Giacché dimentico sempre di farmi i fatti miei su FB, ho commentato un post dell’ANSA su Gina Carano dicendo che il frignare sulla libertà d’espressione censurata non ha senso dato che se sbandieri l’inutilità delle mascherine e la frode presunta elettorale siamo ancora nell’ambito del “cazzitua” (anche se sei una persona discutibile) ma forse paragonare la situazione statunitense all’olocausto (tra l’altro con una delicatezza da ex lottatrice di MMA) è pelo pelo più grave e quindi l’azienda per cui lavori ha il diritto di lasciarti andare per la tua strada. Un simpaticone stasera mi ha commentato sotto una perla del tipo “ah ma allora se un’azienda cattolica integralista licenzia un dipendente gay o un ateo allora non va bene?” E io gli ho giustamente detto che la sua era una provocazione gratuita ed infondata, dato che essere negazionisti/filonazisti (che è uguale a trumpiani) o suggerire che la mascherina sia inutile sbandierandolo in pubblico non è proprio la stessa cosa che essere omosessuali o atei. Per tutta risposta prima ha commentato che non avevo letto i tweet della Carano e lui invece si, gne gne, e poi m’ha detto “ah ma ho visto il tuo profilo, ho capito che con te non ha senso discutere”. Parentesi: il mio profilo FB è privato, ci si vedono due o tre cazzate per anno. Giustamente gli ho risposto che quello era esattamente il livello che mi aspettavo dalla conversazione e dopo un commento piccato “io non converso con quelli come te” ed essersi beccato il mio “bravo, vai” ha rimosso tutti i commenti dal post. E questo ci insegna anche oggi che bisogna evitare i post pubblici FB come la peste.















