«Chi è quella donna in nero là fuori in giardino?»
Joachim capí subito a chi alludeva.
«Oh, è " Tous-les-deux"» disse. «Qui la chiamano tutti cosí, perché è la sola cosa che la si sente dire. Sai, è messicana, non sa una parola di tedesco, e quasi nulla di francese, soltanto qualche parola. È qui da cinque settimane presso il figlio maggiore, un caso disperato che arriverà presto alla fine... ce l'ha ormai dappertutto, è avvelenato da parte a parte, si può dire, infine è come un tifo, dice Behrens... orribile in ogni caso per tutti i suoi. Quindici giorni fa arrivò il secondo figlio perché voleva vedere ancora una volta suo fratello - un ragazzo bellissimo, ti dico, come anche l'altro - entrambi sono ragazzi stupendi, le donne avevano perso la testa. Bene, il minore aveva avuto laggiú qualche colpo di tosse, ma del resto stava benissimo. Appena arrivato qua, figurati, gli sale la temperatura... ma subito a 39 e 5, febbre altissima, capisci, si mette a letto, e se riesce a cavarsela, dice Behrens, avrà piú fortuna che giudizio. In ogni caso era ora, dice, che venisse quassú... E da quel momento la madre va attorno cosí, quando non è con loro, e a chi le rivolge la parola risponde soltanto: "Tous les deux!" - perché altro non sa dire, e qui non c'è nessuno che capisca lo spagnolo.»
«Ho inteso» disse Castorp. «Chi sa se lo dirà anche a me, quando le fossi presentato? Sarebbe strano... voglio dire, sarebbe buffo e pauroso ad un tempo» soggiunse, e aveva gli occhi come il giorno precedente: infiammati e grevi come avesse pianto a lungo, e di nuovo con quel luccicore che vi aveva acceso la strana tosse del cavallerizzo. In genere, gli pareva di aver soltanto ora ripreso contatto coi fatti del giorno prima, come se ora ritrovasse sé stesso, mentre ciò non era ancora avvenuto dopo il suo risveglio. Ed era pronto, dichiarò colando qualche goccia di lavanda sul fazzoletto e portandoselo alla fronte e sotto gli occhi. «Se non ti dispiace possiamo andare a colazione "tous les deux"» disse scherzando con un'aria di eccessiva spavalderia, per cui Joachim lo sfiorò con una occhiata e con un singolare sorriso, malinconico e un po' ironico pareva,... perché, era affar suo.
Thomas Mann, La montagna incantata, (traduzione e introduzione di Ervino Pocar), Corbaccio, 1992.
[ Edizione Originale: Der Zauberberg, S. Fischer Verlag, Berlin, 1924 ]