Tim Pile - foto con drone
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da: https://timpile.photo/portfolio-item/drone-shots/

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Tim Pile - foto con drone
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«Ho pensato che sarebbe stato divertente costruire un drone che ti inseguisse come un gioco.
Sono stato anche in grado di aggiungere il riconoscimento facciale e fargli attaccare solo qualcuno che sapeva chi fosse, poteva facilmente identificare la persona da una distanza di 10 metri», ha continuato il Wenus, che è arrivato al punto di scommettere che «nei prossimi anni vedremo una sorta di attacco terroristico utilizzando questo tipo di tecnologia. Ora hai ancora bisogno di alcune conoscenze tecniche per costruirlo, ma diventa sempre più facile».
Per la cronaca, il dispositivo utilizzato è un mini-drone Tello prodotto dalla cinese DJI, un piccolissimo quadricottero controllabile con il telefonino disponibile anche in Italia a poche decine di euro.
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Questa roba c'è già.
Ero in giro per motivi di necessità. Mi è venuto un dubbio. "Ce l'ho l'autocertificazione?". Ovviamente no. Autocertificazione dimenticata. Pare che si possa compilare il modulo anche davanti agli agenti e quindi nessun problema, sono rimasto calmo, a parte la musica del film "Lo squalo" nella testa, la delirante convinzione di essere braccato dai droni, il tarlo di una vita sul divano a mangiare schifezze che mi ha fatto scartare l'idea di seminare le guardie con un velleitario tentativo podistico.
— L’Ideota
“It’s simply amazing to be there and have a view of the entire city. You literally feel like on the top of the world “. by @sergey_louks #lakhtasky #skyline #skyscraper #observationdeck #lakhtapanorama #architecturelovers #architecturebest #tallbuildings #travel #droni #tower #explore #modernpetersburg #ambition #bestoflakhta #adventure #adventurelovers #travellovers #design #nature #lakhtalife #lifestyle #mycity #population #petersburgpopulation #views #bestviews #cityview #sunset #modern (at Saint Isaac's Cathedral) https://www.instagram.com/p/BwmskKWBzac/?utm_source=ig_tumblr_share&igshid=ruejtgkbms4
Torneremo tutti insieme verso vecchie ere
Ritorneremo a fare il fuoco tra macerie e riti
E nel cielo che volavano le sporche sfere
Droni smagnetizzati, vecchi detriti
Rancore - Specchio
Droni terrestri ucraini fermi: il fisco li tassa come auto elettriche
I droni terrestri ucraini, quelli che fino a poco tempo fa erano il fiore all'occhiello dell'esercito sul fronte, hanno smesso quasi del tutto di essere prodotti. E il motivo non è russo, non è un attacco né una carenza di materiali. È fiscale. Il fisco di Kiev ha deciso di tassarli come se fossero automobili elettriche, e questo ha fatto crollare gli ordini. Una vicenda paradossale, che mostra bene quanto la burocrazia faccia fatica a stare al passo con la guerra. Dopo quattro anni di conflitto, dall'invasione russa in poi, l'Ucraina ha puntato moltissimo sui sistemi autonomi. È diventata, di fatto, il Paese che li ha adottati più in fretta in combattimento. Attorno a questa scelta è cresciuta una vera industria militare nazionale, e uno dei suoi pilastri sono proprio i veicoli terrestri senza pilota, gli UGV. Servono ad attaccare le posizioni russe senza esporre i soldati, trasportano munizioni, evacuano i feriti. E costano poco. Solo tra gennaio e marzo sono stati impiegati in oltre 22.000 missioni. Poi, di colpo, la produzione si è fermata. L'IVA al 20% e l'errore di classificazione Il punto è che si tratta di una tecnologia talmente nuova da non avere una categoria