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Buona Serata
1/8/2025, ore 9:43
il mondo fa schifo, e dopo tutti i video superficiali su tiktok di gente tra i 9 e i 68 anni che se la tira manco fosse il padre eterno penso che tumblr sia rimasto l’unico posto tranquillo e sicuro (video/gif/foto p07no a parte ovviamente). là fuori ci sono i criticoni perbenisti e finti moralisti, qui ci sono i criticoni sul pezzo. là fuori c’è invidia e gelosia, qui dentro ognuno pensa ai cazzi suoi. là fuori c’è cattiveria, egoismo e menefreghismo, qui dentro c’è una sorta di oasi di pace e nella maggior parte dei casi le persone sono sempre carine, gentile e premurose.
sono una ragazza isolata e letteralmente non ho amici. con questo non intendo che non ho persone con cui parlare a cuore aperto, intendo proprio che non c’è nessuno. se esco, esco da sola e via dicendo. ho solo whatsapp che apro una volta ogni morto di papa, e tumblr che installo disinstallo come se non ci fosse un domani. ho disattivato nuovamente instagram, non mi piace. e poi va be’, hai quella strana e tremenda sensazione chiamata FOMO, ma vaffanculo non mi interessa se mi perdo il 99,9% degli eventi nella mia città o l’ultima canzone uscita o le notizie americane. sono completamente ignorante e se uscissi con qualcuno sarebbe un bel problema. ma la gente di cosa parla? boh. ieri sera ero uscita per andare a trovare una signora anziana, così, perché mi andava, e niente. le strade erano semivuote e le finestre dei condomini quasi tutte aperte. mi ero persa tra rumori di forchette e risate. la gente non stava parlando di nulla di che, in realtà, ma si stava divertendo. e poi tutte le gelaterie aperte, le canzoni che arrivavano da discoteche o locali lontani. avevo aperto maps per capire se ci fosse qualche locale nelle vicinanze, ma niente. cosa potevo fare? la signora anziana stava mangiando la sua minestrina alle 21:15, da sola a casa sua; le avevo fatto un po’ di compagnia tra le luci gialle soffuse del suo piccolo appartamento, quando tutto il resto del mondo, fuori dalle finestre che lei non vuole mai aprire, rideva, ballava e scherzava.
E mi piacciono quelle serate calde afose, la casa è tutta al buio perché anche la luce fa sudare, dalla finestra aperta entrano le note del pianoforte, mi fermo e ascolto, il ragazzo che abita di fronte a me è diventato proprio bravo, penso. Ricordo i primi solfeggi estenuanti, li avevo imparati a memoria e, come quei motivetti che ti entrano in testa, li canticchiavo mentre mi preparavo per uscire, invece adesso è bello restare qui a ascoltare, tutta la musica entra nelle stanze, il gatto sdraiato sul davanzale finalmente respira un po’ di aria fresca, e io vorrei non essere triste, vorrei non pensarti, vorrei non doverti dire mi manchi.
Story
E’ sera tardi e io, te e un'altra ragazza siamo gli unici single del gruppo. Non riesco a guardarti negli occhi, ho paura che tu possa leggerci quanto mi piaci. Non siamo più dei ragazzini, potrei essere diretta, ma con te non ci riesco. Si ride e si scherza, la serata è finita, sono le ultime battute prima di salutarci tutti. Siamo nel piazzale dove di solito ci troviamo per fare le macchine, è vicino casa tua, infatti tu arrivi sempre a piedi. Siamo sempre una decina circa, anche se a volte qualcuno ci pacca all’ultimo minuto.
Arriva il momento dei bacini per salutarci, saluto le mie amiche, poi ci salutiamo noi due, ti pieghi perché sono bassa rispetto a te, e mentre ci salutiamo in quella frazione di secondo sento il profumo della tua pelle misto a quello del profumo che usi, ormai lo conosco bene, e per un attimo sento i brividi in questa calda serata estiva. Salgo sulla mia auto e aspetto un attimo prima di partire. Metto in moto l’auto e mentre esco dalla via vado piano per seguirti con lo sguardo. Sei bello da morire. Vedo dal passo che non sei deciso ad andare a casa, ti guardi in giro e un po’ per terra, le spalle curve, le mani nelle tasche davanti dei jeans. Ho notato che qualcosa ti turba, da tutta la sera, di solito sei brillante ma stasera sei stato sulle tue, poche battute, assorto nei tuoi pensieri. Avrei voluto davvero dirti qualcosa, ma il motivo è lo stesso per cui non ti guardo negli occhi. Entri nel vialetto scuro di casa tua, non ti sei accorto che ti sto guardando, sei troppo preso dai tuoi pensieri. Ti vorrei abbracciare, dirti che andrà tutto bene e vorrei essere la cura al tuo malessere, ma chiederei troppo e poi non so cosa ti affligge. Ti seguo con lo sguardo fino a che la tua figura non sparisce completamente nell’oscurità. Cosa hai?
