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Più che un summit è una fiera?

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(via IL VERTICE DEI MILIARDARI)
Più che un summit è una fiera?
Argotec inaugura una nuova factory in Florida da 25 milioni: l’Italia entra nel cuore della Space Coast e punta al mercato globale dei satelliti.
EXPRIVIA. APPROVATO BILANCIO 2025, RICAVI PROFORMA A 354 MILIONI DI EURO, UTILE NETTO SALE A 15 MILIONI (+14%). BENE AEROSPAZIO, PA E MERCATI INTERNAZIONALI
EXPRIVIA APPROVA IL BILANCIO 2025: RICAVI PROFORMA A 354 MILIONI DI EURO,UTILE NETTO +14% SALE A 15 MILIONI CON IL CONSOLIDAMENTO DI PRESENT, IL GRUPPO ICT ACCELERA LA CRESCITA. BENE AEROSPAZIO, PA E MERCATI INTERNAZIONALI Molfetta, 24 marzo 2026 – Il Consiglio di Amministrazione di Exprivia S.p.A. – gruppo internazionale specializzato in Information and Communication Technology che quest’anno…
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Leonardo acquisisce la divisione difesa di Iveco
L'Unione Europea approva l'acquisizione della divisione Difesa di Iveco da parte di Leonardo. L'Unione Europea ha dato il via libera ufficiale all'acquisizione della divisione Difesa di Iveco Group da parte del gruppo italiano dell'aerospazio e della sicurezza Leonardo. L'operazione, valutata 1,7 miliardi di euro (circa 1,96 miliardi di dollari), era stata originariamente concordata nel mese di luglio. Le due aziende avevano poi notificato formalmente l'accordo all'autorità antitrust dell'UE nel mese di febbraio per i necessari controlli.
I dettagli dell'accordo e i marchi coinvolti
L'acquisizione include il passaggio sotto il controllo di Leonardo dei marchi IDV (Iveco Defence Vehicles) e Astra. Queste due realtà sono specializzate nella progettazione e produzione di una vasta gamma di mezzi terrestri, che includono veicoli militari blindati, mezzi cingolati e ruotati, oltre a camion tattici pesanti per la logistica. I veicoli prodotti da IDV e Astra sono attualmente venduti in tutto lo Spazio Economico Europeo (SEE), in Brasile e negli Stati Uniti.
Per Leonardo, tradizionalmente focalizzata su elicotteri, aeronautica ed elettronica avanzata, questa acquisizione rappresenta un consolidamento diretto nel settore dei veicoli terrestri. Le due aziende lavorano già insieme da decenni attraverso la joint venture CIO (Consorzio Iveco-Oto Melara), responsabile della produzione di mezzi corazzati per l'Esercito Italiano come il Centauro e il Dardo.
Militari olandesi posano accanto al veicolo militare Iveco Manticore. Le valutazioni della Commissione Europea
La Commissione Europea ha approvato l'operazione dichiarando che l'accordo non solleva alcuna preoccupazione in merito alle normative antitrust. L'indagine di Bruxelles si è concentrata principalmente sull'impatto che la transazione avrebbe avuto in Italia, confermando che gli effetti sulla concorrenza nei mercati in cui le due società operano saranno limitati.
Nello specifico, la Commissione ha rilevato che Leonardo non vende i propri sottosistemi a IDV e Astra in Italia. Inoltre, le aziende rivali continueranno ad avere percorsi alternativi e canali di mercato aperti per vendere i propri sistemi militari al di fuori del territorio italiano, garantendo così un ambiente di mercato equilibrato.
Il contesto strategico europeo
"Questa approvazione è un altro esempio di come la Commissione approvi rapidamente transazioni che supportano il settore della difesa dell'UE senza danneggiare la concorrenza in Europa", ha dichiarato la Commissione in una nota rilasciata martedì.
L'operazione si inserisce in un quadro più ampio di riorganizzazione e consolidamento dell'industria della difesa europea. Per Leonardo, l'acquisizione è un passo per rafforzare la propria posizione competitiva a livello internazionale nella difesa terrestre. Per Iveco Group, la vendita della divisione militare permette di incassare capitali importanti da reinvestire nel proprio core business civile, accelerando la transizione verso veicoli commerciali e autobus a zero emissioni.
