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#PUNTIdiVISTA
in realtà il sole non tramonta mai, siamo noi che non riusciamo più a vederlo essendo nascosto dietro l'orizzonte.
Nello stesso modo le cose belle nella vita ci sono sempre, anche se non riusciamo a vederle, sono solo un po' nascoste, sta a noi credere nella loro esistenza e trovarle!!!
POESIE IN PROGRESS
le tue scarpe sono più pesanti delle mie
sono piene di detriti e fango
piene di corpi calpestati
piene di erbe recise
piene di menzogne e delusioni
Le tue scarpe non hanno più passi
si sono impantanate
si sono smarrite cercando verità nascoste
le mie vogliono correre
vogliono raggiungere altri ponti e mari
vogliono lasciare tracce nel sentiero
per questo le terrò sempre con me
incollate ai miei piedi
perchè mi permetteranno di volare
Riuscivo solo a provare dolore, e non sapevo come fermarlo. Era impossibile spingerlo di nuovo nelle profondità nascoste e oscure dove lo avevo confinato per così tanti anni, per proteggermi. Lui mi stava abbandonando di nuovo.
Una Ragione per Restare, Rebecca Donovan
Con gli occhi rivolti alle stelle, ma è giorno, e mi tocca immaginarle
Storie nascoste nel "cuore di San Lorenzo": Armida e Carlino
Quando scrissi il mio racconto “Nel cuore di San Lorenzo” misi nero su bianco e “fermai” i ricordi che la mia mamma ogni tanto faceva emergere dal libro della sua lunga vita descrivendo strade, quartieri e personaggi che nel grande proscenio della piazza del Mercato, fra scenari e quinte di vecchie strade e di vicoli nascosti avevano recitato per anni le loro storie, piccole e grandi vicende di ogni giorno, drammi nascosti o anonimi dolori. Vi avevo citato molti nomi solo marginalmente, dando maggiore spazio al quartiere e al suo quotidiano nei primi del novecento, ma di due personaggi in particolare la mamma mi narrò le loro storie che rimasero impresse nei ricordi per la loro peculiare particolarità, per gli eventi e le consequenze che ne derivarono, per quegli accadimenti “fuori dall’ordinario” che trasformano fatti comuni in eventi epocali tramandabili ai posteri.
Vi ho raccontato la storia di Amelia, una storia di un amore che uccide, ma di un'altra forma di amore la mamma mi raccontò: quello, che così forte, combatte e supera ogni difficoltà e ogni regola imposta da schemi rigidi e conformisti: la storia di Armida e di Carlino.
Armida era la figlia di un verduraio che aveva il banco di frutta e verdura sotto le logge di piazza del Mercato, ma aveva anche un giovane garzone, Carlino, che sotto un ciuffo di riccioli neri nascondeva l'insidia di due occhi di fuoco.
Armida era alta e slanciata e portava i capelli di un castano ramato raccolti in una treccia che le arrivava in vita. Aiutava la mamma nelle faccende di casa, ma non si faceva pregare se a volte doveva scendere in piazza dal babbo a scegliere le verdure da cuocere per la cena... Le sceglieva attentamente , e l'aiutava Carlino a farne i mazzi scelti, intrecciando lentamente gli steli del prezzemolo e intrecciando, nascoste fra le foglie, le proprie dita con quelle di Armida.
L'amore si faceva con gli sguardi, a quei tempi e i pensieri passavano da cuore a cuore, in un silenzio più forte di ogni parola, di ogni sospiro, di ogni promessa. Lei non vedeva che lui, lui non pensava che a lei e si erano promessi, nell'attesa di rivelare presto a tutti il sentimento che da tempo li univa.
