Ieri, complice il confinamento, mi sono applicato a rammendare qualche paio di calzini: è una cosa che evoca un passato di stenti e povertà, ma è utile e necessaria, allunga la vita del calzino, e adesso sappiamo che questo, se permettete, fa bene anche al pianeta.
È una attività a cui mi dedico di tanto in tanto con compassione ed orgoglio.
Compassione per tutti i ricordi di fatti reali o immaginari del mio passato a cui è associata: le donne che quando ero bambino passavano parecchio del loro tempo a farlo (e lo facevano per bene, non come me: mia suocera cuciva le calze più fini coi capelli, si strappava un capello, lo infilava nell’ago, e ne ricostruiva la trama); le vecchie che disfacevano i calzini laceri per recuperarne il filo e farne altre (e noi bambini attendevamo questo momento per recuperare un po’ di filo per i nostri aquiloni); e mio padre, che immagino rammendare accuratamente i suoi calzini bucati, lui che ha praticamente vissuto tutta la sua vita da solo, vuoi soldato e poi impiegato in Africa Orientale Italiana, vuoi prigioniero in Inghilterra, vuoi emigrato in Venezuela.
Nella compassione ci sono pure io, certo: perché comunque il rammendo dei calzini è una delle necessità della mia vita da solo a cui faccio fronte come posso e come so.
Ma quando mi metto a rammendare calzini provo anche una forma di orgoglio, più ancora che se mi rammendo una canottiera o una maglia, perché l’attività è una sorta di rivincita contro qualche stereotipo e luogo comune legato appunto all’uomo che vive da solo.
“Non crederai mica che un giorno mi metta a rammendare i tuoi calzini?”, mi chiese anni fa una signora che sbadatamente mi trovai a corteggiare. Non m’era nemmeno balenata l’idea che lei potesse fare una cosa del genere per me, ero uscito da un matrimonio in cui non era mai successa una cosa del genere, e da che i miei calzini non me li rammendava mia madre (dai miei vent’anni, voglio precisare) me li rammendavo tranquillamente io, come penso che abbia fatto mio padre in quasi tutta la sua vita.
E così, ieri, mi ritrovavo a rammendare e pensare: no, grazie, i miei calzini me li rammendo da me.