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esplorando nelle ombre, dall'una all'altra, tra elzeviro e frammento
Blanca Viñas Unknown depths / Profundidades desconocidas ___
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Cistus
Nessuno capisce davvero la fisica quantistica (e forse va bene così)
Se vi siete mai sentiti sopraffatti cercando di capire i bizzarri concetti della fisica quantistica, siete in ottima compagnia. A quanto pare, anche i fisici più brillanti del mondo non sono del tutto sicuri di cosa significhi veramente. In un recente articolo pubblicato su ScienceAlert, si esplora un'idea tanto semplice quanto profonda: forse, dopo quasi un secolo di dibattiti, è ora di ammettere che "capire" la meccanica quantistica nel senso tradizionale del termine potrebbe non essere l'obiettivo principale. La fisica quantistica è la teoria scientifica di maggior successo della storia. Le sue equazioni descrivono il comportamento del mondo subatomico con una precisione sbalorditiva e sono alla base di tecnologie che usiamo ogni giorno, come i computer e gli smartphone. C'è solo un piccolo problema: le sue implicazioni sono così strane e controintuitive da sfidare il nostro concetto di realtà. Parliamo di particelle che esistono in più posti contemporaneamente (sovrapposizione), che restano misteriosamente collegate a distanza (entanglement) e il cui comportamento cambia a seconda se le stiamo osservando o meno. Come si traduce tutto questo nel mondo macroscopico che percepiamo? Qui nascono le "interpretazioni" della meccanica quantistica, come la celebre Interpretazione a Molti Mondi, che ipotizza l'esistenza di infiniti universi paralleli, o l'Interpretazione di Copenaghen, che suggerisce che la realtà a livello quantistico sia intrinsecamente probabilistica. Il punto, come evidenziato dagli scienziati, è che nessuna di queste interpretazioni è (attualmente) verificabile sperimentalmente. Sono più simili a narrazioni filosofiche costruite sopra un solido impianto matematico. Fisici come Sean Carroll e Adam Becker sostengono che dovremmo prendere più sul serio il compito di trovare una spiegazione definitiva. Altri, come il fisico teorico e divulgatore Carlo Rovelli, adottano un approccio più pragmatico, suggerendo che forse la meccanica quantistica non descrive il mondo "come è", ma piuttosto "come interagisce con noi". Secondo questa visione, non ha senso chiedersi dove sia una particella prima di misurarla, perché la sua posizione non è una proprietà definita finché non avviene un'interazione. L'articolo di ScienceAlert ci lascia con un pensiero provocatorio: forse il nostro cervello, evolutosi per sopravvivere nella savana africana, semplicemente non è attrezzato per afferrare intuitivamente la realtà del mondo quantistico. E forse, per continuare a fare progressi scientifici e tecnologici, non è strettamente necessario. Possiamo usare le equazioni, costruire dispositivi incredibili e, allo stesso tempo, accettare che la natura a livello fondamentale operi in un modo che potrebbe rimanere per sempre al di là della nostra comprensione più profonda. In fondo, ammettere di non sapere è il primo, fondamentale passo verso la vera conoscenza. E nel regno quantistico, sembra che siamo tutti ancora all'inizio del viaggio. “Questo articolo ha beneficiato dell’assistenza di Gemini, un modello linguistico AI” Read the full article
Astratti Cinetici, dettaglio. Nicholas Bertini - 2018