“Lavora per….” la voce bassa alle mie spalle mi accarezza la pelle. Non mi volto “So che te lo stai chiedendo” “Non mi devi nessuna spiegazione” riprendo a camminare, non voglio mostrarmi delusa, anche se, e non lo sopporto, lo sono. ‘Scappo’. Sento che mi afferra il braccio, e così mi giro verso lui. Se fossi abbastanza forte, chiuderei gli occhi per non guardarlo. Però non lo sono. “No, non ti devo spiegazioni, eppure eccomi qui a dartele” “Perché?” non strattono il braccio, il calore della sua mano attraverso la stoffa mi placa “Perché sai. Ne ero al corrente e non te l’ho detto” “Non sono così stupida come credi” lo dico piano “Volevo che mi accompagnassi, è importante che tu ci sia” “Ti avrei accompagnato comunque” “Non volevo metterti in difficoltà per niente” sospira, un sospiro un po’ troppo profondo “Mettermi in difficoltà per niente?! Lei è niente? Vedo che tieni conto di quello che provo. Ma è vero sono stupida, spero ancora che il tuo lavoro non venga prima di me” “Ti concedo di parlami in questo modo solo perché sei arrabbiata” “Ti concedo di trattarmi in questo modo solo perché so quanto è importante questo per il tuo lavoro e soprattutto per le persone che lavorano con te. Non sono arrabbiata, sono delusa. Signor ‘io ometto’, anzi nessuna omissione mi hai mentito, l’altro giorno ti ho chiesto se c’era questa evenienza e tu hai detto di no!” gli sto puntando il dito contro, e non dice niente “Non so se sia una buona idea che io sia qui, potrebbe fare una scenata” “Tutti gli altri posso fottersi… Dobbiamo tornare” “Tra un attimo, devo controllare i messaggi” “Ti dispiacerebbe guardarmi quando ti parlo” ora mi rifiuto di guardarlo e anche di parlargli. Il mio atteggiamento lo fa sentire frustrato. Lo dimostra il modo come solleva il petto quando mi si mette davanti. Si china verso di me ed io abbasso lo sguardo, non ho intenzione di mostrargli le mie emozioni “Vorrei che mi guardassi” ignoro la sua richiesta e mi concentro sul telefono nella speranza che mi lasci in pace “Per favore guardami” ordina in tono gentile “No” “Sento i tuoi pensieri” dice spingendo il volto contro la mia guancia, non vorrei ma arretro “Stai di nuovo pensando troppo” “Mi hai mentito” mi prende con delicatezza il mento, obbligandomi a guardalo “Non lo definirei così” avvicina le labbra alle mie. Mi da baci delicati. È furbo. “Hai pensato a cosa tu stai facendo a me?” quasi non sento la sua voce “Sembri convinta che tutto questo per me sia facile” “Sto facendo quello che mi hai chiesto” “Non fingo di non sapere cosa sta succedendo” appoggio la fronte sulle sue labbra “Quante volte devo ripetertelo” mormora tra i denti “Quando ti parlo devi guardarmi” lo dice solo perché non sa che altro dire “E se ti guardo cosa mi dirai?” chiedo insolente “Se mi guardi lo scoprirai” si piega per entrare nella mia visuale. Il suo viso è adirato, ne sono sollevata quanto meno non leggo la sua arroganza “Volevo condividere questo momento con te, dovevo dirtelo, ti saresti inquietata. Ti supplico non lasciare che la sua presenza interferisca” non l’avrebbe fatto se avessi saputo che era qui “E’ difficile” i suoi occhi blu stanno supplicando, è più insicuro di me, pensa che mi lascerò intimidire fino ad andar via. Non lo farà. Nulla potrà farlo. “Non pensare” mormora destandomi dalle mie considerazioni “Uno di noi due deve farlo” “Ti stai comportando da sciocca” “Non credo” “Smettila” mi siedo avvilita “Ti ho già detto che non è scontato che io capisca” “Non dire cazzate” si inginocchia davanti a me “Che stai facendo?” “Faccio quello che fa un uomo quando vede la donna che adora perdersi, cerco di farle capire le mie ragioni” vedo compassione nei suoi occhi ” “Perché me lo hai nascosto?” chiude gli occhi nel tentativo di mantenere la calma “Credevo fosse la cosa giusta” È sincero. Mi bacia la mano, facendomi venire i brividi “Non avercela con me” accarezzo la sua guancia “Sarei venuta pur sapendo, non dovevi mentirmi” “Il mio atteggiamento nei tuoi confronti è sempre stato un fardello, ma io non posso fare nulla quando si tratta del mio assillo per te” “Prepotenza” solleva la testa e il suo sguardo si fa interrogativo “Prego?” trattengo un sorriso, la sua educazione fa capolino. Mi alzo e lui con me, liscio la sua giacca “Prepotente” ripeto “Voglio proteggerti” “Da cosa?” “Da chi si mette tra noi” si prende un attimo per pensare prima di concentrarsi su di me, metto le braccia intorno al suo collo “Grazie” “E di cosa?” “Come potrei non esserti riconoscente di averti al sicuro tra le mie braccia?” “Vorrei non perdonarti, devi capire che hai sbagliato” “Vorrei riuscire a non sbagliare” “Non importa”. E tutto cambia… Proprio quando comincio a pensare che forse ho dato troppa importanza alla cosa, sento una voce “Stai ancore con lei? Perché?” Il suo tono acuto e stridulo ci colpisce come una schiaffo. Sono tentata di spingere Max fuori dalla porta per evitare