Ribellarsi. Quante volte ce lo siamo detti, davanti allo specchio, con quella faccia da Che Guevara appena sveglio. Mi devo ribellare, così non si può più andare avanti. E poi? Poi niente. Caffè, lavoro, divano. Rivoluzione rimandata a data da destinarsi.
Non so se la mia neurodivergenza c'entri qualcosa, ma per gran parte della vita la mia ribellione è miseramente fallita. Conformarsi è più semplice. Annuisci, sorridi, e intanto dentro ti si spegne qualcosa.
Però nella vita, prima o poi, bisogna disobbedire.
Qualche mese fa postai la foto di quel mio piccolo atto sovversivo: entrai alla Conad con la borsa dell'Esselunga. Una piccola eresia. Voi mi capite.
Ma oggi oso di più.
Oggi entrerò alla LIDL spingendo il carrello della vicina Esselunga.
Ruote diverse, cigolio più sonoro, più metallico. Mica quel rumore plasticoso, ortodosso, omologato, da carrello di partito. Sarà un po' come guidare una Ferrari in mezzo a tante berline tedesche, tutte uguali, tutte con la stessa faccia da "ho la coscienza pulita perché compro bio".
Resta solo il dilemma esistenziale: borsa dell'Esselunga, classica, da rivoluzionario di centro? Oppure, Dio santo quanto sono lanciato stamattina, oso le buste dell'EuroSpin?
Tra la spesa intelligente, la buona spesa Italia e i prezzi corti, alla fine sceglierò la mia personalissima linea.
Si chiama "Rino anch'io".
Perché il comunismo del carrello unico, della tessera fedeltà che ti scheda come ai tempi di Stalin, lo combatti così. Non con i cortei. Con un cigolio fuori posto al reparto detersivi.
Pugno chiuso, scontrino lungo.