Sospiro, accendo la radio e questa volta parto davvero verso casa mia. Abito poco distante, 8 minuti al massimo, ma mi sembra un eternità arrivarci. Sono una stupida, alla fine ci conosciamo da poco, ma ormai ci conosciamo. Mi pento di non essermi fermata per la mia paura folle di mostrarti i miei sentimenti. Ma poi in realtà la paura non è esattamente questa. La mia paura è non essere ricambiata quindi tanto vale non crearsi il problema, si vive meglio così. Alla radio trasmettono solo canzoni allegre o da discoteca, non c’è una canzone che faccia al caso mio, oppure è la mia mente che esplode, non saprei. In questi anni mi sono creata una corazza attorno al mio cuore che è impenetrabile, sta diventando difficile anche a me entrarci. A volte mi domando se sono davvero umana, ma poi di nascosto da tutti piango e mi commuovo, a volte sono sensibile su cose che nessuno si aspetterebbe. Ripenso di nuovo a te, si sono davvero una cretina a non essermi fermata a chiederti cosa hai. Devo mettere da parte i miei sentimenti, in fondo siamo prima tutto “amici”, o conoscenti, ma poco importa la definizione, non mi piace voltarti le spalle così.
La luce verde del semaforo mi dice che devo andare, per fortuna non ho nessuno dietro, chissà da quanto era così, sono troppo assorta. Devo tornare indietro o non me lo perdonerò mai. Devo tentare, buttare giù questa corazza una volta per tutte. Invece di svoltare per la via di casa mia torno indietro. Ripasso il semaforo, giro a sinistra alla rotonda, tiro dritto. Sulla mia destra la solita baracchina di piadine apertao ad ogni ora della notte, un gruppo di ragazzi sono seduti a mangiare nei tavolini davanti, quasi sul ciglio della strada, passo la zona industriale, giro a sinistra ed eccomi sulla via dalla quale sono partita, sulla destra il tuo vicolo. Mi parcheggio li vicino, scendo dall’auto. Un altro brivido percorre la mia schiena, il mio cuore batte a mille e la gola mi si secca. Prendo fuori il cellulare dalla borsa e seguo la strada pedonale per andare nel parchetto dietro casa tua. Di fronte la finestra della tua camera c’è una panca, mi siedo e guardo in su. Le finestre sono aperte, le tende tirate e la tua sagoma che si intravede nella luce gialla fioca, vuol dire che sei sveglio. Sospiro, sono leggermente spaventata a rimanere qui seduta al buio e sola. Devo scriverti per forza.
“ciao, paglietta insieme? Sono qui sotto…” invia messaggio.
Attendo e cerco di guardare attraverso la finestra, quasi avessi i raggi X. Sento il tuo cellulare che squilla, la tua ombra si alza e sparisce dalla finestra. Attendo. I secondi più lunghi della mia vita. Magari pensi che sono pazza, magari sei solo stanco stasera, magari hai voglia di stare per i fatti tuoi. Che stupida, sento il freddo e ad ogni singolo rumore sobbalzo. Ho davvero paura qui fuori, ti prego scendi, ti prego. Dalla tua finestra non sento più rumori, non hai risposto al mio messaggio, odio aspettare, che strana sensazione, mai provata. Sento dei passi, è buio pesto, spero sia tu, ma devo aspettare che passi sotto l’unico lampione del vialetto per capirlo. Mi sento davvero stupida soprattutto adesso che vedo avvicinarti a me e sento il sorriso che si espande sul mio viso, incontrollabile, sicuramente stai pensando “ma vedi questa che alle 2 di notte mi scrive per vedermi”. Ti sei cambiato, adesso hai le infradito, dei pantaloncini con una fantasia floreale e una maglia bianca mezza stropicciata. Ci salutiamo e ti siedi a fianco a me, sei così vicino che se sento il calore del tuo corpo sulle mie braccia nude. Ancora non ti ho guardato negli occhi, mi porgi una sigaretta, la prendo e me la porto alle labbra. Non che mi piaccia particolarmente fumare, ma quando sono nervosa ne sento il bisogno. Frugo nella borsa per cercare un accendino, ma tu sei più svelto e mi accendi la sigaretta. In quel frangente i nostri occhi si incrociano, ci guardiamo, un miliardo di pensieri esplodono, ma appena me ne accorgo mi volto esattamente dall’latra parte, quasi come se fossi una bambina che l’hanno beccata a rubare qualcosa
CONTINUA …
Ogni tanto la malinconia torna a farsi sentire, tipo stasera
Nel niente
Nuda sulle lenzuola.
Gioco col mio piercing.
Mi fumo na canna.
Galleggio nel niente.
Potrei stare ore a scorrere la dash guardando foto di paesaggi innevati, montagne, ghiacciai, pinguini, orsi polari. Sento quasi il cervello meno lessato. Quasi.
Ho lasciato per dieci minuti la finestra di camera mia aperta per fare entrare un po’ di fresco e quando spalanco la porta mi ritrovo il letto e la tenda invasi dalle lucciole.
Siii