Fuori glaciale apparenza, dentro tempesta costante.
Lucrezia Beha
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Fuori glaciale apparenza, dentro tempesta costante.
Lucrezia Beha
Non avere gelosia nei miei confronti. Sto solo lavorando sodo per ottenere qualcosa nella mia vita. Capisco la tua inquietudine, ma i miei traguardi non rovineranno i tuoi. Vorrei solo essere più serena ed essere circondata da persone che vogliano il meglio per me.
Torna...
Tornano le visioni inquetanti,torna quel senso di angoscia,torna la paura,torna la nostalgia... Torna tutto ma tu?
poche parole oggi
posto un pó di musica che a volte é meglio della parole
PARANOIA
Mi trovo seduto in un bar e il mio sguardo è rivolto verso l’entrata, inizio a sentire in lontananza degli urli e dei lamenti, che si fanno via, via sempre più assordanti e strazianti, protraggo il collo in avanti, catturato da una malsana e angosciante curiosità, una famiglia oltrepassa il varco d’entrata, i lamenti sembrano provenire da una carrozzella, ed è cosi, non riesco a mettere a fuoco l’immagine della persona che ci è seduta, intravedo solo una sagoma agitata che sbraccia con violenza e senza controllo; inizio a inquietarmi e a sudare, i miei occhi ora la vedono bene, è una bambina, ma non una bambina come tutte le altre, è malata, malformata è l’immagine più cruda e terribile che la mia mente, tramite i miei occhi, abbia mai registrato nella realtà. La famiglia si siede nel tavolo a fianco al mio e la bambina viene posta accanto a me, come se la vita volesse tendere i miei nervi similmente alle corde di un violino. Non era cosa per animi sensibili, tanto meno per animi sensibilizzati dall'esterno e figuriamoci per entrambe le cose insieme; mi guardo attorno come ubriaco, la mamma della povera bambina sorride con un’apparente falsa allegria, come se tutto, compresa la figlia, fosse normale e perfetto, il padre invece ha un’espressione rigida e severa, dalla quale colgo rassegnazione nei confronti della vita; poi, l’attimo fatale: il mio sguardo incontra gli occhi di lei, gli occhi della bambina, quei suoi grandi occhi paiono due grandi sfere lucide, all’interno delle quali, pupille appannate rimbalzano disordinatamente da una sponda all’altra, senza tregua, come anime dannate e senza pace. La testa è molto grossa e sproporzionata rispetto al resto dell’esile corpo infocacciato all’interno della carrozzella, la nuca quasi totalmente pelata con qualche lungo ciuffo di capelli qua e la, le braccia, che sporgono dai bordi, appaiono estremamente lunghe e anormali ed essa le dimena freneticamente. Urla, urla disperati lamenti e mentre la madre sorride alla gente, lei sputa, sputa e sbava e il mio cuore mai come ora angosciato, trema. Cerco di non guardarla e di non pensarci, ma ciò si dimostra impossibile, ho nausea e mal di testa, come se un tir mi avesse appena investito, una serie di incontrollabili risate isteriche evadono dalla mia bocca, e ciò mi fa sentire colpevole , perché non si deve e non si può ridere di una tragedia simile, cosi, mi obbligo a reprimere il riso con tutte le mie forze e per tale sforzo, piango.