Prodi, esercito Ue e il "miracolo" di Trump: cosa ha detto a 'Che tempo che fa'
'Se si fa esercito Ue, la Russia si ferma'
"Se si fa l'esercito europeo siamo talmente più forti e avanti della Russia che certamente si ferma."
NO IRONIA 😁😂🤣

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Prodi, esercito Ue e il "miracolo" di Trump: cosa ha detto a 'Che tempo che fa'
'Se si fa esercito Ue, la Russia si ferma'
"Se si fa l'esercito europeo siamo talmente più forti e avanti della Russia che certamente si ferma."
NO IRONIA 😁😂🤣
Quando Barnard definì #MarioMonti un criminale: l'origine dell'euro e il desiderio franco-tedesco di dominio in Europa
Così, giusto per non dimenticare chi sono gli – non unici, sia chiaro – artefici del crollo economico del nostro Paese. (…) L’effetto di queste manovre è stato e sarà fortemente recessivo, ed è a dir poco sottostimato da Monti. Infatti, ormai certificato che queste manovre hanno contribuito ad abbattere il Pil nel 2012 almeno di due punti e mezzo, il governo prevede ottimisticamente che già il…
Dialett ticines
" «Con la cultura non si mangia» ha dichiarato […] Tremonti il 14 ottobre 2010. Poi, non contento, ha aggiunto: «Di cultura non si vive, vado alla buvette a farmi un panino alla cultura, e comincio dalla Divina Commedia». Che umorista. Che statista. Meno male che c’è gente come lui, che pensa ai sacrosanti danè. E infatti, con assoluta coerenza, Tremonti ha tagliato un miliardo e mezzo di euro alle università e otto miliardi alla scuola di primo e secondo livello, per non parlare del Fus, il Fondo unico per lo spettacolo e altre inutili istituzioni consimili. Meno male. Sennò, signora mia, dove saremmo andati a finire?
In questi ultimi anni, però, l’ex socialista Tremonti non è stato il solo uomo politico a pronunciarsi sui rapporti tra cultura ed economia. Per esempio, l’ex ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, Maurizio Sacconi, ha sostenuto che per i laureati non c’è mercato e che la colpa della disoccupazione giovanile è dei genitori che vogliono i figli dottori invece che artigiani. Sapesse, contessa… E il filosofo estetico Stefano Zecchi, in servizio permanente effettivo nel centrodestra, ha chiuso in bellezza, come del resto gli compete per questioni professionali: ha detto che in Italia i laureati sono troppi. Insomma, non c’è dubbio che la destra italiana abbia sposato la cultura della non cultura e (chissà?) magari già immagina un ritorno al tempo dell'imperatore Costantino, quando la mobilità sociale fu bloccata per legge e ai figli era concesso fare solo il lavoro dei padri. (Non lo sapeva, professor Sacconi? Potrebbe essere un’idea…) E la sinistra o come diavolo si chiama adesso? Parole, parole, parole. Non c’è uno dei suoi esponenti che, dal governo o dall'opposizione, non abbia fatto intensi e pomposi proclami sull'importanza della cultura, dell'innovazione, dell'istruzione, della formazione, della ricerca e via di questo passo, ma poi, stringi stringi, non ce n’è stato uno (be’, non esageriamo: magari qualcuno c’è stato…) che non abbia tagliato i fondi alla cultura, all'innovazione, all'istruzione, alla formazione, alla ricerca e via di questo passo. Per esempio, nel programma di governo dell'Unione per il 2006 si diceva: «Il nostro Paese possiede un’inestimabile ricchezza culturale che in una società postindustriale può diventare la fonte primaria di una crescita sociale ed economica diffusa. La cultura è un fattore fondamentale di coesione e di integrazione sociale. Le attività culturali stimolano l’economia e le attività produttive: il loro indotto aumenta gli scambi, il reddito, l’occupazione. Un indotto che, per qualità e dimensioni, non è conseguibile con altre attività: la cultura è una fonte unica e irripetibile di sviluppo economico». Magnifico, no? Poi l’Unione (o come diavolo si chiamava allora) vinse le elezioni e andò al governo. La prima legge finanziaria, quella per il 2007, tagliò di trecento milioni i fondi per le università. Bel colpo. Ci furono minacce di dimissioni del ministro per l’Università e la Ricerca, Fabio Mussi. Ma le minacce non servirono. Tant’è che, nella successiva legge di bilancio, furono sottratti altri trenta milioni dal capitolo università a favore… degli autotrasportatori. E inoltre, come scrivono Francesco Sylos Labini e Stefano Zapperi, nel 2006 con il governo Prodi «c’è stato un calo del trenta per cento circa dei finanziamenti, cosicché il già non generoso sostegno alla ricerca di base è diminuito, da circa centotrenta a poco più di ottanta milioni di euro, proprio nel periodo in cui al governo si è insediato lo schieramento politico che, almeno a parole, ha sempre manifestato un grande interesse per la ricerca». Certo, dopo quanto avevano scritto nel programma, non sarebbe stato chic e «progressista» avere la faccia tosta di dire che bisognava sottrarre risorse alla scuola e all'università, e allora non l’hanno detto. Però l’hanno fatto, eccome. "
