an american spells the name of the celtic god of love:
Engus

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an american spells the name of the celtic god of love:
Engus
Some silly doodles of my underrated scrimblo, oengus. Love this guy with every fiber of my soul
A quick joke a small few will understand but personally, has me howling with laughter
« Hai frequentato Hogwarts? » « Purtroppo. » con tanto di sogghigno impenitente. « Niente spirito di patriottismo? » « Per una scuola che ha espulso, cacciato, maltrattato o spinto al suicidio* i miei coetanei, dici? » Tanto amore per Hogwarts, seh. La voce si mantiene ancora sulla soglia del dileggio, quasi fosse solo tutta solo una esilarante ironia « Tu? » « Durmstrang. Dovrei essere io, a dire “purtroppo”. » « Anche i vostri docenti spediscono in Ospedale i propri studenti piuttosto che insegnare? »
David in ‘After all this time? Always’
« Al `79 » il suo anno, si potra` intuire « parecchi di noi hanno lasciato prima dei MAGO » « E che vi hanno fatto? Hanno tentato di avvelenarvi tutti?» Se lei si rabbuia, un latrato di risata si ripercuote nell`aria fredda di Novembre, da David che con le spalle larghe a scuotersi se la gode dell`esilarante coincidenza.
*Sidney e Leon, studenti suicidi
Meet Aengus Celtic (Irish)God of youth, love, and beauty. A Tuatha De Danaan,(Original Gods) who’s name means "young son". His harp made irresistible music, and his kisses , which turned into birds, carried messages of love.(aka Angus or Oengus of the Brugh, Angus Mac Oc, Oengus Mac In Og.)
Day 3, "bulky". Óengus and Aurora from Child of Light! Really nice game, I'd recommend it. And I love Óengus and the Kategidas' design so much
19.08.76
La frase che prende a scrivere è "Under the Weather", ma lì si blocca come se non avesse altro da aggiungere di colpo. (...)
L`umidità della sua punta viene sfruttata fino all`ultimo, una tecnica di scrittura non proprio delicata o affinata. Sicuramente non è uno di quelli che possono vantare una bella calligrafia fra le proprie capacità. Tuttavia, scrive ancora "Down To Earth", prendendosi tutto il tempo necessario per farlo. Come se non vi fosse effettivamente un filo logico seguito da egli stesso. (...)
Perchè prende a scrivere dell`altro sul foglio, cambiando radicalmente espressione: si fa serio, medtabondo, preoccupato. "The Bridge is falling down, but.." verga ancora, mandando giù un po` di saliva e riponendo il pennino per raddrizzarsi con la schiena e stiracchiarsi.
Questa volta legge ciò che scrive, soffermandosi un poco sulla frase che lui crea, subendo quel voltarsi nei suoi confronti con la "resting-bitch-face" altrui a darle potenzialmente l`informazione che forse la dovrebbe piantare d`essere così indiscreta. Ma niente. La Loghain se ne sbatte altamente. E` con una calma innaturale, con movimenti fluidi ma letargici, che paiono usciti direttamente da un sogno, che lei scosta la destra dal boccale, non avendo minimamente toccato la sua bevanda, per allungare l`indice in direzione dell`inchiostro. Se l`altro non si opponesse al suo gesto, quindi, picchietterebbe quel dito lungo come la zampa di un`Acromantula albina, sotto quel "But", come a volergli far intendere che sia importante, che quella sia una svolta, per infine virare proprio sulle tre lettere e tentare d`imprimerci forte il polpastrello, in uno sbavare d`inchiostro che porterebbe la sua firma ad impronta digitale, e che cancellerebbe quella congiunzione semplicemente con una breve e naturale dimostrazione della propria esistenza. (...)
Segue con le iridi ambrate il percorso dell`indice di lei, senza dare l`impressione di volerla fermare. La lascia fare, rimanendo immobile e pacifico come un panda piazzato lì ed incapace di lasciarsi scuotere da tali piccolezze. La sbavatura sul foglio, la cancellazione parziale di quelle tre lettere, non hanno su di lui l`effetto che probabilmente avrebbero su molti altri soggetti meno pazienti. Perché poco dopo torna a fissarla senza smettere quell`espressione di mesta ma bonaria calma. «Ora non è più una variabile.»
Non replica, non gli dona altre parole, piuttosto concentrandosi su quel gesto che seppur casuale, ora che lui la fissa constatando l`uragano che si è abbattuto su quella che no, ora non è più una variabile. Resta a guardarlo con il viso che pare trasudare una solennità al proprio gesto che accompagna quel ritirare d`indice, a fargli comprendere che si, è stato intenzionale, e che ora il corso di qualunque flusso di pensieri lui stesse seguendo, lei l`ha in qualche modo intuito, seppur non comprendendone affatto la natura, decidendo d`apporre quella catastrofica diga al mare di possibilità che si sarebbero profilate dopo un semplice "But". Il ponte crolla. Punto. Senza possibilità d`intervento, senza poter scampare all`inevitabilità della cosa. E tu devi farci i conti. Ecco cosa cerca di comunicargli, in un`espressione che per la prima volta s`apre a lui in quel susseguirsi di pensieri che si riflettono sui tratti affilati del volto.
«Mi ricordi molto una persona.»