precisa negli standard commerciali europei. Così, in mancanza di meglio, in Ucraina questi mezzi erano stati classificati insieme alle auto elettriche. E qui sta il guaio. Dal 2018 i veicoli a zero emissioni erano esenti da IVA, allo stesso modo di altri equipaggiamenti e mezzi militari previsti dalla legge marziale. Tutto filava liscio, nessuna differenza di trattamento. Il problema è arrivato con il 2026. Dal primo gennaio le auto elettriche sono passate a essere tassate con un'IVA al 20%, esattamente come tutte le altre vetture. Una cosa che, evidentemente, nessuno aveva messo in conto nel bilancio militare. Solo che qui il cliente è l'esercito stesso, e il risultato è che ha smesso di comprare droni terrestri a migliaia. Un colpo durissimo per un comparto in cui erano spuntate decine e decine di aziende. Secondo Ihor Fedirko, direttore esecutivo del Consiglio ucraino per l'industria della difesa, senza l'IVA al 20% l'esercito avrebbe potuto acquistare circa 5.000 droni terrestri nel primo semestre. Per i produttori si è aperta una voragine: contratti congelati per mesi, produzione da ricalibrare per restare a galla, e diverse aziende importanti che hanno rischiato la bancarotta. In poco più di quattro anni questo settore era cresciuto parecchio: oltre 280 imprese coinvolte e circa 550 tipi di droni in commercio. Una legge che corre contro il tempo La cura è semplice sulla carta: togliere l'IVA ai droni terrestri. Ma per farlo serve una normativa che definisca una nuova categoria, e ci si sta lavorando di corsa. Il disegno di legge è stato presentato il 19 maggio e verrà discusso nelle settimane successive. Anche se passasse in tempi record, però, il danno è già fatto: dalla Difesa stimano che ci vorranno mesi per rimettere in moto la produzione. Almeno due, secondo Fedirko. Eppure l'Ucraina di questi UGV ha ancora un disperato bisogno. La Difesa punta ad acquistarne circa 50.000 entro la fine dell'anno. Il prezzo di un drone terrestre oscilla tra i 4.500 e i 90.000 euro circa per unità, ed è fondamentale che siano esentati dalla tassa. Come spiega lo stesso Fedirko, parliamo di un risparmio compreso tra otto e dieci miliardi di grivnie, qualcosa come 180 o 225 milioni di euro. Resta una domanda. Se questi mezzi sono così cruciali per il fronte e per l'industria, perché tanto ritardo? Perché non intervenire prima dell'entrata in vigore del 20% sulle elettriche? La risposta, secondo i responsabili del settore, sta nel fatto che si tratta di una tecnologia troppo nuova: i legislatori faticano persino a definirla, anche perché le norme europee su cui l'Ucraina si basa non prevedono specifiche chiare per gli UGV. I ritardi, intanto, non pesano solo sui bilanci. Pesano sul campo, perché significano restare senza mezzi essenziali alla strategia militare di terra. "Per l'Ucraina, sei mesi sono un'eternità". Quasi un'ironia: il fronte popolato di sofisticati veicoli autonomi, senza nessuno al volante, mentre il governo continuava a trattarli come comuni auto elettriche. Fonte originale: Ucrania se ha quedado sin sus drones estrella: Hacienda los está ahogando a impuestos porque cree que son coches eléctricos Read the full article
Una tecnologia che “vede” sotto le foreste sta cambiando l’archeologia 🌍 Con LidArc, migliaia di siti nascosti emergono dal passato: è l’inizio di una nuova storia dei paesaggi. #Archeologia #LiDAR #Innovazione #Scoperte #Toscana #RemoteSensing #Cultura #Storia #AI #Ricerca #UniSiena ➡️ Articolo completo su Storie & Archeostorie: https://wp.me/p7tSpZ-cKv
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La porta del cielo cinese: il futuro delle guerre spaziali o solo fantascienza?
