"Gli uomini hanno paura che le donne ridano di loro. Le donne che gli uomini le uccidano.”
Margaret Atwood
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"Gli uomini hanno paura che le donne ridano di loro. Le donne che gli uomini le uccidano.”
Margaret Atwood
Vorrei un abbraccio da qualcuno che sappia perché ne sento il bisogno. Un abbraccio che sa com'è stato distrutto ciò che sta ricostruendo.
Il primo giorno di prima elementare avevo paura, non conoscevo nessuno. La nonna mi ha accompagnata a scuola e mi ha detto: "Mi raccomando, fai il bravo e non creare problemi ai tuoi genitori", va bene nonna, sarò buono, promesso.
La maestra mi ha fatto sedere in seconda fila vicino alla finestra, di fianco a me c'è una bambina con i capelli scompigliati, la testa bassa ed il grembiule stretto forte nelle mani. Si chiama Aurora, l'ha chiamata per nome ma non ha mosso un cenno. Non sono stato fortunato con il posto a sedere,mi sa. I bambini seduti in fondo alla classe sembrano più simpatici. È il mio turno, mi alzo in piedi e dico che io sono Tommaso: "Ti possiamo chiamare Tommy?" no, solo la mamma mi può chiamare così e tu non sei lei. Mi risiedo arrabbiato e guardo fuori dalla finestra, l'ora di italiano e matematica passano in fretta con il ripetersi delle stesse identiche presentazioni, finché arriva geografia all'ultimora: "Sarete annoiati dal ripetere ancora le stesse cose, vi va di farmi un disegno? Prendete i vostri colori e disegnate la vostra famiglia".
No.
Incrocio le braccia e resto immobile, la maestra cerca di convincermi a fare il disegno, mi apre lo zaino, prende il portapastelli e lo apre sul banco. Ma io non voglio.
Ad Aurora invece piace molto questo gioco e silenziosa inizia a disegnare. Resto fermo ed arrabbiato finché non suona la campanella, metto tutto nello zaino ed aspetto che la nonna venga a riprendermi. La maestra appena la vede le spiega che mi sono comportato male perché non ho in nessun modo voluto fare il mio compito. La nonna si arrabbia, non mi chiede cosa è successo e perché, non sa qual era il compito da fare, non mi sono comportato bene e lo avevo promesso. Metto lo zaino sulle spalle, stringo forte le bretelle ma Aurora mi tiene per una manica. "Anche io non lo so più se ho una famiglia, non ho più né la mamma né il papà. Ci può essere una famiglia senza mamma e papà?" guardo il suo disegno e vedo che ha disegnato lei nella sua stanza. La guardo, ha uno sguardo triste. Lei ha capito, non ho più neanche io una famiglia da disegnare. Allora sorrido, sono stato proprio fortunato con il posto a sedere, mi sa.
- Respirodinuovo
I haven't been very active because how busy I am lately with my studies and job. Anyway, I found some time to finish a sketch.
This character is Paira, from one of the new series in Shonen Jump Magazine, "Bone Collection". It reminds me of "Urusei Yatsura", so I hope it isn't axed too soon!
If you are curious, you have the official translations in MangaPlus.
Se c’è una cosa che ho imparato del dolore
è che devi attraversarlo.
Devi stringergli le mani e guardarlo negli occhi.
In una notte che non ti avviserà prima di arrivare
capirai quanto è profondo il vuoto che hai dentro
e quanto sarà la grande la tua forza per viverlo,
per riempirlo della vita che soltanto tu potrai ricostruire.
So che piangerai.
E so che nessuno ti sentirà.
Nessuno ti asciugherà le lacrime.
Nessuno sarà lì, accanto a te, a ricordarti che il tuo domani
sarà figlio del male che provi e della guarigione che affronterai.
E’ per questo…e per molto altro…che non giudicherò
mai il dolore di un altro essere umano.
Anche se simile al mio.
Anche se mai provato nella mia carne.
Non posso capirti.
Ma posso restarti accanto quando l’alba ti abbraccerà senza forze e dovrai improvvisare un sorriso che non saprai sentire.
Posso essere il tuo promemoria:
Il bene che sei, e che provi, sarà sempre più forte del male che senti e che sai.
(Natascja Di Berardino)