“Questo articolo ha beneficiato dell’assistenza di Gemini, un modello linguistico AI”
La porta del cielo cinese: il futuro delle guerre spaziali o solo fantascienza?
Se pensavate che le portaerei fossero roba da mari e oceani, la Cina ha appena alzato l’asticella — anzi, l’ha portata in orbita. Di recente, un video diffuso dalla televisione di Stato cinese ha fatto scattare campanelli d’allarme e curiosità in egual misura tra gli osservatori internazionali. Al centro dell’attenzione c’è il Luan Niao, una specie di portaerei orbitale, un colosso spaziale che promette di rivoluzionare il modo di fare guerra nel XXI secolo. Immaginate una “nave madre” che non naviga sull’acqua, ma solca i confini dello spazio vicino, capace di lanciare droni da combattimento e missili iper-balistici direttamente dall’orbita terrestre. Le dimensioni? Da capogiro: circa 250 metri di lunghezza e un’apertura alare che supera i 680 metri, con un peso stimato intorno alle 120.000 tonnellate. Per darvi un’idea, è letteralmente un mostro più grande di qualsiasi portaerei esistente oggi, eppure non è un’imbarcazione tradizionale, ma un veicolo spaziale pensato per dominare lo spazio vicino. A bordo, questa “bestia” potrebbe ospitare fino a 88 droni autonomi, chiamati Xuan Nu. Questi non sono i soliti droni che si vedono in azione, ma velivoli di sesta generazione, ancora in fase concettuale, progettati per operare negli strati più alti della stratosfera. Insomma, la Cina sta giocando a una partita che mescola aerospazio e militare in un modo che nessuno ha mai osato prima. Il progetto “South Heaven Gate”: tra sogno e realtà tecnologica Va detto subito: il progetto non è una novità assoluta. Il concetto del Luan Niao circola da oltre un decennio, ma è stato rilanciato con nuovi render tridimensionali che hanno riacceso l’entusiasmo e il dibattito, soprattutto online in Cina. Qui, alcuni utenti si sono spinti a immaginare una futura flotta di portaerei orbitanti, pronte a controllare il pianeta da un’altezza inaccessibile alla maggior parte delle tecnologie difensive attuali. Questo ambizioso piano rientra nel più ampio “South Heaven Gate Project”, un’iniziativa che unisce ambizioni militari, aerospaziali e industriali. L’obiettivo? Creare una piattaforma che possa operare al di sopra delle condizioni atmosferiche terrestri, quindi immune a tempeste, condizioni meteo avverse e, soprattutto, a molti sistemi di difesa anti-missile. Eppure, non è tutto oro quello che luccica. Il più grande ostacolo resta la questione dell’energia: mettere in orbita un colosso di 120.000 tonnellate richiede un quantitativo immenso di carburante e tecnologia di lancio che oggi è ancora fuori dalla nostra portata. Inoltre, c’è il rischio concreto che tempeste solari o altre condizioni spaziali estreme possano compromettere la missione o danneggiare la struttura, un dettaglio che nessuno può sottovalutare. Cosa significa tutto questo per il futuro della guerra e dello spazio? Se il progetto andasse in porto, cambierebbe radicalmente le regole del gioco. Una portaerei orbitale potrebbe garantire una capacità di proiezione di forza senza precedenti, con droni e missili iper-ballistici lanciati da un punto praticamente inaccessibile e invisibile alle tecnologie di difesa convenzionali. Per la prima volta, la supremazia militare potrebbe spostarsi dallo spazio terrestre al cosmo vicino, aprendo un nuovo fronte di competizione tecnologica e geopolitica. Non è un caso che questo argomento abbia acceso il dibattito in tutto il mondo, tra chi vede in questa innovazione un salto tecnologico epocale e chi teme un’escalation pericolosa di militarizzazione dello spazio. Quel che è certo è che la “porta del cielo” cinese, per quanto ancora in fase concettuale, è qualcosa da tenere d’occhio — perché potrebbe davvero segnare l’inizio di una nuova era, dove la guerra si combatte sopra le nuvole, a centinaia di chilometri dalla Terra. In definitiva, più che un semplice sogno di fantascienza, il Luan Niao rappresenta un ambizioso tentativo di fondere tecnologia spaziale e potenza militare. E anche se siamo ancora lontani da una sua realizzazione concreta, il fatto che la Cina stia investendo risorse e immaginazione in questa direzione racconta molto sulle sfide e le tensioni che ci aspettano nei prossimi decenni. Read the full article
Von der Leyen lancia RESourceEU
L'UE dichiara indipendenza dalla Cina. La Commissione Europea corre ai ripari dopo le nuove restrizioni di Pechino. Un piano ambizioso basato su riciclo, nuove alleanze e produzione interna per assicurare all'Europa litio, cobalto e terre rare, vitali per l'industria verde e digitale.