Se pensavate che le portaerei fossero roba da mari e oceani, la Cina ha appena alzato l’asticella — anzi, l’ha portata in orbita. Di recente, un video diffuso dalla televisione di Stato cinese ha fatto scattare campanelli d’allarme e curiosità in egual misura tra gli osservatori internazionali. Al centro dell’attenzione c’è il Luan Niao, una specie di portaerei orbitale, un colosso spaziale che promette di rivoluzionare il modo di fare guerra nel XXI secolo. Immaginate una “nave madre” che non naviga sull’acqua, ma solca i confini dello spazio vicino, capace di lanciare droni da combattimento e missili iper-balistici direttamente dall’orbita terrestre. Le dimensioni? Da capogiro: circa 250 metri di lunghezza e un’apertura alare che supera i 680 metri, con un peso stimato intorno alle 120.000 tonnellate. Per darvi un’idea, è letteralmente un mostro più grande di qualsiasi portaerei esistente oggi, eppure non è un’imbarcazione tradizionale, ma un veicolo spaziale pensato per dominare lo spazio vicino. A bordo, questa “bestia” potrebbe ospitare fino a 88 droni autonomi, chiamati Xuan Nu. Questi non sono i soliti droni che si vedono in azione, ma velivoli di sesta generazione, ancora in fase concettuale, progettati per operare negli strati più alti della stratosfera. Insomma, la Cina sta giocando a una partita che mescola aerospazio e militare in un modo che nessuno ha mai osato prima. Il progetto “South Heaven Gate”: tra sogno e realtà tecnologica Va detto subito: il progetto non è una novità assoluta. Il concetto del Luan Niao circola da oltre un decennio, ma è stato rilanciato con nuovi render tridimensionali che hanno riacceso l’entusiasmo e il dibattito, soprattutto online in Cina. Qui, alcuni utenti si sono spinti a immaginare una futura flotta di portaerei orbitanti, pronte a controllare il pianeta da un’altezza inaccessibile alla maggior parte delle tecnologie difensive attuali. Questo ambizioso piano rientra nel più ampio “South Heaven Gate Project”, un’iniziativa che unisce ambizioni militari, aerospaziali e industriali. L’obiettivo? Creare una piattaforma che possa operare al di sopra delle condizioni atmosferiche terrestri, quindi immune a tempeste, condizioni meteo avverse e, soprattutto, a molti sistemi di difesa anti-missile. Eppure, non è tutto oro quello che luccica. Il più grande ostacolo resta la questione dell’energia: mettere in orbita un colosso di 120.000 tonnellate richiede un quantitativo immenso di carburante e tecnologia di lancio che oggi è ancora fuori dalla nostra portata. Inoltre, c’è il rischio concreto che tempeste solari o altre condizioni spaziali estreme possano compromettere la missione o danneggiare la struttura, un dettaglio che nessuno può sottovalutare. Cosa significa tutto questo per il futuro della guerra e dello spazio? Se il progetto andasse in porto, cambierebbe radicalmente le regole del gioco. Una portaerei orbitale potrebbe garantire una capacità di proiezione di forza senza precedenti, con droni e missili iper-ballistici lanciati da un punto praticamente inaccessibile e invisibile alle tecnologie di difesa convenzionali. Per la prima volta, la supremazia militare potrebbe spostarsi dallo spazio terrestre al cosmo vicino, aprendo un nuovo fronte di competizione tecnologica e geopolitica. Non è un caso che questo argomento abbia acceso il dibattito in tutto il mondo, tra chi vede in questa innovazione un salto tecnologico epocale e chi teme un’escalation pericolosa di militarizzazione dello spazio. Quel che è certo è che la “porta del cielo” cinese, per quanto ancora in fase concettuale, è qualcosa da tenere d’occhio — perché potrebbe davvero segnare l’inizio di una nuova era, dove la guerra si combatte sopra le nuvole, a centinaia di chilometri dalla Terra. In definitiva, più che un semplice sogno di fantascienza, il Luan Niao rappresenta un ambizioso tentativo di fondere tecnologia spaziale e potenza militare. E anche se siamo ancora lontani da una sua realizzazione concreta, il fatto che la Cina stia investendo risorse e immaginazione in questa direzione racconta molto sulle sfide e le tensioni che ci aspettano nei prossimi decenni. Read the full article