[Di ciò che si salva dalla transitorietà e dalla dispersività.]
Il non luogo della memoria
Possono alcuni sentimenti trascendere il momento e lo spazio? Si possono scandagliare ancora i dettagli di un amore sbiadito dal tempo ma mai svanito dal cuore? Può un occhio acuto rintracciare ancora la sofferenza dietro a un abbandono, la lotta indomita prima di un addio, la delicatezza del dubbio, la confusione consapevole, la chiarezza e la convinzione disarmante di una scelta, l’eccezionalità di un amore? Quanto passato è possibile escludere dalla realtà e quanto di quell'atmosfera unica e di quell'affascinante paesaggio emotivo invece ci portiamo ancora dentro? Quanto di un amore finito si può restituire al presente e salvare dall'oblio?
La luce mi investe. Respiro, mentre rimango a osservare lo scorrere lento del Tevere. Nulla è statico, tutto è in perenne movimento fuori di me. Mi rattrista pensare che tutto si trasforma in qualcosa di diverso, che nulla rimane uguale.
L’onda del tempo travolge l’architettura dei sentimenti che hanno segnato una storia, trasformandoli. È inevitabile– mi dico. Bisognerà farsene una ragione, è nella loro natura mutare - mi ripeto per convincermi. L’acqua che scorre porta via tutto e quell'amore che un tempo sembrava così duraturo, scivola via lontano da me, trascinato dalla corrente.
È davvero tutto così transitorio? Niente sopravvive? – mi chiedo.
Ci deve essere qualcosa di stabile in mezzo a tutto questo fluire - penso. Qualcosa effettivamente c’è che non fuoriesce all'esterno e che è rimasto invariato dentro me. Un sentimento che non affoga, che la malinconia non affievolisce ma preserva.
Io ho la mia personale catalogazione emotiva: i miei luoghi della memoria e i miei brandelli di ricordi che continuano a sorreggere il corpo di quell'amore, sostenendone il peso.
E, mentre sono qui seduta in questo luogo dove tutto mi ricorda te, quell'amore io lo vedo ancora chiaramente, tra gli affluenti che continuamente si incrociano. Lo vedo risalire la corrente alla ricerca della fonte, salvato dall'anonimato e dalla provvisorietà. Lo riscopro intatto nella sua eterogeneità, nel suo miscuglio magico e incredibile. Rivedo il suo poderoso volume muoversi senza disperdersi in un luogo senza geografia apparente, in quell’altrove ignoto agli altri che solo io conosco perfettamente. Fluido, variabile, mai fermo ma stabile internamente, ricompare sotto i miei occhi in quella terra di nessuno che un tempo era nostra e che ora è diventata solo lo spazio della mia memoria.
Socchiudo appena gli occhi. Ne ripercorro per intero il corso nel sogno del reale. A volte, lo ritrovo quasi fermo, in un luogo consolidato, tra gli spazi antichi e limitati del mio cuore. La maggior parte delle volte, però, lo vedo confrontarsi con i luoghi indefiniti e sconosciuti del presente…
E resistere. Continuare ad avere un senso. Sopravvivere, nel nastro mobile del tempo.