Ma su Armida aveva messo gli occhi anche un giovane di famiglia agiata, il cui padre costruiva dei landò, carrozze eleganti sospese su quattro ruote e trainate da due cavalli in pariglia. Quando il giovane si presentò a casa di Armida e ne chiese ufficialmente la mano, il padre ne fu più che lusingato. Si guardava purtroppo al buon partito e meno ai sentimenti di figlie femmine su cui vigeva la patria potestà. Ci si congratulava con Armida decantandone la fortuna di “andare a fare la signora”, se ne parlava fra mamma e mamma con malcelata invidia e col susseguo di chi , dopo gli oneri di una buona educazione impartita, aspira agli onori impensati di un futuro dorato per la propria figlia.
Per Armida fu un fulmine a ciel sereno, come lo fu per Carlino. Ne parlava ormai tutta la piazza del Mercato e chi incontrava la Armida si rallegrava con lei mentre a lei il cuore gemeva di tristezza e davanti al banco paterno della frutta, teneva gli occhi bassi sentendo su di sé lo sguardo di dolorosa passione del suo Carlino, fino a che fu lui, una sera, a fare in modo di incontrarla furtivamente e di proporle l'idea che lo divorava da giorni.
Amore mio... - le disse disperato – Ci resta solo una cosa di fare: scappare insieme e tornare il giorno dopo - e subito, allo sguardo spaventato dell'Amelia, con la mano sul cuore, volle rassicurarla e giurò sul suo onore che non l'avrebbe toccata mai, se non dopo il Sacramento del matrimonio. Fu tutto deciso e dopo alcuni giorni e forse con l'aiuto di una nonna bonaria, vittima di ancestrali costrizioni subite al tempo della sua gioventù, si fece la famosa “ fuitina” del rione, con tutto quello che seguì e quello che se ne disse.
Inutile dire che dopo pochi mesi dal loro ritorno l'Armida e Carlino si sposarono, felici, in San Lorenzo coronando il loro sogno d'amore. ….E quella notte Carlino la toccò e la toccò in futuro così tante volte che misero al mondo una nidiata di figli dai riccioli neri e castano ramati...
Concludo la storia di questo rione rivelando ciò che, molti anni più tardi, il destino ci volle regalare.
Quando nell'anno duemila mio figlio si fidanzò, raccontarono un giorno che il fratello della ragazza abitava da tempo in affitto in un alloggio di Borgo La Noce e parlandone poi curiosamente insieme venimmo a scoprire che quell'alloggio era proprio la casa in cui la mamma aveva trascorso l'infanzia e i primi anni della sua giovinezza. La portammo emozionatissima in piazza del Mercato per farle rivedere la casa, le stanze e il suo passato. Ricordo quella piccola donna novantenne volare sulle scale strette e buie “camminando” sui ricordi con l'entusiasmo di una bambina. Lei “vide” oltre l'arredo moderno della casa i suoi mobili modesti, le sue semplici stanze divise con i fratelli, respirò gli odori antichi del suo quotidiano, si affacciò su quel cortile dove aveva spiato le “bracone” e la follia di Dreino sparare agli uccelli col manico della scopa, rivide il cielo che non era mai cambiato, quel cielo che non muore e ci parla di eternità.
C'è un tempo per ogni cosa, per crescere, per amare, per piangere e per sorridere, per sperare o adagiarsi nel rimpianto, e c'è il tempo dei ricordi con i quali puoi vincere il tempo che scorre e sognare che oggi può essere ancora ieri.
Alessandra Mazzoli
Storie nascoste nel "cuore di San Lorenzo": Amelia
Quando scrissi il mio racconto “Nel cuore di San Lorenzo” misi nero su bianco e “fermai”i ricordi che la mia mamma ogni tanto faceva emergere dal libro della sua lunga vita descrivendo strade, quartieri e personaggi che nel grande proscenio della piazza del Mercato, fra scenari e quinte di vecchie strade e di vicoli nascosti avevano recitato per anni le loro storie, piccole e grandi vicende di ogni giorno, drammi nascosti o anonimi dolori. Vi avevo citato molti nomi solo marginalmente, dando maggiore spazio al quartiere e al suo quotidiano nei primi del novecento, ma di due personaggi in particolare la mamma mi narrò le loro storie che rimasero impresse nei ricordi per la loro peculiare particolarità, per gli eventi e le consequenze che ne derivarono, per quegli accadimenti “fuori dall'ordinario” che trasformano fatti comuni in eventi epocali tramandabili ai posteri.
