Melodie dimenticate
L'altra sera, mentre ero a cena con mamma e papà, in un ristorantino minuscolo, ricavato da una nicchia in un vicolo stretto ma luminoso, un gruppo di signori è entrato nel locale con borsoni alla mano dalle forme più disparate, indice del fatto che contenevano strumenti musicali. Si sono cambiati d'abito e poi sono tornati fuori, tamburelli e organetti sotto braccio, foulard rossi drappeggiati intorno al collo. Credo di aver fissato la mia bistecca così intensamente da vederla poi sdoppiarsi, finché non ho sentito le prime note. Ho ingoiato lacrime di nostalgia assieme a qualche boccone e ho ascoltato quasi senza respirare quella melodia che temevo di aver dimenticato. Invece era solo nascosta in un angolo polveroso, coperta di ragnatele vecchie di otto anni. L'ultima volta che l'avevo sentita era stata ad una festa di paese, di quelle a cui nonno col suo gruppo prendevano spesso parte. Lui, che suonava l'organetto, era il cuore della banda e fino a che la malattia gliel'ha consentito ha continuato a suonare. Suonava anche a casa, a volte, per me e mi incitava a ballare, sorridendo del mio scarsissimo senso del ritmo e delle mille giravolte che facevo. Ero troppo piccola, allora, per cogliere la bellezza di quelle canzoni popolari, la tradizione dei balli e delle note che testardamente viveva ancora nei piccoli centri e cercava di scavarsi un angolino nella memoria dei più giovani. Nella mia, ad esempio, non hanno mai attecchito granché. Non mi sono mai interessata quanto lui avrebbe voluto e sbuffavo sempre quando venivo trascinata a quegli eventi. Oggi, otto anni dopo e una consapevolezza e sensibilità diverse, darei qualsiasi cosa per vedere mio nonno esibirsi di nuovo, per guardare un'ultima volta le sue dita nodose muoversi rapide sulla tastiera, il piede battere a terra e la testa scattare a tempo. Sciocchi esseri umani, schiavi dell'eterno vizio di accorgersi della mancanza di qualcosa solo dopo averla persa irrimediabilmente. È vero che chi muore vive sempre nei ricordi delle persone che l'hanno amato, ma la memoria non basta mai a rendergli giustizia.













