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Prendi il bot, blocca il bot. Prendi il bot, blocca il bot.
“ L’Italia è uno dei pochi paesi la cui identità moderna si è costruita intorno al fatto d’essere stata ripetutamente invasa. L’Inghilterra si vanta di non aver mai più subito un’invasione straniera dopo il 1066. Da noi, dopo quella data, ci sono state l’invasione dei Normanni, le calate di Federico Barbarossa e dei suoi successori, l’invasione di Carlo d’Angiò, quella di Carlo VIII, ripetute invasioni francesi e asburgiche fino a Napoleone e oltre, e poi l’invasione austriaca fermata sul Piave, quella nazista dopo l’8 settembre, e infine quella degli Alleati: l’ultima, finora, e una di quelle accolte con più sollievo da gran parte della popolazione. Le invasioni in Italia sono ossatura di manuali scolastici e spunto di riflessione storiografica, tanto che un fortunato libro di Girolamo Arnaldi s’intitola proprio L’Italia e i suoi invasori, e rilegge tutta la storia della Penisola attraverso questa peculiare prospettiva. Terra di conquista dunque, l’Italia, ma anche di reazione e di resistenza, dove la lagnanza sulla debolezza d’un paese femmineo e sempre pronto a farsi sottomettere si alterna con l’orgogliosa chiamata alle armi contro lo straniero. Nel Risorgimento nasce e si divulga una visione della storia nazionale tutta costruita intorno a vacui – e per lo più inventati – episodi di resistenza isolata all’invasore straniero, da Pier Capponi a Ettore Fieramosca, da Francesco Ferrucci a Balilla. L’applicazione al passato dello schema risorgimentale “italiani vs stranieri” comporta di necessità l’introduzione della nuova figura del traditore, che tale, ovviamente, non era nella logica del suo tempo. Così, nel racconto della disfida di Barletta diventa infame traditore quel Grajano d’Asti che combatte nelle file francesi, cancellando il fatto che Asti era all’epoca, e da un bel pezzo, possedimento degli Orléans e fedelissima ai suoi principi; diventa traditore e sinonimo di fellonia il Maramaldo, e addirittura austriaco l’occupante di Genova contro cui fischia il sasso di Balilla, Botta Adorno, a onta del fatto che quel generale era al servizio sabaudo oltre che imperiale e, soprattutto, di nascita era genovese. Tutte mistificazioni consolatorie, dunque; ma non del tutto inani, giacché in epoca risorgimentale suonavano comunque premessa a una fiera stagione di riscatto nazionale contro gli eredi degli antichi invasori. “
Maurizio Bettini, Alessandro Barbero, Straniero. L'invasore, l'esule, l'altro, EncycloMedia, 2012. [Libro elettronico]
avvistati pericolosi alligatori nel mare adriatico
(foto falpao, la stagione delle invasioni)
La nostra terra è bella. Tutte venene cca’. Il sole, il mare, le femmine sciantose, la pelle degli uomini scolpita dalla fatica e dal sole. La nostra terra è bella, è bellissima, la nostra terra… Biate a cchi sa piglia, Michelemma’ Michelemma’.
Ci sono venuti in tanti, da tante parti, nella nostra bella terra bella bella bella. Chi pe’ la cimma e chi, Michelemma’, Michelemma’. Hanno intrallazzato, ci hanno dominato, ci hanno governato, hanno mischiato il loro sangue con il nostro. Chi pe’ la cimma e chi, pe’ lo streppone, pe’ lo streppone. La nostra terra è bella, bellissima, meravigliosa, ed è diventata ogni giorno più popolosa. Tutte veneno cca’, Michelemma’, Michelemma’.
La nostra terra è bella bella bella, ma sente sempre addosso il fiato di un re, di un viceré, di un dominatore, un padrone. La nostra terra è bella, ma chi la vive, la vive da suddito e chiede ogni giorno il sussidio dal vassallo, dal barone o dal valvassore. La nostra terra è bella, ma non è mai uscita dallo stato di minorità di cui è essa stessa colpevole.
Maistà, chi t’ha traduto?
Chistu stommaco chi ha avuto?
E signure a cavaliere
te vulevene priggiuniere!
Con quel 1799 incompiuto, la tribù partenopea ha saltato l’Illuminismo.
Sona sona, sona Carmagnola.
Sona li cunsiglia,
viva ‘o Rre cu la famiglia!
Le invasioni dell’uomo che ammalano gli animali: i Gelada ed il caso della Giardia sugli altopiani etiopi Animali selvatici e uomini, quando le malattie diventano una questione in comune: tutta dedicata agli ultimi studi in Medicina Veterinaria la prima giornata del X Convegno Nazionale della Ricerca nei Parchi in corso al Parco Natura Viva di Bussolengo, aperta con un caso studio in corso di analisi che viene dall’Etiopia e da un gruppo di ricercatori italiani.
Antonio Porta: una poesia da “Invasioni” (Mondadori, 1984) – Nuove Postille ai testi
Antonio Porta: una poesia da “Invasioni” (Mondadori, 1984) – Nuove Postille ai testi
Antonio Porta
di Gianluca D’Andrea
Antonio Porta: una poesia da Invasioni (1984)
Ottobre oggi è un mese rovente la vagina che si apre sporge una lingua di vitello un albero affonda le sue radici nell’utero ma come il sole ricade dietro la collina sacra il gelo tagliente mi ammonisce: era l’ultima occasione. Sì, sono stato felice. Là dove era Firenze un lago così blu stende il suo dominio che le…
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Scritta di 3200 anni fa decifrata dagli archeologi. Il mistero degli "uomini del mare"
#Turchia #EtàdelBronzo #archeologia
Una lastra di pietra che risale alla fine dell’Età del Bronzo, con una scritta che ne illustrerebbe l’ultimo passaggio. La lastra venne trovata in Turchia nel 1878, nella località di Beykoy. Alta 35 cm e larga 10 mt, la stele reca una scritta in lingua luvia, di cui si contano soltanto venti esperti.
Ritrovamento
Fu George Perrota copiare la scritta prima che l’originale fosse impiegato nella…
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