Bruno Arpaia e Pietro Greco, La cultura si mangia, Guanda (collana Le Fenici Rosse), 2013¹ [Libro elettronico]
Franco, Romano e l'abbaglio
Franco, Romano e l’abbaglio
Grazie a Fausto Grassi per averlo condiviso. Leggetela questa intervista, sintetizza in modo superbo tutte le obiezioni che condivido anche io su tutta questa faccenda “emergenza climatica”. Romano Prodi l’ho visto anche la settimana scorsa, in giro per Bologna.È sempre con qualcuno, veste come un poveretto, nessuno lo ferma.Forse non tutti sanno che esiste anche un membro sano della famiglia,…
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Come reagisci, quando i tuoi due PEGGIORI NEMICI di sempre ti vogliono alla festa — e per di più per fare la festa ai tuoi attuali soci?
(Uno lo fottevi corrompendo i giudici, l’altro lo fottevi corrompendogli i senatori… io al tuo posto non avrei dubbi: ANDREI. Sarebbe la soddisfazione di una vita e il coronamento di una carriera intera.)
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«Non è un tabù». Romano Prodi ha ragione: per il centrosinistra, per il Pd, Berlusconi non è un tabù, è un totem. Non è una novità, una conversione sulla via del Quirinale, una rivoluzione: è, finalmente, il coraggio della verità. Se l’Italia di oggi è così lo si deve al fatto che Berlusconi ha vinto. E non solo perché i governi Prodi e gli altri del Centrosinistra non hanno mai torto un capello al suo monumentale conflitto di interessi: molto più profondamente perché ne hanno introiettato i ‘valori’, la bussola, la visione politica. Quando qualche storico in vena di automortificazione studierà, con sufficiente distanza e distacco, l’Italia di Prodi e Berlusconi constaterà che un’unica cultura di fondo la dominava: ed era quella del centrodestra. Privatizzazioni, precarizzazione del lavoro (riforma Treu, governo Prodi), diseguaglianze in crescita, erosione del diritto allo studio, disparità di genere, ingiustizia fiscale, securitarismo autoritario (il pacchetto Maroni che accoglie in toto il pacchetto Prodi), europeismo puramente economico all’insegna dell’austerità, regionalismo disgregante: e, su tutto, il disprezzo per il Parlamento e per la democrazia rappresentativa, con elezioni dirette, primarie e crescente personalismo. Non una di queste derive ha visto mancare la spinta della parte di Prodi: spesso, anzi, determinante. Il Prodi che alla fine comunque vota ‘sì’ al referendum costituzionale renziano, il Prodi che sillaba (pochi mesi fa) che «al Pd serve un padre» e che per fermare «la tendenza nazionalista e autoritaria dei populisti» è necessario che il nuovo segretario «tragga forza dal suo popolo è lo stesso Prodi che ora riduce la questione Berlusconi a una saga personale di nemici-amici, dichiarando: «Due ragazzi come noi che per una volta giocano insieme è una bella cosa, no?». Alla fine, è questa la cifra: il potere, il potere personale. Che è più forte delle vistose differenze di vite (l’austero professore bolognese, il magnate-magnaccia milanese), e che permette di dimenticare tutto: P2, mafia, corruzione, evasione fiscale, distruzione del pluralismo informativo… Tutto lavato via, da un sorriso tra questi «ragazzi» che marciano verso il secolo di vita. La “memoria del pesce rosso” non fallisce mai. Ma il punto avvilente, misero, squallido di questa cosa è che l’endorsement prodiano non è finalizzato al “bene del Paese per fermare i populisti-sovranisti” bensì a quella poltrona già sfuggitagli una volta: il Quirinale. Per avere la quale il Professore è disposto anche a cotanta ingoiata di rospo.
L'ex presidente della commissione europea, ospite di Casa Lateral di Bottura, critica le posizioni di Lega e 5Stelle: "I soldi del fondo
Se Prodi è per il MES, bisogna starne alla larga, perché: