Piove, piove a catinelle, piove a dirotto, grandina, diluvia, e le nostre città sembrano sempre più inadeguate a fronteggiare ogni tipo di fenomeno naturale.
Ogni pioggia viene percepita come un'emergenza climatica.
Il sistema fognario pluviale non riesce più a fare fronte alla quantità di acqua riversata sulle nostre strade asfaltate.
Ormai non basta più tenere pulite le "saittelle", le caditoie.
Questo, però, non toglie responsabilità agli amministratori locali.
In queste terre si è costruito troppo e in modo dissennato. Non c'è stata alcuna pianificazione urbanistica.
Per perseguire gli interessi privati di pochi si sono concesse licenze di costruzione su licenze di costruzione senza tenere conto delle trasformazioni ambientali, sociali e culturali che ne derivavano.
Prima o poi tutti questi sedicenti verdi che proliferano nelle liste locali dovranno rendersi conto che la natura va assecondata, non combattuta. Non si può andare oltre il limite di sopportazione delle terre e dei fiumi. C’è bisogno di terreno che assorba la pioggia e la trasformi in vita. E invece non facciamo altro che mettere cemento su cemento, togliendo spazio agli alberi ed ossigeno a noi stessi ed alle future generazioni. E poi ci meravigliamo delle strade allagate e dei fiumi che straripano.
La cementificazione selvaggia e la mancanza di aree verdi favoriscono il surriscaldamento del pianeta; il surriscaldamento causa lo scioglimento dei ghiacciai, lo sconvolgimento delle correnti marine e la tropicalizzazione del Mediterraneo che sta stravolgendo il nostro clima e provocando precipitazioni violente e abbondanti. Un maledetto cane che si morde la coda.
Cade a pennello il proverbio dialettale che ci ricorda che "Chi sputa 'ncielo 'nfaccia le torna"...
Magari sarebbe il caso di spostarsi di lato e cambiare direzione.