GENNAIO: felice, innamorata e carica come una molla, iniziare a studiare per scrivere è il primo nuovo inizio. FEBBRAIO: un po' di scricchiolii iniziano a farsi sentire. Crisi di pianto per decisioni subite, non volute, non capite. Discussioni a vuoto, risposte che si contraddicono in continuazione. Incredulità, paura. Voglia di chiudere gli occhi e scoprire che mi sono immaginata tutto. MARZO: lo scricchiolio è diventata una scheggia infilata in un dito che si è messa a camminare, si è infilata nel cuore e resterà lì, anche se si vede ancor meno della miastenia. Si lavora su Seneca, si impara un sacco con la tesina sulla follia del mio pollo, che fa progressi e recupera insufficienze. APRILE: ho iniziato a ritrovarmi, a riconoscermi, a tornare "me". Riprendere da sola la mia valigia era insieme il regalo e la riconquista più grande. Per qualcuno una sorpresa non gradita. Devo prendere decisioni per chi non ha le palle di farlo per sé. Per chi pretende di ottenere appoggio da chi un vero equilibrio lo ha perso per sempre e di appoggio avrebbe bisogno. Non sei ancora assolutamente in grado di darmene e non te ne rendi minimamente conto. MAGGIO: una serie di coltellate, la telefonata più infinita della mia vita, il collo che torna a cedere come prima dell'ospedale. Il panico più nero e devo di nuovo e ancora decidere io per te. Mors (finta, normale, umanamente affrontabile da chiunque) tua, vita (nel senso reale, clinico e concreto del termine) mea. Un dolore grande, ma di vitale importanza. Sei stato il peggior errore di valutazione dei miei 26 anni di vita. E ti ho pagato fin troppo caro. Non c'è via alternativa all'addio assoluto. GIUGNO: riflessioni, realizzazioni personali, la Bottega Animatori che comincia, l'entusiasmo dei vostri (quasi nemmeno) 18 anni. L'iniezione di fiducia. E altre due gambe del tavolo che iniziano inesorabilmente a scricchiolare. Le urla che non credevo possibili, da chi e a chi non credevo possibile. Altre coltellate. Cicatrici che non si sono chiuse, e necessitano di allerta costante. Paura, di nuovo. Panico nero. Poi assistente di Bonavera a Genova, altra endovena di fiducia, tanta energia, tanti insegnamenti, la maggior parte involontari. Tante occasioni di (ri)conoscermi in due settimane scarse. LUGLIO: sempre più consapevole dei miei nuovi limiti. I miei ranocchi mi ammazzano, ma mi caricano d'amore, di vita. Il ritorno di Peter, un'ora al telefono. Amore, ancora, come una dose d'insulina per un diabetico in crisi. AGOSTO: la prima estate a casa pesa, ma la Bottega mi tiene la testa in attività, come il prolungamento della scuola di narrativa. Scrivo, tanto. Leggo, di più. Organizzo i giochi dei bimbi per Glori, ritrovo la mia Giorgina, l'entusiasmo dei miei bottegai fa pesare meno il non essere in villaggio a non dormire per preparare il Ferragosto. Torno a Roma, e rinasco. In soli tre giorni, come Cristo. SETTEMBRE: si comincia con la giornata giochi per i bimbi, e mi sento "io" all'ennesima potenza, anche nelle cazziate ai ragazzi, anche negli intoppi da risolvere. Poi di nuovo una botta...stanca, pesante. Star dietro alla bottega è più complicato, far capire come mi sento ancora di più, lo slalom tra le negatività altrui quasi impossibile da gestire. Stanca, isolata, fraintesa, attaccata su mille fronti e nove volte su dieci senza motivo. Prossimo giro a Roma prenotato, ho bisogno di ossigeno. OTTOBRE: devo sbattere i piedi per farmi vedere e sentire, non sempre comunque funziona. Inizio tai chi. Pesante ma utile. Controlli ed esami tutti ok, e sempre di più amo i miei dottori. Le loro pacche sulle spalle e la loro visione asciutta e reale della situazione. Accetto un aiuto in più, che probabilmente non servirà. Il colloquio con Costa che non va è una delle botte più pesanti. NOVEMBRE: buca di Halloween, soldi che non arrivano, ripetizioni interrotte dall'oggi al domani. Mi ritrovo il DAMS in casa ed è energia, famiglia, cuore. La mia cuginetta polpetta mi riempie di colore e il ritorno al passato con tre splendide donne mi ricarica prima di Roma. Il Cirque du Soleil, Peter, Robi, Imprò, la Betty, Andrea...amore all'ennesima potenza. Il primo "anniversario difficile" va così. E già preparo il successivo. DICEMBRE: Shakespeare, il mio Shakespeare, premiato in un pomeriggio di risate. Poi aspettiamo l'anniversario, Milano. Mami e sorelluzza, le mille coccole e attenzioni, il Natale anticipato, il freddo, ballare di nuovo, anche se a fatica. Il sorriso e la presa sicura di Jesus, gli abbracci di Dede, i ricordi con Vale. Anche qui amore, sparato endovena, che nulla chiede in cambio, perché sa che adesso la "precedenza" è mia...e che le scorte si scaricano molto più in fretta di prima. ------------------------------------------------- Chiudo qui. Avrei potuto mantenere un tono più "positivo", lo so. Ma questa è una delle tante lezioni imparate quest'anno: la verità. In 26 anni vi ho coccolato troppo, vi siete tutti troppo abituati a vedermi sempre bene, tranquilla, sorridente, disponibile. Non è la miastenia ad avermi cambiato, ha solo reso più visibili le mie debolezze, i miei limiti, i momenti di sconforto, la fatica, la cattiveria, la rabbia, la carogna. Quell'Oriana invisibile c'è e c'è sempre stata. Ora si vede, e si vedrà. Il 2013 è stato faticoso (che detto da una miastenica è come se un sordo dicesse di aver passato un anno silenzioso...scusate l'ironia!), come lo sarà il 2014, come lo sono stati gli anni precedenti, per motivi diversi. La VERITÀ è che è la vita ad essere faticosa, sempre, le cose facili sono rarissime, niente è scontato né dovuto. L'ultimo prelievo che sono andata a fare, una decina di giorni fa, la dottoressa si ricordava di me e mi ha detto: "Alla tua età avresti solo diritto a star bene". Lo so, a star bene, avere un lavoro, essere indipendente, magari convivere con un ragazzo che mi ama e col quale pensare di mettere al mondo un bambino. Già. Ne ho imparate tante di cose quest'anno, ma una in particolare vorrei potesse essere utile a tutti, sani o malati, disoccupati o lavoratori, attivisti, studenti, italiani o stranieri. NIENTE spetta di DIRITTO a NESSUNO. L'equilibrio, la normalità, il benessere sono obiettivi a cui tendere, nient'altro. Il tragitto è faticoso, puzzolente sempre e per tutti, in dosi differenti. Quello che DAVVERO cambia le cose è l'ATTEGGIAMENTO con cui le si fa affronta. Avrei potuto anch'io passare l'anno a sputare merda in faccia al mondo e lamentarmi di ogni cosa, ne avrei avuto molto più diritto di tanti di voi, credo. Ma sarei tornata in ospedale nel giro di una settimana. Preferisco fare la cazzona e girare con le medicine in una bellissima scatola di latta con i gatti disegnati sopra e una tartaruga di peluche in borsa. Ne va della mia vita, per davvero. Buon anno...