«Anche tu.» «Più di una.»
Lentamente, non appena la mano grande di lui si ritrae, scivolandole via dalla pelle, le muoverebbe la destra, per rispondere a quella sua ultima domanda in un afferrare di piuma che la vede intingere appena nel calamaio, prima di scrivere sulla pergamena da lui utilizzata: Merrow Loghain. Under the Weather Down to Earth the Bridge is falling down, Merrow Loghain. «Scrivimi.» ultima cosa, in un appoggiare di piuma sotto quella propria scrittura corsiva ed elegante, nella sua nevrotica peculiarità aguzza ed inclinazione verso destra.
Non senza rivolgere occhiate incuriosite a quanto vergato da ella stessa sul foglio. Come fa ogni volta in cui non fa altro al di fuori dello scrutare, l`espressione neutra che gli si dipinge in viso richiama alla più totale indolenza. Alle volte dà l`impressione di essere uno di quelli che sanno di sapere sempre qualcosa che tu non sai. La lascia scivolare via senza che ci si sprechi in saluti o sciocche consuetudini, tornando a ruotare col bacino in favore del Bancone e poggiando entrambi i gomiti sui due lati del foglio di carta. Gli avambracci si incrociano poco sotto di esso. Un mezzo sorriso gli sfugge, mentre altra aria viene sbuffata fuori dal naso. «Mpfh...» Le mani salgono nuovamente, avvicinandosi alle tempie per riprendere a massaggiarle. «..magari fosse così facile, Merrow.»
Deglutisce, a fatica. La vista di quell'immagine, allo stesso tempo così familiare e così estranea, va sicuramente a toccare delle corde molto profonde, delle ferite mai del tutto cicatrizzate, emozioni ancora non del tutto né capite né domate. È passato tempo, ma ci sono persone che sono state troppo importanti per non creare sgomento. Oengus la turba. Turbamento che è reso ancora più profondo dal fatto che solo pochi giorni prima, dei tarocchi di una ragazza semisconosciuta sul pavimento di Diagon Alley, le avevano praticamente urlato il suo nome, in una profezia fatta di passati ed equilibri. Ed è forse anche per questa coincidenza quasi inquietante che un «Gus.» Le esce, a mezze labbra, parola strozzata, pronunciata per sbaglio, in automatismo, in un sovrappensiero dovuto a un sovraccarico di passato che l'ha inondata. Subito si cuce la bocca, affondando i denti nella carne, quasi a farsi male. Vorrebbe non averlo mai detto, se adesso lui, ormai a meno di mezzo metro, l'ha sentita, bisognerà affrontare qualcosa che rimanda da troppo tempo. Le iridi non riescono a staccarsi da lui, lo sguardo quasi mordace.
Ci sono rapporti che non possono venire ricuciti. Vasi che non possono essere riparati. Così, istintivamente e dal nulla, la mano guantata del ragazzo si protende in avanti con una naturalezza che cozza in maniera terribile coi suoi modi tanto ermetici. «Molto piacere.» Commenta solamente, aspettandosi di vederla fare lo stesso. A volte, fingere è un`opzione da non escludere.
I won't disturb the slumber of feelings that have died If I never loved I never would have cried
Tutta una serie di incontrollabili emozioni risalgono da angoli nascosti e mai dimenticati di sé, mentre lei, per una volta, non ha la più pallida idea di cosa fare. Prova una rabbia antica, una tristezza mai del tutto assopita e, ad un tratto, risvegliata. Sente il peso del suo vissuto e la stanchezza di chi se lo trascina dietro, in silenzio, da troppo tempo. Il legno della nave è stanco, dopo una navigazione protrattasi incredibilmente a lungo, la tempesta è lì, ormai il marinaio sa che è giunto il momento di affrontarla. Il vento però, cambia direzione. Gus, stupisce. L'ha sempre fatto. Sgrana gli occhi, perplessa, stupita. Rimane un attimo interdetta davanti a quella mano che le viene offerta. La guarda, a lungo. Poi, tenta un azzardo, andando a cercare di sfiorare con le iridi verdi quelle ambrate di lui. Deglutisce, lasciando passare attimi infiniti in cui non muove un muscolo. Gli occhi lucidi. Lentamente, muove il braccio, la mano bianca e morbida che va a stringere quella di Gus. Una lacrima, e una sola, le rotola lungo la guancia destra. Ricambia il saluto, ancora mantenendo un silenzio assoluto. Poi chiude gli occhi, reclinando leggermente la testa all'indietro. Inspira ed espira profondamente. I movimenti sono lenti, ogni gesto espressione di una necessità emotiva impellente. Riabbassa il capo, aprendo gli occhi dopo aver sbattuto le ciglia un paio di volte, strizzando le palpebre come se ci fosse troppa luce a darle fastidio. Finalmente, mette di nuovo del tutto in mostra le iridi « Il piacere è mio » Mormora, la voce sottile come il fruscio del vento, le labbra che si sollevano leggermente a destra, l'angolo di un sorriso che racchiude tanta tristezza, sollievo, paura. Forse le carte avevano ragione.
Dopo un po` si accorge di avere ancora la mano di Lis stretta nella propria, salda e ruvida, seppur coperta dal guanto. Così la molla. «Non metterti paura.»