Sì, sono afflitto da un male incurabile che a tratti sfocia in oggettiva paranoia. Eppure allo stesso tempo è un male indiscutibilmente affascinante. La mitopoiesi mi venne diagnosticata da un luminare della fantascienza quando, ancora in fasce, inventai di sana pianta le crociate dei bambini, proiettando immagini macabre di un enorme mattatoio per soli adulti, cancro maligno di un pianeta malato. Ricordo ancora il boia in pannolino e le salme impaurite dei grandi in attesa della sommaria esecuzione, come vacche al macello. Eppure la mia infanzia era molto felice, allora. E poi le pecore elettriche e le Brigate Rosse per il comunismo. Ma forse quelle esistevano per davvero, francamente non ricordo. I miei coetanei, intanto, si limitavano all’epopea truce degli insulti matrilineari. Ma questa oramai è solo Storia. È crescendo che la mitopoiesi si acuisce, pungola, tracima, sconvolge l’animo deturpato. Ormai non riconosco più la differenza tra ciò che discende dall’attività spirituale creatrice di miti, e ciò che, invece, è puro frutto della mera attività teoretica. Anche Platone avrebbe rincrescimento se avesse cognizione della mia condizione. Cangiante, diremmo oggi, eppure non sono mai stato né poeta e tantomeno filosofo. Più semplicemente, generatore di false verità e disconoscenza.
Tutta questa pappardella per arrivare al Dottor Di Maria. Ecco, il Dottor Di Maria io non so più se esista realmente o se invece siamo davanti, per l’ennesima volta, al delirio mitopoietico di una mente perduta. La prima volta che sono andato dal Dottor Di Maria, almeno così credo, era una grigia mattinata di febbraio. Una di quelle giornate senza utilità, se non quella di pesare sulle coscienze erranti. Entro dalla porticina che si affaccia sull’impasse de la Baleine, in mezzo ai detriti di siringhe infette. Due piani di scale a chiocciola e poi ecco l’atrio ad uso e consumo del dottore. Su un tavolino impolverato i cadaveri stropicciati di alcune riviste da gauchiste navigato, nel tavolo di ciliegio pile e pile di libri consunti: nessuno rimanda ad esercizi medicali.
Di Maria mi stringe la mano, sembra appena ritornato dal futuro, con quel batuffolo di capelli elettrificati che gli dà un’aria da scienziato terribilmente pazzo. Sente odore di rital il saltimbanco e non può mancare di fare un elenco sommario di insulti apoplettici. «Vaffanculo, testa di cazzo, merda… eh, ah oui, troia, puttana, figa. Ah ah ah», ride Di Maria, sollevato dalla sua memoria invettiva. Ma non sono lì né per i suoi deliri scurrili né per la mitopoiesi. Quella me la tengo stretta. Ho molto più prosaicamente un lancinante e sospetto dolore ai testicoli. Così, appena gli faccio presente il mio male e le mie preoccupazioni cancerogene, lui mi fa «Ah, les testicules?! Comme on dit… Coglioni !». Chapeau l’artiste. Mi spoglio, mi levo le mutande con circospezione, salgo sul lettino intonso. Di Maria si limita ad una palpatina veloce e distratta dei gioielli di famiglia, e nel mentre racconta dei suoi avi salernitani con trasporto e ritenzione lacrimale. «Italiano! - fa poi, - c’est le stress. Scopare, chiavare, verga, minchia, pene, bastone, cazzo duro. Ah ah ah». Quanto si diverte Di Maria, quanto aumenta il mio dolore. Ognissanti. E i morti pure. È il primo caso accertato di medico non curante.
Da allora ritorno regolarmente in questo catino popolato dalle eco scostumate di improperi quotidiani, porto in dote una nuova ingiuria per ogni visita, tanto è lo Stato che paga. I santissimi mi fanno ancora male come la prima volta, ma lo stress è oramai alle spalle. Non ho mai incrociato altri potenziali pazienti, e l’orologio da parete dietro il tavolo di lavoro di Di Maria è fermo da tempo, come quello della mia cucina. Carenza di pile? Eppure, almeno due volte al giorno entrambi segnano l’ora giusta, a distanza di dodici ore, dodici: misteri irrisolti della mitopoiesi e della patafisica.
E non ho mai capito se il Dottor Di Maria esiste veramente, come Paola, allucinazione occipitale di una notte gelata di fine autunno. Se così fosse mi seccherebbe assai: sarei costretto a cercare un altro medico di base, una scocciatura. E magari scoprire una volta per tutte la radice dei mali che abitano questo corpo infettato. Quanto è dolce il mito rispetto al reale. Cazzo, come direbbe il buon Dottor Di Maria con noncuranza.