lucid and sophisticated nausea.
And yet, according to the research of Wilhelm Reich and Karen Horney, neurosis is often the construction of a false self in response to a world experienced as threatening. Des Esseintes builds a baroque self to avoid the banal, the commercial, the mediocre.
Is it neurosis or is it just that he has too much free time and too much Baudelaire in his head?
The laboratory of the useless
In his retreat, the protagonist does not live, he collects surrogate experiences. He does not travel: he reads tourist guides and drinks exotic liquors to imagine himself elsewhere. He does not eat: he elaborates absurd diets to "clean himself". He does not love: he takes pleasure in his own emotional impotence as if it were an aristocratic medal.
It is the triumph of simulation. As Baudrillard would say, Des Esseintes does not need reality, because he has replaced it with a more refined sign of unreality.
The grapes and the fox
So? Is it all an aesthetic game to mask failure? The comfort zone of the aimless dandy?
In part, yes. Des Esseintes is a man who has everything except a reason to live. And this, everything, as Viktor Frankl teaches us, can be a condemnation. Eccentricity is just a more elegant way to go mad.
But it would be too simple to reduce him to a “fox who can’t reach the grapes.” Des Esseintes had the grapes, squeezed them, and found them dull. He is someone who has tasted the world and found it stale.
Like post-capitalist nihilism, Backwards describes the soul of modern man even before modernity overwhelms him: an anticipation of the saturated boredom of those who have too much, too quickly, and nothing true to hold on to.
Does isolating yourself with style work?
No. It doesn’t last. In the end, Des Esseintes gets sick (like any organism deprived of vital stimuli), and returns to Paris.
Conclusion? Aesthetics don’t save: neurosis isn't standable, and elegance doesn’t protect. Eccentric isolation can offer moments of respite, but not healing.
As Foucault wrote, “Madness is the absolute truth of the subject who isolates himself.” But truth alone has never been enough to live.
Joris-Karl Huysmans, nel suo À Rebours (A ritroso, 1884), ci regala un protagonista che oggi verrebbe probabilmente diagnosticato con una combo letale di disturbo evitante di personalità, tratti ossessivo-compulsivi e un accentuato gusto per l’arredamento post-decadente. Il signor Des Esseintes, ultimo rampollo di una stirpe nobiliare in via di decomposizione, decide che il mondo è troppo volgare per essere abitato, e dunque lo abbandona.
No, non diventa un eremita scalzo in cima a una montagna. Affitta una villa a Fontenay-aux-Roses, si circonda di oggetti squisitamente inutili (una tartaruga con il carapace incrostato di pietre preziose, tanto per cominciare) e comincia il suo esperimento di isolamento estetico e nevrotico.
Nevrosi o vezzo nobiliare?
Ma siamo sicuri che sia davvero malato? O è solo un hippie con più soldi e meno sole?
Secondo il DSM-5, il disturbo evitante si manifesta con una tendenza alla fuga dalle interazioni sociali per paura del giudizio. Des Esseintes non ha paura: disprezza.
“L’universo sensibile non ha più attrattiva alcuna”, scrive Huysmans attraverso di lui. Nessuna fobia sociale, nessuna ansia paralizzante: è un’estetica del rifiuto, una nausea lucida e sofisticata. Eppure, secondo le ricerche di Wilhelm Reich e Karen Horney, la nevrosi è spesso la costruzione di un falso sé in risposta a un mondo vissuto come minaccioso. Des Esseintes costruisce un sé-barocco per evitare il banale, il commerciale, il mediocre.
È nevrosi o è solo che ha troppo tempo libero e troppo Baudelaire in testa?
Il laboratorio dell’inutile
Nel suo ritiro, il protagonista non vive, colleziona esperienze surrogate. Non viaggia: legge guide turistiche e beve liquori esotici per immaginarsi altrove. Non mangia: elabora diete assurde per "ripulirsi". Non ama: si compiace della propria impotenza affettiva come di una medaglia aristocratica.
È il trionfo della simulazione. Come direbbe Baudrillard, Des Esseintes non ha bisogno del reale, perché l’ha sostituito con un segno dell’irrealtà più raffinato.
L’uva e la volpe
E quindi? È tutto un gioco estetico per mascherare il fallimento? La zona di conforto del dandy senza scopo?
In parte sì. Des Esseintes è un uomo che ha tutto tranne una ragione per vivere. E questo tutto, come ci insegna Viktor Frankl, può essere una condanna. L’eccentricità è solo un modo più elegante per impazzire.
Ma sarebbe troppo semplice ridurlo a una “volpe che non arriva all’uva”. Des Esseintes l’uva l’ha avuta, l’ha spremuta e l’ha trovata insulsa. È uno che ha assaggiato il mondo e l’ha trovato stantio.
Come il nichilismo post-capitalista, A Ritroso descrive l’anima dell’uomo moderno prima ancora che la modernità lo travolga: un’anticipazione della noia saturata di chi ha troppo, troppo in fretta, e niente di vero a cui aggrapparsi.
Isolarsi con stile funziona?
No. Non dura. Alla fine Des Esseintes si ammala (come ogni organismo privato di stimoli vitali), e torna a Parigi.