L'Unione Europea si prepara a una mossa strategica per blindare la propria economia. La presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, ha annunciato il lancio di RESourceEU, un piano nato per tagliare la critica dipendenza dell'Europa dalla Cina per la fornitura di terre rare e materiali strategici.
La scintilla che ha reso il piano non più rimandabile è arrivata da Pechino, che ha imposto nuove restrizioni sull'esportazione di questi elementi, fondamentali per produrre qualsiasi cosa, dai chip per smartphone alle batterie per auto elettriche.
Intervenendo al Berlin Global Dialogue, von der Leyen ha parlato di una "chiara accelerazione" nell'uso delle interdipendenze economiche come armi di pressione geopolitica. L'obiettivo di RESourceEU è quindi netto: "mettere in sicurezza le catene di approvvigionamento europee" e garantire l'autonomia industriale del continente.
Il modello: da REPowerEU a RESourceEU
Il progetto ricalca l'esperienza di REPowerEU, il massiccio piano da 225 miliardi di euro lanciato nel 2022 per liberare l'Europa dalla dipendenza del gas russo dopo l'invasione dell'Ucraina.
Se allora la crisi era energetica, oggi è industriale. L'attenzione si sposta sui materiali indispensabili per la doppia transizione, verde e digitale: litio, nichel, cobalto e terre rare.
La strategia europea in tre pilastri
Secondo quanto spiegato da von der Leyen, il nuovo piano si muoverà su tre direttrici principali per costruire un ecosistema resiliente:
- Economia Circolare (Riciclo) Potenziamento massimo del recupero e del riciclo delle risorse già contenute nei prodotti in disuso presenti sul territorio europeo. - Accordi Strategici (Diversificazione) Costruzione di nuove partnership per diversificare le fonti di approvvigionamento. L'UE sta già dialogando con Paesi come Ucraina, Australia, Canada, Kazakistan, Uzbekistan, Cile e Groenlandia. - Capacità Interna (Raffinazione) Rafforzare la capacità industriale interna di raffinazione dei materiali grezzi, un'attività che oggi è quasi totalmente concentrata in Asia. Dialogo e difesa
Bruxelles non esclude di utilizzare gli strumenti di difesa commerciale, come l'Anti-Coercion Instrument (strumento anti-coercizione), per rispondere a pratiche ritenute ostili. Tuttavia, la presidente ha sottolineato la volontà di mantenere aperto il dialogo con la Cina per affrontare il tema delle restrizioni nei prossimi incontri bilaterali.
"L'Europa non può ripetere gli errori commessi con l'energia," ha concluso von der Leyen. "Abbiamo imparato la lezione". RESourceEU è la risposta di Bruxelles per garantire all'industria europea, dalla mobilità elettrica all'aerospazio, una base solida per il futuro.
“Questo articolo ha beneficiato dell’assistenza di Gemini, un modello linguistico AI”
Venti aziende piemontesi parteciperanno a MECSPE Bari 2025, fiera dell’innovazione manifatturiera dedicata a formazione, tecnologie e sostenibilità.
ALLUMINIO BEYOND: New Quantum Bio Transition