Hai la testa piena di vuoti, I nervi tesi in spasmi di noia, tremi d'apatia contrastante. Ed è tutto in un equilibrio precario, retto da fili d'immagini sbiadite. Flebili, inutili, mortali lucciole. Gesti incerti. Sposti piano le persone immobili, ospiti nel palazzo mentale che hai creato notte dopo notte. Paura dopo paura. Prigione piena di statue di sale. Preghi per abitudine, pareti buie, verniciate da poco. Posi un braccio sugli occhi, ti giri s'un fianco, inciampi nell'ennesimo vuoto. Cambi prospettiva, ma resti accerchiato da illusioni. Cambi prospettive. Sei ancora su quella panchina, colle lenzuola di buio e aspettative attorcigliate alle gambe, al collo. Non sai dove mettere le mani, dove appoggiare lo sguardo. Ombre d'imbarazzo tra i tuoi capelli chiari. Non è cambiato niente, hai lasciato lo spazzolino sul bordo del lavandino, e la giacca sullo schienale della sedia in soggiorno. Hai lasciato il suo mezzo sorriso perdersi nell'indifferenza, troppo spazio tra il suo corpo e il tuo. Caldo, barcolli per la stanza, accendi il ventilatore. In piedi, tremi ancora. Mentre l'attesa s'appiccica irrimediabilmente alla pelle. Spettatore d'una scena mai scritta. Assuefatto alla perplessità. Devi dormire.