È notte. Fonda forse, non ricordo. Fa caldo perché è il pieno dell'estate, un agosto umido. Che poi non ho mai capito cosa sia un caldo umido, colpa di tutti quei libri di geografia che mi offrivano una vasta collezione di tipi di clima diversi ma simili e mi dicevo che fosse inutile studiare cose del genere, che fosse inutile sapere che in Spagna, in estate, fa caldo (ma non un caldo torrido) e il clima è secco. Che poi quella sera fosse umido ora non so, non sono più così tanto sicura, forse me lo ricordo umido perché stavo sudando io, di notte, da sola tra le vie di una Barcellona ormai dormiente. Improvvisamente un signore sulla settantina (o forse meno, forse si teneva male) mi ferma. Anzi no, mi distoglie dai miei pensieri, che a me è sempre piaciuto sognare tra le vie solitarie di una città sull'orlo del collasso. Ricordo che era vestito proprio da signore. Ma non signore nel senso di uomo, signore nel senso di Gentiluomo, con la G maiuscola, con tanto di giaccia e forse (si, solo forse) cravatta. Ad ogni modo era vestito di scuro, scuro come la notte che ci circondava e che in qualche modo ci avvicinava, e che faceva a cazzotti con il bianco candido (o forse grigio cenere) della sua barba e dei suoi capelli. Ed ecco che il Gentiluomo con la G maiuscola inizia a costruire frasi su frasi con parole che a me sembrano messe un po' a caso, addirittura le sillabe o le lettere dell'alfabeto mi appaiono abbandonate a se stesse. Ma il vecchio parlava talmente bene che sembrava davvero che il tutto avesse un senso. Che anche il nostro incontro avesse un senso. Parlava e nemmeno mi accorgevo che sì, stavo tremando. Chissà se per il sudore freddo dovuto all'improvviso allontanamento dalla realtà onirica che stavo vivendo o se per il fatto che quella forse era essa stessa un'altra realtà onirica un po' a effetto stupefacente, alla Gaudi style, insomma. Ho pensato che Gaudi avesse costruito la città a immagine e somiglianza della sua fantasia distorta da chissà quale sostanza (credo che fosse una dalle doti eccezionalmente conosciute per provocare effetti collaterali meravigliosamente scioccanti, ah sì, la creatività!) e che allo stesso modo avesse creato quel signore proprio per farmelo incontrare, per farmi vivere chissà quale esperienza ultraterrena in una terra piena di meraviglie. Sta di fatto che io tremo, sudo, perché il tizio parla e io non lo capisco. Riesco a rubare dal suo sguardo qualche emozione, ascolto qualche parola biascicata tra gesti senza senso, e capisco in qualche modo (non so come) che mi sta chiedendo soldi, sì ma solo 50 centesimi, e allora io che sono la persona più buona del mondo mi sono pure messa a cercarli! Credo mi abbia iniziato a raccontare la sua storia. Che doveva assolutamente fare una chiamata alla cabina telefonica ma aveva terminato gli spiccioli. Che aveva lasciato dall'altra parte di chissà quale mondo la sua bella amata e aveva un estremo bisogno di ascoltare la sua voce per dirle che la amava. O una cosa simile. E allora mi sono sciolta, e questa volta non per il caldo secco del litorale spagnolo, ma perché stavo ascoltando una bellissima storia d'amore che per me era verità assoluta. Già mi stavo immaginando una dolce signora dai capelli di un bianco candido (questa volta sì, bianchi per davvero) seduta su una sedia di una piccola casetta desolata ad aspettare da chissà quanti anni la chiamata del suo promesso sposo. E già fantasticavo sul suo sorriso allo squillare del suo apparecchio telefonico, perché dentro di se sapeva che quello non poteva essere altri che lui. O forse perché aveva riservato la sua verginità telefonica all'amore della sua vita, senza concedere ad altri nemmeno il suo prefisso. Ero già proiettata in una ennesima realtà onirica che vedo una donna, anche lei dai capelli grigio cenere, lunghi e raccolti da una coda, avvicinarsi a me e non capisco. Inizia a parlarmi in un inglese quasi perfetto (evviva, finalmente posso capire qualcosa) e il Gentiluomo con la G maiuscola inizia ad inveirle contro e non capisco più una parola. E ho scoperto che io non sono proprio brava a rubare niente, nemmeno le emozioni dagli occhi del vecchio. E ho scoperto anche che invece il vecchio, a rubare, era un maestro. Ci sono rimasta male, ma male davvero, eppure sono rimasta sconvolta da quella sorta di onestà (perché sì, in fondo era onestà, l'opposto dell'egoismo che corrobora l'animo umano) che una donna, una povera donna senza dimora, vestita quasi da stracci, con un inglese quasi perfetto, mi ha dimostrato mettendomi in guardia dalle insidie del potere occulto di una città misteriosamente magica quale Barcellona. Morale della favola, il mondo a volte è crudele ma ti regala bei sogni. Povero Gaudi incompreso.