Prima o poi capita a tutti.

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Prima o poi capita a tutti.
In tempi non sospetti, giù al paesello, ho fatto il parcheggiatore per una stagione. Non ero abusivo, sia chiaro, anche se ci facevo regolarmente la cresta, aumentando le tariffe di cinquecento lire ai turisti milanesi (ora molte domande sul perché sto pagando pegno quassù, stanno avendo risposta). Se non ricordo male è stato dal '99 al '00, il classico lavoro post diploma che ti serve per pagare l'assicurazione, offrire il panino mangiato sul muretto alla morosa di turno e la broda nel serbatoio della moto.
Era un lavoro di tutto relax e una volta una collega che si chiamava, si chiamava, si chiamava, boh Valentina se non sbaglio, si è fermata con me fino a fine turno e abbiamo pomiciato per mezz'ora buona. Così, a caso. Trallatro ora che scrivo, ricordo che si allenava alla pista di atletica leggera con me. Lei faceva marcia ed io i duemila piani.
Ma sto sviando e lo sto facendo con il sorriso stampato in faccia, perché il motivo è un'altro se quello che sto per scrivere, supera di gran lunga il ricordo di quella sventola dalle gambe lunghe.
Nella ditta c'era un ragazzo che si chiamava Tonino ed era affetto da sindrome di down. Gli volevo un gran bene ed era stato inserito nell'organico, per via della percentuale di personale 104, da integrare in un impiego lavorativo. Questo ragazzo però, era una macchina da soldi. Riusciva a tenere a mente ogni auto, targa e faccia che vedeva nell'arco di settimane. E quindi anche quanti soldi gli dovevano. Era capace di incontrare per la seconda volta in un mese la stessa persona e reclamare duecento lire di mancato pagamento.
Tonino si esprimeva a cazzo e cercava di parlare in inglese, senza riuscirci ovviamente, cacciando delle perle che ancora mi fanno sorridere se ci penso. C'erano anche le sue massime. Null'altro erano, che rivisitazioni di detti popolari, tipo: "fidarsi è bene, fidarsi è male" Che senz'altro ritenevo più plausibile e machiavellico di un banale "fidarsi è bene, non fidarsi è meglio".
Ce n'era una però che mi faceva impazzire.
Quando c'erano molti turisti e perlopiù stranieri, non gliene fregava una sega se fossero francesi o tedeschi, lui rispondeva nel suo inglese raffazzonato con un: "ANAUAUANT"
Ma che cazzo dice ogni volta? Ci siamo scervellati tutti di capire cosa volesse dire ma nulla, anche chiedendoglielo lui rispondeva: "ANAUAUANT NO?"
Solo dopo qualche anno, aiutato da una sana dose di pejote in pieno deserto californiano, venni trafitto da un'intuizione. Così dal nulla, arrivò la rivelazione che mi cambiò la vita:
"ANOTHER ONE"
Cioè, aveva tutto un senso finalmente. Iniziavo ad associare i suoi movimenti. Il braccio che indirizzava le auto nel parcheggio con quella frase ripetuta in stile catena di montaggio, lo sguardo sul taccuino senza distrarsi un attimo e un'altro "ANAUAUANT"
Come in A Beautiful Mind riuscì a dare una soluzione ad un enigma che sembrava non avere risposta.
E niente, sono passati un bel po' di anni anche da questo evento e ancora oggi, a volte, mi trovo io stesso a ripetere quella frase senza senso, che in realtà, a ben vedere, un senso ce l'aveva.
Spero stia bene Tonino, chissà dove sarà adesso, ma mi fa piacere pensare che sia da qualche parte, pronunciando ancora ANAUAUANT a qualche forestiero di passaggio al paesello.
Di mare e imbecillità (o stron×aggine?)
Abitando in un paesino che è bandiera blu, anche oggi mi sono sacrificato e sono venuto al mare.
Che vi devo dire? Mare limpido, acqua a temperatura da ammollo immediato, scrub e acqua gym gratuiti e personalizzati.
Purtuttavia qualcosa mi ha fatto salire la mosca al naso (e non so perché si dice cosi... qualcuno lo sa?). Qualche buontempone, o str×nzo, fate voi, aveva lasciato gli ombrelloni dalla sera prima per tenere il posto. Che, poi con tutta la spiaggia libera che abbiamo qua, è proprio una scemenza. Comunque, vi provo il tutto con questa foto, fatta quando i tre avevano già bellamente preso posto; ma credetemi: gli ombrelloni c'erano già, chiusi e impacchettati, con spiaggina infilata nell'ombrellone.
E, a proposito di str×nzi, cavernicoli e imbecilli vari, vi omaggio di un paio di foto fatte nel parcheggio di un centro commerciale, che ritraggono auto parcheggiate a cavallo di 2 stalli.
Per oggi è tutto, dal mondo dei furbetti può bastare così.
P.S.: io amo dire: chi parcheggia in questo modo (o lascia l'ombrellone ad occupare il posto dal giorno prima) è lo stesso che non ci pensa due volte a sfilarti il portafoglio dalla tasca. State attenti!
Pedonalizzati sei blocchi nella capitale catalana: l’obiettivo è ridurre di un quinto il traffico automobilstico e di un quarto l’inquiname
«Abbiamo urgentemente bisogno di un cambio di paradigma rispetto al modello di pianificazione urbana incentrato sulle auto, per passare a un approccio incentrato sulle persone» [...].
Quando il primo superblocco è stato introdotto a Poblenou, nel Nord della città, ha sollevato l'opposizione degli automobilisti e dei commercianti, convinti di perdere affari. Ma l'opposizione è ben presto svanita quando i residenti hanno cominciato a godere dei benefici di un quartiere senza traffico. Con l'implementazione degli altri cinque superblocchi, le resistenze al nuovo piano si sono ammorbidite e ora la municipalità sembra decisa ad andare avanti spedita.
Il modello dei superblocchi ha attirato anche l'attenzione di altre città: a Seattle, che ha un'urbanizzazione a griglia come Barcellona, c'è una proposta per introdurre uno schema simile in diverse zone di sei isolati [...].
Anche in Europa si moltiplicano le iniziative per restituire le strade agli abitanti. Amsterdam sta eliminando completamente tutti i parcheggi superficiali, per riservare quello spazio ai residenti. A Parigi la sindaca Anne Hidalgo ha riconvertito l'autostrada che correva lungo la Senna a passeggiata pedonale, mentre Oslo ha completamente espulso le macchine dal centro.
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Attenzione, è il giornale della confindustria che vi parla, e non vi sta dicendo di passare dalle auto a benzina alle ibride e dalle ibride alle elettriche. Vi sta parlando della liberazione dalle auto delle zone dedicate alla vita cittadina. E ci dice pure che si risparmiano bei soldini in termini di salute pubblica e costi sanitari e che la gente torna a fare acquisti nei negozi del proprio quartiere.
Risate della luce.
@amemipiacelaciccia
“TUTTI SIAMO UTILI MA NEX È INDISPENSABILE”
un po’ come l’italiano. “nex”