“.... la mamma racconta che di prima mattina Mastichino gridava le previsioni del tempo... Nominato così dall'arguto sarcasmo fiorentino per l'abitudine di masticare il sigaro, aveva un magazzino in Borgo La Noce dove potevi trovare di tutto, anche la figlia, Amelia, così bella chele stesse sigaraie venivano ad ammirarla uscendo dalla loro fabbrica di Via Guelfa...”
Amelia.... un volto, una figura che ho cercato di immaginare più volte mentre la mamma si soffermava a descriverla. Lei la vedeva con gli occhi del ricordo e io la “disegnavo” con la mia fantasia... Mi ispiravo ai volti e alle donne nei quadri dei macchiaioli: capelli lunghi e cotonati sulla fronte, raccolti in chignon morbidi bassi sulla nuca, decorati con nastri e fermagli... un ovale del volto perfetto, e gli occhi, si, quelli la mamma li ricordava bene e riusciva a descriverli: occhi profondi e scuri, come laghi nascosti da lunghe ciglia , “incastonati” in un viso di velluto, elegante e perfetto come un cammeo.
Amelia aiutava il padre nel suo lavoro ed è facile immaginare quanti “clienti” effettivi o presunti facessero la coda per entrare nella bottega di Mastichino e quanti si soffermassero più del dovuto rivolgendo attenzioni, premure o larvati inviti alla sua stupenda figlia, che , peraltro, ascoltava imperturbabile ma non dava speranze a nessuno. E come le stesse donne entrassero per ammirarla, chi con invidia, forse, chi per godere di quel segreto piacere che ogni forma di bellezza dona al cuore.
Tra questi veniva un giovane di poche parole ma dallo sguardo che lungamente si soffermava su Amelia, sulle sue mani che incartavano la merce, sul suo andare avanti e indietro dietro al banco, ascoltando il fruscio dell'abito lungo ed il nervoso scalpiccio di stivaletti sulle assi di legno della pedana … La seguiva in silenzio, e ogni giorno era lì, con una scusa diversa e lo sguardo adorante.
Finché cominciò ad allentare la sua riservatezza e a parlarle ogni giorno e ogni giorno di più, finché dal cuore salirono alle labbra, sopite troppo a lungo, irrefrenabili parole di amore. Era lì sempre, pregandola di ascoltarlo, di credere a questo amore che viveva con lui, che si svegliava con lui nella voglia di incontrarla e con lui si addormentava nella voglia di sognarla. Ma Amelia diceva di no, prima con grazia e poi sempre con maggiore determinazione, a volte annoiata, a volte con durezza, e poi alla fine quasi con leggerezza, deridendo la veemenza di quella passione diventata per lui ormai incontenibile
Quel giorno se lo vide entrare, come sempre, e fermarsi davanti a lei con uno sguardo diverso e più determinato, una forza e un coraggio nuovi nella voce, una pena risoluta, una speranza disperata nelle parole che disse e quasi le gridò: Amelia,, dimmi di si, o mi impicco. Io non so vivere senza di te... E lei, beffardamente e stando al gioco, si voltò recandosi nel retrobottega e ne uscì con una spessa fune avvolta fra le mani . - Tieni - gli disse beffardamente porgendogliela – la corda te la do io.
E lui, il giorno dopo, la usò, come ultima promessa di amore.
La mamma aggiunse tristemente che Amelia fu travolta dal senso di colpa per quella tragedia annunciata che ella aveva, suo malgrado, causato e cominciò lentamente a consumarsi di pena fino a che la ragione la abbandonò...
Alessandra Mazzoli
A volte per vedere le cose bisogna andare oltre a ciò che vediamo realmente e pensare a ciò che si nasconde dietro ad esse.
Come ad esempio le stelle dietro le nuvole o l'infinito dietro una siepe
Cit. @pensieri-liberi-nella-mente