La realizzazione della generosità che ho dentro mi attraversa in certi picchi burrascosi: l’accolgo con sgomento, mi riscopro milioni di volte più pronta, più dolce, più indifesa. Costantemente in una discussione aperta.
Ho regalato via un’altra notte, aspettandomi indietro un nuovo giorno di vetro opaco. Invece trasparenza chiama trasparenza, e lo specchio si è fatto sempre più luminoso, più celere nel rispondere rimandandomi un volto che, per inciso, riconosco mio, ma mi sconvolge.
Non sapevo di poter essere così.
In questa luce assonnata apro le danze aspettando i tempi del mondo reale seduta sulla poltroncina comoda nell’ombelico del mondo, in un bar di passaggio al centro del fermento universitario, e mi sento a casa mia. Con questi raggi attraverso i barlumi dell’umanità variegata che in quel crocevia si cede il passo a vicenda, e partecipo di mondi tanto altri, osservo come fossi dentro; sono dentro come se ce li avessi anche io dentro, quei modi. Non è così, ma è bellissimo. Abbagliante.
In modo analogo, qualche momento più tardi mi trovo a tenere banco ad una conversazione goliardica con un vecchietto qualunque, tra risate qualunque, che mi racconta la storia qualunque di se’ e della sua figlia qualunque. “Signurì, a voi non vi ci vedo proprio a fare le psicologhe”, così si avvia, ma quando poi se ne va sostiene il contrario. Ma io che parlo, io che dirigo, io che rispondo: questa è la cifra magica dello scambio. Io che posso essere normale, e più che normale, contemporaneamente.
“Ora devo andare, devo passare a prendere mia figlia, insegna a scuola, in provincia”
“Ma quella scuola lì? Come si chiama sua figlia? Incredibile, è stata mia insegnante”. Il mondo è così piccolo e così divertente, ai miei occhi di oggi.
E dopo ancora camminare per le strade di una Napoli diversa, triangolandola in questa impalcatura di specchi magica, nuova, miracolosa. Non ho paura di provare, non ho paura di parlare, non ho paura di scoprire gli occhi, e il venditore di libri occhi di ghiaccio potrebbe essere chiunque, ma non importa, posso lasciare qualcosa, posso lasciare che mi lasci qualsiasi cosa. Possiamo mettere in comune tutto, non importa.
Me ne vado tranquilla, come non sono mai stata. Racconto a mio padre, come non ho mai potuto. Ho un potere tra le mani che sfrigola in onde azzurrine e dense, concrete, evidenti.
E’ una generosità che era solo in potenza. E’ una versione di me che può fare qualsiasi cosa.
Come mi è successo di smettere d’aver paura?