Conclusione? L’estetica non salva: la nevrosi è insostenibile, l’eleganza non protegge. L’isolamento eccentrico può offrire momenti di tregua, ma non guarigione.
Come scrisse Foucault, “La follia è l’assoluta verità del soggetto che si isola”. Ma la verità, da sola, non è mai stata sufficiente per vivere.
Civitella del Tronto
L'unico e ultimo baluardo del Regno delle Due Sicilie rimasto al momento della proclamazione del Regno d'Italia era nella Civitella del Tronto che era il punto fortificato più a Nord del Regno di Napoli e delle Due Sicilie.
Prima di arrivare alla Fortezza di Civitella in caso di necessità si doveva combattere casa per casa a partire da Porta Napoli, motivo per cui le stradine sono in salita ma si snodano in angoli retti, passaggi stretti e a punta e le case erano strutturate come case-forti.
Tant'è che qui c'è la "ruetta", la via più stretta d'Italia.
La Fortezza di Civitella è una fortezza imprendibile, infatti non è mai stata presa con le armi, piuttosto si è arresa ai Savoia e in quell'occasione alcuni soldati vennero fucilati, tra i quali vi era il parroco del paese, mentre gli altri furono spediti nelle prigioni nel Nord Italia, ma pian piano si cominciò a favorire la loro fuga in massa verso l'estero, dando così via al fenomeno dell'emigrazione, contrapposto alla creazione del Regno d'Italia, trovando proprio all'estero quel "Nuovo Mondo" migliore che promettevano invece i Savoia con la realizzazione del Regno d'Italia.
Questa immensa disillusione dopo il Regno d'Italia porta, dopo un periodo solare che è stato il Romanticismo, all'affermarsi del Decadentismo perché la delusione è tanta e non c'è più speranza, tant'è che perfino Garibaldi decide di isolarsi andando a Caprera.
Venne fatto saltare solo il primo ingresso della Fortezza, causando povertà nel paese, così in un primo momento si pensò di trasformarla in un carcere, ma alla fine ogni progetto venne abbandonato rendendola di fatto una cava a cielo aperto per gli abitanti che lì cavavano i mattoni necessari per sistemare le proprie abitazioni.
Ma nel 1975 arrivano dei professori universitari che vogliono celebrare nella chiesa della Fortezza una messa ai caduti di Civitella e questo riaccende l'interesse per ristrutturare la Fortezza e farla rinascere!
Il terzo camminamento ha una parte coperta che veniva chiusa con dei portoni da sfondare su entrambi i lati rendendola una vera e propria trappola mortale perché i proiettili sparati dalle grate delle porte rimbalzando all'interno ferivano più soldati.
Si tratta di una Fortezza spagnola che è stata costruita con gli stessi criteri delle altre Fortezze spagnole, quindi con la presenza di cisterne d'acqua piovana, in particolare quella di Civitella presenta 5 grandi cisterne, tre delle quali situate sotto le piazze d'armi, una nella casa del governatore e l'altra nella parte più remota che doveva resistere all'assedio, Civitella del Tronto è stata assediata tre volte e la campana situata al suo interno è in onore ai caduti di tutti e tre gli assedi.
“Non puoi attraversare il mare se non hai le palle di vedere dalla barca la spiaggia mentre scompare”
Walter Sauer (1889-1927) - Eva
Usiamo parole di plastica, come “emozioni forti” o “il mio percorso di vita”. Se esce per andare in discoteca, so che mi addormenterò prima che lui rientri e lo accompagno con una specie di preghiera, «Signore, che stia bene e che si faccia onore.» Poi un piantarello e crollo sul cuscino. La mattina, inghiotte tutto il mio sperma e mi porta il caffè; che sia questo l'amore al tempo della tivù?
Vivere ardendo e non bruciarsi mai.
"No nos hacemos una idea del papel deprimente que juega la fealdad en las relaciones sociales. Por mi parte, yo siempre he notado que la fealdad de un tendero se destiñe y se extiende por toda su tienda, pues no es tan solo un objeto determinado lo que venimos a comprar en ese establecimiento; lo que hacemos, sin darnos cuenta, es intercambiar una impresión humana entre dos seres, uno de los cuales quiere engañar al otro, y que deben competir en inteligencia o en gracias físicas. Cuando el comprador entra en una tienda, no quiere encontrarse en presencia de rostros repugnantes. Si eso ocurre, concibe inmediatamente cierta desconfianza, y su ánimo se vuelve agresivo. Aunque le ofrezcan, a un precio extraordinariamente ventajoso, las mejores y más bellas mercancías, él discutirá con acrimonia la autenticidad, el valor y el precio del objeto, y la mayor parte de las veces se irá sin haber comprado nada. Al menos esta es una sensación que yo tengo, muy violenta, y que me parece perfectamente justa. Yo, a pesar de ser tan tímido, jamás he podido decidirme a coger un objeto de manos de una persona que no me inspirara ninguna emoción estética. Solo tomé uno, ¡ay!, para mi desgracia. Y fue mi mujer."
Octave Mirbeau Memoria de Georges el amargado