Domenica
Pure oggi è domenica, ogni settimana, che noia.
R. La Capria, Ferito a morte [1961], Milano, Mondadori, 1998
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Domenica
Pure oggi è domenica, ogni settimana, che noia.
R. La Capria, Ferito a morte [1961], Milano, Mondadori, 1998
Tutta la vita proteggi un segreto, poi, il primo che passa diventa un recipiente di confidenze intime. Salutato di scatto, mentre stava ancora parlando con l'occhio complice eccitato. Non lo rivedrò più: pensiero confortante. La scia lasciata dalla mia storia nella sua mente, tutto quello che ne resta. E così sia...
Raffaele La Capria, Ferito a morte, Bompiani, 1961; p .158
La grande bellezza ricomincia da 3
La grande bellezza ricomincia da 3. Una riflessione di Clara Letizia Riccio su ciò che rappresenta la vittoria dello scudetto del Napoli: un grande riscatto traboccante di bellezza della città partenopea. #IlControVerso #notizie #pensieri #parole
Raffaele La Capria, nel suo libro vincitore del Premio Strega “Ferito a morte”, parlava di una “grande occasione mancata” che avrebbe dovuto materializzarsi negli attimi scanditi di una “bella giornata”: quest’inesorabile bellezza intrisa di spasmodica attesa, di bruciante speranza avrebbe dovuto consumarsi nella magnifica cornice di Napoli, seppur cosparsa di tutte le brutture di una tipica…
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Eh, è finita l'epoca del cavalieravvocatocommendatore che come niente ti faceva aprire un bar! Ora è arrivato il mascalzone con la Rolls Royce sotto il palazzo e lo yacht a Santa Lucia, è l'epoca dell'appaltesportarmatore. E c'è il grattacielo alto sulla marea edilizia a testimoniare, se ne dubiti, i gusti e la rapida ascesa dal basso verso l'alto del nuovo arrivato. La storia, la stessa storia meschina, continua. Baroni re e viceré e ora questi altri, seduti al ristorantesi sentono sotto il culo un sufficiente numero di piani arbitrariamente costruiti: questo li rassicura, la storia non muta, e stimola l'appetito.
Raffaele La Capria, Ferito a morte, Bompiani, 1961; p. 191
Intelligenza e Storia non valgono, se un giorno, a me una stupida troppo forte giovanile emozione, a un altro qualche altra cosa o ferita ugualmente irrimediabile e forse casuale, ti mettono di fronte ad un fatto compiuto, compiuto una volta per tutte, o meglio, che si compie in ogni attimo della vita riproponendosi in tanti modi diversi, elusivi, ma in sostanza quello, e sempre quello ! E addio allora, dal momento che sai, addio al bell'oggi di prima che t'avvolgeva come l'acqua il pesce che nuota, le cose mute per te, mutate per sempre da quel momento, per sempre, e inutile è ostinarsi, mai più, mai più uno di quei giorni di prima, uno solo, ritroverai per caso una mattina. Tieniti quello che ti spetta, ad ognuno il suo, solo il modo è diverso, fanne un mistero se vuoi ma non un dramma, vivi se ti va, e se ti va di lasciarti morire, lasciati morire.
Raffaele La Capria, Ferito a morte, Bompiani, 1961; pp. 174-75
Ma Massimo sai che sosteneva ? Che s'interessava tanto di Guidino perché il suo era un caso tipico, che a Napoli viviamo tutti sotto il segno dell'indulgenza, la stessa che i figli pretendono dalle madri, i mariti dalle mogli, gli amici dagli amici, gli alunni dai professori e ognuno da tutti gli altri.
Raffaele La Capria, Ferito a morte, Bompiani, 1961; p. 66
Ninì vede passare sotto la prua una farfalla morta con le ali aperte sull'acqua, una medusa malandata, coi filamenti viola, un pezzo di legno marcio a forma di cavallo marino, e, che schifo ! un topo morto con la pancia gonfia--solleva gli occhi: Villa Peirce. Gli scogli neri, con le tane dei rancifelloni... Ce ne stavano, sotto gli scogli della Villa! pure allora disabitata, sempre silenziosa. Prima i tedeschi, poi requisita dagli americani, ci portavano le donne, e sempre la stessa storia: proibito l'accesso. Poi, dicono, comprata da Lauro, l'armatore. Come avrà fatto così presto a rimettersi a galla quando solo pochi anni fa gli americani l'hanno internato a Padula, dice, perché aveva collaborato. Una villa come quella, che pare la reggia di un principe arabo, ne deve valere di milioni ! Questo Lauro ritorna da Padula, tutti giurano che è un uomo finito, come se niente fosse lui invece ti compra la villa. Quant'è? Nemmeno ci pensa. E già ne parlano: è un grand'uomo, sì, votate Lauro, i soldi fanno sempre una buona impressione. E insomma si fanno tante chiacchiere e poi la villa sempre sua è, e anche ora il solito cartello: Vietato l'Accesso.
Raffaele La Capria, Ferito a morte, Bompiani, 1961; pp. 32-3
“ Rossomalpelo, chi lo avrebbe mai detto, uno dei ragazzi di Middleton, eppure eccolo là, seduto di fronte a me, più giovane di me, informato di tutto, e capace di indignarsi. Da quanto tempo ormai stai a Roma ? -- Tra poco saranno sei anni. Lui dice che proprio intorno al cinquantaquattro, l’ anno in cui sono partito io, la civiltà di massa ha raggiunto, con un certo ritardo, anche Napoli. Gli architetti se ne rendono conto meglio degli altri, si mangiano il fegato ogni giorno, tutti arrabbiati a combattere per evitare che una fontana venga trasferita nel posto sbagliato, per salvare una chiesa o un portale dalla distruzione, per far rispettare il piano regolatore, la legge, ma come si fa? Volti le spalle e già è nato un palazzo bruttissimo che opprime una strada, rovina il paesaggio, ti distrai un momento e altri dieci piani abusivi si aggiungono al grattacielo, insomma ti pare di stare nella giungla, le case nascono come la vegetazione tropicale a caso e senza un idea, e presto Napoli ne sarà sommersa. E invece si poteva approfittare del boom edilizio, perfino dell'avidità dei nuovi arrivati, per rendere Napoli decentemente abitabile, e possibile, anche qui, l'umana convivenza! “
Raffaele La Capria, Ferito a morte, Bompiani, 1961; pp.181-82