Alfredo è sempre stato un po' timido. Quella soggezione che gli mettevano gli adulti quand'era bambino non gli è passata del tutto nemmeno crescendo. Così se deve fare cose anche semplici ha paura di sbagliare, di subire il biasimo di qualcuno. Gli pare di tornare piccolo, quando doveva affrontare la strega dell'alimentari vicino casa, con le parole della madre in testa: “e dille di non darti il pane di ieri che l'ultima volta era già secco e torna subito e non perdere i soldi”. Un biglietto del treno, benzina all'automatico, ordinare al ristorante sono momenti difficili. Alfredo si rende conto che nessuno bada a lui, ma non riesce a liberarsi di quella sensazione. Così, se può, preferisce stare in disparte o essere abitudinario. L'ultima macchina per i biglietti, il distributore deserto, il ristorante alla buona. Ai tempi delle cabine telefoniche provava sempre un certo disagio. Non riusciva a rilassarsi in quella vetrina dove tutti potevano osservarlo nell'intimità di una chiamata, magari sentimentale. Oggi che tutti camminano per strada chiacchierando al cellulare non pare vero, ma lui continua a isolarsi per telefonare. Solo così può aprire un po' il cuore e qualche volta è riuscito anche a dire “ti voglio bene”.














