Vivere vuol dire tagliare e infallibilmente sbagliare e poi rattoppare — e nulla tiene […]. Ogni volta che cerco di vivere mi sento una misera sartina che non confezionerà mai niente di bello, che riesce soltanto a far guasti e ferirsi, e che lasciando all’improvviso tutto — forbici, pezze, rocchetto — si mette a cantare. Davanti a una finestra dietro la quale piove in eterno.
Marina Cvetaeva, “Le notti fiorentine”, Voland, 2011.












