Se vuoi viaggiare lontano e veloce, viaggia leggero. Spogliati di tutte le invidie, gelosie, ripicche, egoismi e paure.
Cesare Pavese
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Se vuoi viaggiare lontano e veloce, viaggia leggero. Spogliati di tutte le invidie, gelosie, ripicche, egoismi e paure.
Cesare Pavese
È il dolore che determina la risposta
Ripicca, adesso dimmi cosa senti
Perché chi non è in grado di far pace col cervello o con la realtà, chi coinvolge cuori per poi spezzarli con la leggerezza del nulla, chi pensa di sostituire l'amore con un bicchiere di troppo per rendere per un attimo la propria vita migliore, per poi ritornare nella monotonia in cui è destinato a vivere, merita di stare solo. Non merita amore, né comprensione, né affetto, ma solitudine, così da non poter più far del male a nessuno.
Chiedo per favore ai miei ex fidanzati di mettersi almeno con delle fighe e di smetterla di farmi fare queste figure.
Penso al concetto di gelosia. Penso a quel vuoto che ti prende dentro, colmato da acido e rabbia. Misto a insicurezza. Misto all'idea, ingannevole, di possesso. Misto al bisogno di competizione, all'illusione di controllare, misto all'istinto di ripicca, di rivalsa, di contrasto. Penso al contorcersi, alla gastrite, al non dire, al pretendere, al chiedersi, all'immaginarsi, al fantasticare, all'ingannare. All'ingannarsi. Penso alla nebbia negli occhi, alla ragione che sfugge, all'istinto che prevale, all'impulso nel sangue, che scorre bollente nelle vene, che arriva al cervello. Penso al non capirsi, al dialogo impossibile, all'egoismo, al trabocchetto, ai dettagli travisati, alle parole inventate. Alle prove e alle controprove, mai provate. Alla rivale sempre troppo bella, o troppo brava, o troppo ricca. O troppo magra. O troppo colta. Penso che tutto questo, a diciotto anni, possa tranquillamente essere ordinaria amministrazione. Ma poi, da una certa età in su, credo dovrebbe essere diverso. Il che non significa che la gelosia a una certa età sia più consentita, anzi. La trovo naturale. Solo, dovrebbero cambiare le modalità. Il modo di comunicarlo, le ragioni che la scatenano. Dovrebbero cambiare le priorità, gli obiettivi, gli alibi, il gioco, la logica. Gli schemi, i fattori. Quindi, un termine buono è: maturità. Nella valutazione delle situazioni. La maturità nel comportamento. Nel porsi. Nel dire no. Nel dire sì. Nel dissipare i dubbi. Nel non farli nascere. Nell'evitare mediocri vasse gratuite speculazioni emotive. Penso al concetto di equità, al do ut des, al fatto che se non ci si sente presi in giro, certi sentimenti si esternano più volentieri, con più tranquillità. Che alcuni piccoli sforzi va bene farli per primi, ma non da soli. Che va bene fare il primo passo, ma non i primi duecento. Che dare senza ricevere mai, fa un po’ irritare. Un termine (di moda): parità. Penso all'attitudine che abbiamo (dovremmo avere) di non fare agli altri quello che non vorremmo fosse fatto a noi. Di non dire agli altri quel che non vorremmo fosse detto a noi. Di riconoscere, senza tanti giri di parole, il senso autentico delle cose, per quel che in cuor nostro sappiamo essere. Evitando furbizie dialettiche, reticenze, ritardi, o quant'altro. Il termine buono è: onestà intellettuale. Penso all'empatia, alla capacità che abbiamo di metterci nei panni dell'altro. Di comprenderne le motivazioni, le ansie, le gioie. Le paure, il dolore. Penso alla capacità di piangere e ridere con gli altri. Negli altri. Per gli altri. Un termine buono è: sensibilità. Penso all'idea di non puntare il dito. Ricordandoci che in fondo siamo i primi a sbagliare, i primi a essere opportunisti, i primi a collezionare errori, uno dopo l'altro, e a pensare ai nostri interessi. Siamo i primi a essere un po’ puliti e un po’ sporchi. Un po’ bravi e un po’ cattivi. Un po’ chiari e un po’ scuri. Il termine: tolleranza. Penso alla facoltà di comprendere il peso delle cose, il grado di importanza, il senso della situazione, l'insieme degli elementi. Penso a saper guardare una fotografia senza fissarsi su un solo, inutile, dettaglio. Penso alla facoltà di assumere una scala di valori che renda tutto relativo, come è giusto che sia. C'è un verbo: cogliere. Penso a dei violini, alla musica, a un concerto, allo sfiorarsi. Penso al profumo del fiammifero appena acceso, o del cornetto appena sfornato,o del popcorn appena scoppiato. Penso al sentire. Al sentirsi. Penso al concetto di sognare. Ai colori. Alla leggerezza. Penso al concetto di volare. Di volere. Di correre. Di bere vita. Vita. Di esserci. Di esserci. Di esserci. Penso all'amore. C'è un verbo: amare. Penso che basterebbe poco. C'è un verbo: provare.
Roberto Emanuelli
Odio chi fa le cose per ripicca.
"Fai questo? Beh, allora faccio quello".
Perché poi ti rendi conto che il "quello", che magari ti ha anche coinvolta, non è stato intenzionale ma solo vendicativo.
Quindi, grazie per avermi fatta partecipare, aspetto i casting per la prossima testa di cavallo che vuoi spedire a qualcuno.
Poi te la spedisco, in fronte.