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Chiudiamo l’anno così
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"Lei mi ha ricordato perché sono qui, sono qui non per presentare costumi vistosi e mangiare prelibatezze, ma per morire di una morte cruenta mentre il pubblico incita il mio uccisore." ~Hunger Games _ The Hunger Games - ladrogatadilibri
Distretto Turistico di quadrante o di prodotto?
Leggo con favore che si sta riflettendo sul futuro del nostro Distretto Turistico dei Laghi Maggiore, d'Orta, di Mergozzo e Valli Ossola.
Qualche sintetica considerazione, avendo vissuto questa realtà come Presidente dal 2005 al 2017.
Una premessa: la realtà turistico-alberghiera del nostro territorio è così forte che difficilmente le scelte politico-amministrative potranno stravolgere una realtà fortunatamente consolidata e indipendente.
Ho avuto modo di ascoltare l'assessore regionale Paolo Bongioanni che come tutti gli "addetti ai lavori" sottolinea l'importanza dell'identità di prodotto che non dipende certamente da confini amministrativi.
Personalmente, per quello che può contare, concordo, anche "da tecnico", con questa visione, che peraltro non "limita" i confini ma li "amplia" anche in prospettiva interregionale ed internazionale.
Meglio impiegare tempo e risorse per sviluppare progetti ad esempio italo-svizzeri o interregionali (brand Lago Maggiore e i progetti transfrontalieri tra le Valli) o nuovi modelli di partnership pubblico-privato di area ampia (ma omogenea), che possono consolidare anche dal punto di vista economico l'ATL, piuttosto che mettersi a discutere di governance tra province, tanto più che nel caso dei prodotti turistici partiamo da super favoriti (per benedizione del buon Dio), mentre non altrettanta forza possiamo vantare a livello amministrativo, essendo comunque la provincia più piccola.
Abbiamo attrattori che rappresentano oltre il 50% del turismo internazionale regionale e che sono ben noti a tutti. Sviluppare l'integrazione tra prodotti presenti e consolidati sul territorio (laghi - montagna estiva ed invernale - giardini - MICE etc..), favorire la creazione e promo-commercializzazione delle esperienze con modalità in linea con i tempi, già di per sè richiede energie e risorse che in un'area più ampia di quadrante sarebbero a rischio "dispersione".
E' peraltro la stessa Legge Regionale 14-2016 (pur da attualizzare considerata la rapidità dei cambiamenti e in assenza di un auspicabile Testo Unico in materia di Turismo) a richiamare nell'art. 10 il criterio dell'"omogeneità".
Forse - invece di partire dal fondo o dai "desiderata" - la questione andrebbe affrontata dal "principio", chiedendosi: in quale misura l'aggregazione del Distretto Turistico in un'ottica di quadrante migliorerebbe l'omogeneità di una nuova e più ampia ATL?
I turisti si muovono sul territorio senza avere percezione o conoscenza dei confini amministrativi e continueranno a farlo sia che si tratti di un'unica ATL o di due distinte ATL che magari potenziano ulteriormente reciproca collaborazione e progetti comuni.
L'ATL che oggi già unisce le province di Novara (escluso il Lago d'Orta che appartiene al Distretto Turistico in quanto prodotto "lago"), Biella, Vercelli e Valsesia ha già prodotti turistici omogenei (città d'arte ed enogastronomia ad esempio), rapporti consolidati (pensiamo ad esempio ai legami storici ma anche economici e di seconde case tra Novara, Vercelli e la Valsesia) e collegamenti interessanti già in fase di valorizzazione (pensiamo ad esempio ai collegamenti tra alpe di Mera in Valsesia e Alpi Biellesi, con Bielmonte e l'Oasi Zegna).
A prescindere quindi dall'essere favorevoli o contrari a tale aggregazione (che come ho detto all'inizio non inciderà comunque sugli operatori), la fusione con il Distretto Turistico indebolirebbe dal punto di vista dell'omogeneità anche l'altra ATL, snaturando di fatto il già difficile processo di armonizzazione che la Regione Piemonte ha condotto in tutti questi anni a partire ancora dai tempi dell'Assessore Racchelli prima e Cirio poi.
Potrebbe rimanere ancora il dubbio dell'opportunità e della convenienza economica: già, ma per chi?
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Il vice Presidente dei senatori di Forza Italia e Coordinatore regionale toscano Sen. Massimo Mallegni: "Concerie, imprese usate come carne da macello, ora basta!" A qualche settimana dalla “bufera delle concerie” di Santa Croce l’unica cosa a cui nessuno pensa, tranne noi, sono le imprese usate come “Carne da macello”! Quando la politica è esercitata da persone che nella vita non si sono mai poste il problema di lavorare, e dare lavoro, accadono queste cose. Il Partito Democratico ha travolto il Paese e la Toscana in particolare, in modo preoccupante, un coacervo di azioni politiche e personali autoreferenziali tese soltanto alla propria sopravvivenza. Cambiano i suonatori ma la musica è sempre quella, anzi probabilmente peggiorata. La zona del Distretto Conciario è un fiore all’occhiello per l’intera economia nazionale. Le nostre imprese sono da sempre un riferimento per i grandi marchi della moda mondiale e vanno sostenute senza se e senza ma! Basta scaricare sulla testa dei nostri imprenditori responsabilità di anni di una politica “oppressiva e ricattatrice” che spesso chiede, e nulla restituisce. La cosa però che mi fa pensare è il motivo per cui dopo anni di oppressione e prese in giro quei cittadini hanno continuato a votare per gli stessi... Speriamo che stavolta qualcuno abbia aperto gli occhi. Sen. Massimo Mallegni vice Presidente dei senatori di Forza Italia e Coordinatore regionale toscano Read the full article