Due parole per rompere il silenzio.
È assurdo come il corso degli eventi ti cambi ed è affascinante come il nostro corpo è lo specchio di come ci sentiamo dentro, dove nessuno sa cosa succede.
Anche il mio lo è. Per molto tempo ho pensato fosse solo il mio "involucro", che non mi rappresentasse perché sono molto di più della carne e delle ossa che racchiudono le bellissime tragedie del mio cuore e della mia mente. Non fraintendete. Non penso affatto che il mio aspetto mi definisca, ma tradisce i nostri sentimenti. I miei capelli, ad esempio, l'hanno fatto. I miei ricci hanno detto "basta, noi ci siamo stancati. Cediamo alla forza di gravità", hanno fatto le valigie e sono andati via. Pian piano ho perso il controllo della mia vita e del mio corpo ed è iniziata l'anarchia. Ho smesso di reagire a ciò che succedeva perché ero esausta e ho iniziato a sopportare, o meglio ad accumulare. Ho accumulato le parole di tutte le frasi che mi sono state rivolte direttamente e non e, alla fine, mi sono frantumata in mille pezzi. Mi sono frantumata in mille pezzi all' improvviso. Che poi...all'improvviso. Mica succede all' improvviso! Ci sono segnali che ignoriamo, noi andiamo avanti e poi pouf. Diventa evidente. Mi sono frantumata in mille pezzi e, come un vaso ricomposto, ne porto segni e cicatrici. La sofferenza è dolorosa e ci cambia, ma noi possiamo darle un significato. Ad esempio, possiamo smettere di dire che la gente è cattiva perché noi siamo la gente. Abbiamo sempre avuto parole gentili per gli altri? Chiediamocelo. Sono sicura che la risposta sia "no" per tutti. Allora, cominciate a smettere di lamentarvi, poi continuate facendo l'auto analisi delle vostre azioni e scegliete le parole giuste. Sì, voi. Fatelo voi. Io ho imparato.
Aggiungo: se il dolore vi ha reso cattivi come le persone che vi hanno fatto soffrire, avete sprecato un' occasione per crescere ed essere persone migliori.














