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Siamo gioventù bruciata,è vero,ma in fondo i campi bruciati diventano più fertili di altri.
Salti?
Oggi è il 20 febbraio. Questo vuol dire che fra una settimana è marzo. A marzo ci sono le gite, le vacanze di Pasqua. Ed è già finito. Poi ci sarà Aprile (sono un genio eh ahahah), e poi maggio e infine giugno. Giugno. Siamo veramente così vicini? 3 mesi e sarà veramente giugno. Ma il 10 giugno quest'anno sarà una data diversa, una data speciale. Sarà la fine di un percorso e l'inizio di un altro. Sarà la vera fine dell'adolescenza. Il 10 giugno ci troveremo tutti magicamente più grandi, così, all'improvviso. Dopo il 10 giugno saremo soli. Soli verso il mondo. Dovremmo essere pronti a crescere, a fare il grande salto nel vuoto. E io che ho sempre sognato questo maledetto 10 giugno, adesso mi fa paura. E la mia non è la paura della tanto temuta maturità (anche se parliamoci chiaro, un po’ di cagarella ce l'ho). È la paura di ciò che verrà. Dopo non avrò la certezza di cosa farò. Mi troverò nel mondo vero. Mi troverò a lottare per entrare in facoltà. Non so neanche in quale città potrò concludere il mio percorso di studi. Non so niente, e io che ho sempre voluto programmare tutto. Ho paura di quello che sarà. Ho paura di non poter più avere la libertà di cambiare. Presto non ci sarà più mamma che pensa a tutto, presto dovrò pensare io veramente a tutto. Ho paura di sbagliare e di non poter tornare indietro. Ho paura di non essere pronta. La cosa importante però è che questa paura non mi frena, ma mi spinge, mi eccita, mi incuriosisce. Sono pronta a fare il grande salto nel vuoto sperando di trovare un materasso là sotto. E questo fa paura, il non sapere cosa c'è là fa paura. E penso sia questo lo scoglio per diventare grandi, per diventare veramente grandi. Per essere adulti non basta avere 18 candeline sulla torta, o la tessera elettorale, o la patente, o una carta di credito, la legittimità della firma, ma significa affrontare il grande salto, vincere la paura dell'ignoto. Perciò salteremo tutti insieme anche se durante il salto ci perderemo. Ma avremmo saltato, e quando hai saltato la paura non ha più forza su di te. Non vedo l'ora di saltare, ho bisogno di saltare, ho bisogno di vedere cosa veramente posso riuscire a fare.
Beata gioventù
Solo io quando sono per strada vedo la gente etichettata? Ogni passante, ogni autista, ogni ciclista lo adocchio improvvisamene, lo metto a fuoco e spunta un fumetto. O un'etichetta, se siete troppo maturi per una nuvoletta bianca. E così, d'un tratto, ogni essere umano viene categorizzato e riposto in uno dei tanti cassetti dell'archivio del mio cervello. Su ogni etichetta attaccata con scotch isolante (non sono esperta in materia, ma la parola "isolante" mi fa sembrare il materiale abbastanza resistente), appare scritto con inchiostro indelebile: possibile età, stato di salute, stato sociale e tipologia di pensiero. Passa una vecchietta e pam, spunta un fumetto che mi fa pensare "poverina, è già nell'ultima fase della sua vita, chissà cosa ne pensa? Chissà se ha paura della morte? Sarà già vedova? O è la solita vecchia zitella di cui tanto si parla in paese?". Ed ecco che la mia coscienza si intromette tra me e me e mi dice che forse mi sbaglio, magari è solo trasandata e ha solo sessant'anni! Ma no, non può essere, ne sono sicura, le nuvolette non mentono mai. Cosa direbbe il mio ragazzo nerd se dovesse scoprire che i fumetti non gli hanno raccontato altro che menzogne? No, non si può! Ma ecco che svolto l'angolo e vedo sfrecciare una macchina. Ma non una semplice automobile, bensì uno di quei macchinoni dal "guarda come sono figo col Mercedes". Intravedo una sagoma di tutto rispetto sbofonchiare qualcosa di altrettanto rispettoso perché il vecchietto che gli stava davanti era troppo lento per "uno come lui". Che poi, com'è "uno come lui"? Un signore nel fiore degli anni, un quarantenne in carriera che legge il giornale al bar ogni mattina mentre sorseggia il solito caffè rigorosamente espresso, senza zucchero, brontolando che per lui anche la domenica è sempre un lunedì. Intanto non fa una visita medica da almeno cinque anni perché "più sano di me non c'è nessuno". E ogni volta che torna a casa pretende una cena calda e un letto comodo e siccome passa giornate intere a fare calcoli in ufficio, sua moglie non se la calcola più. Insomma, è quel tipo di persona che "il mondo ha bisogno di me, ma mi sto già rompendo un po' le palle". Che poi mi chiedo, io come appaio alla gente? Una ventenne apparentemente sana, ma ipocondriaca fino al midollo (che poi spero almeno che il mio sia sano), solitaria e un po' stravagante, forse perennemente annoiata. Possibilmente pessimista. E perché no, anche un po' ingenua. Secondo me gli altri credono che io pensi agli unicorni. Che tanti piccoli cuccioli di unicorni trottano verso di me cavalcati dagli elfi di Babbo Natale sulla scia di un arcobaleno, ma ad un certo punto il sole picchia talmente forte che l'arcobaleno scompare, gli unicorni si sciolgono e agli elfi rimane in mano solo il piccolo cornetto bianco mentre precipitano irrimediabilmente nell'abisso della mia fantasia. Chissà, magari credono che pensi sempre alla pizza. Che un bel trancio sia l'unico uomo della mia vita degno di essere sposato. E magari si immaginano tante piccole fette di pizza che ci seguono come paperelle mentre io e mio marito passeggiamo mano nella mano verso un tramonto dal sapore speziato. Spero almeno che i nostri figli siano al salame piccante. Nel frattempo sono parcheggiata abusivamente davanti a un liceo e ho appena assistito a una caduta catastrofica sulle scale di una ragazza che, ignara del mio superpotere, non sa di essere appena stata categorizzata come "Quindici anni. Giovane. Possibile mancanza di qualche rotella. Ingenua creatura con almeno un posto in questo mondo un po' idiota: le scale. Totalmente imbarazzata, ergo unico pensiero: "ca**o, se non fosse per quella str***a seduta in macchina a sprecare tempo inutile, non mi avrebbe visto nessuno!" Ah, beata gioventù
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potete prendervi i miei anni, la mia gioventù, la mia moto, le mie canne e anche la mia tv, mi potete condonare , risolvere i miei guai, figli di puttana non mi avrete mai.
Inoki
Siamo la gioventú incompresa.