ulteriori contrasti. Max, però, si blocca, ed io vado a sbattere contro la sua schiena. Si volta, la individua tra la gente e le rivolge un’occhiata. Il sussurro di Max all’orecchio mi fa sobbalzare “Per favore lasciaci soli” “No” “R, te lo sto chiedendo gentilmente” c’è molto più che rabbia nella sua voce “Lasciami sistemare questa cosa” ha lo sguardo supplichevole. Mi sta sul serio implorando, ha finalmente confermato che c’è qualcosa da mettere a posto, ma io che sono stronza e ferita chiedo “Cos’è che devi sistemare?” “Noi” risponde sottovoce “Perché non siamo io o te… Siamo noi. Deve capirlo”. Eccola che si ferma a pochi passi da ‘noi’ sorridente “Ti dirò come stanno le cose, e sarò sincera. Non ho intenzione di giocare sporco o di insultarti, quindi per un secondo sforzati e fingi di essere una persona civile”, me lo sto immaginando vero? Ovviamente la mia bocca parla prima di pensare “Non so che problema tu abbia o perché ti comporti ancora così, ma se lo fai perché provi ancora qualcosa per Max, lascia che ti chiarisca le idee, qualsiasi cosa ci sia stata tra voi appartiene al passato, quindi piantala di mettere te stessa ancora più in imbarazzo. Ti ha detto chiaro e tondo fin dall’inizio che sei stata solo un’avventura. Accettalo, fattene una ragione e volta pagina… Con te ho chiuso, ti ho ascoltata, sono stata gentile, ho provato a capirti, ho avuto compassione per te, oggi io metto un punto, non rivolgermi più la parola. Se devi dire qualcosa dilla a Max” rimane ferma ancora con il sorriso sul viso “Finalmente hai capito che devi farti da parte” “Non mi sto facendo da parte, ti offro l’ennesima possibilità di umiliarti davanti a Max, forse ti renderai conto di quanto sia diventata grottesca questa situazione” “Grottesca? Io lo amo” alzo gli occhi al cielo “Io di più” sorrido a quelle parole che sono nostre “Continui a ripeterlo. Ormai lo sappiamo tutti… Lasciami fuori dai tuoi deliri” guarda Max “Non me lo lascia fare. Sei l’unico modo che ho per avvicinarmi a lui. Viene sempre a salvarti”. Il braccio di Max scivola attorno ai miei fianchi e mi tira a se. Sento la rigidità dei suoi muscoli tesi e all’improvviso il panico mi fa desiderare di portarlo via. Metto la mano sulla sua cercando di consolarlo “Chiediti perché lo fa”. Ha lo sguardo fisso sulle nostre mani. Indosso l’anello di Adele, prima di conoscermi Max lo portava al collo, evidentemente l’ha riconosciuto. Non mi aspettavo il suo gesto, toglie la mia mano da sopra quella di Max, sento le sue unghie graffiarmi la pelle. Ma la mia attenzione è tutta per Max che fa un passo avanti per fermarla, resto tra loro girandomi tra le sue braccia e spostando le mani sul suo petto, non uso abbastanza forza per bloccarlo, col suo peso mi fa indietreggiare, non mi guarda “Che fai?” dice infuriato “Lasciala stare” mi guarda come se fossi impazzita. Stavolta ha ragione sono pazza. Ma lui in questo momento è come un treno, travolgerebbe chiunque si metta tra me e lui (noi). Gli accarezzo il viso, ho un segno rosso sulla mano, un graffio… “Va tutto bene” lo bacio sulle labbra, sanno di liquore. Lo guardo negli occhi “Non è niente” si rilassa scruta il mio viso, sorrido. Sorride anche lui, dura poco sentiamo la sua voce dire “Te l’ha detto vero?” Max gonfia il petto, non so per quanto riuscirò a contenere la sua rabbia e quello che mi spaventa è che non so cosa potrebbe fare “Cosa mi ha detto?”. Mi mostra la sua spalla, dove c’è tatuato il nome di Max, sapevo che ce l’aveva, non sapevo che ora il nome è racchiuso dentro un cuore. “E’ stato un errore farsi quel tatuaggio, ogni volta che lo guarderai penserai ad una persona che non avrai mai” “L’ho fatto per ferire te e per dimostrare a Max cosa sono disposta a fare per lui” “Un tatuaggio? Tutto qui, le persone si tatuano pure il nome del loro cane” dico esasperata, Max mi tira per la mano “Andiamo” “No” “Il tuo posto non è qui con lei” “Il mio posto è qui con te. Qui. Con lei che ci guarda. Se non le sta bene ciò che vede è lei che deve andarsene” rimane ferma a fissarci. È lei quella di troppo. “Mi hai ferito è vero… non con il tatuaggio, è quello che fai a Max che mi ferisce, quello che gli stai facendo adesso, doverlo guarire ogni volta che ti metti tra noi. Lo fai sentire colpevole di una cosa che non ha fatto. Non è innamorato di te, non fa niente per stare con te, dici di conoscerlo, se ti avesse voluto non ti saresti mai dovuta umiliare così tanto, credi davvero che rimarrebbe con me se non mi volesse più?” come ci siamo arrivati a questo punto, che squallore litigare per un uomo, lo trovo svilente per tutte e due, ma qui non si tratta di cercare di fare colpo su un uomo e non devo nemmeno rivendicare la mia proprietà, non è una scenata di gelosia è peggio “Basta sensi di colpa, basta cazzate non ti vuole” cerco di non alzare la voce “Se Max fosse il contrario lo lascerei subito anche adesso, come ti ho già detto la sua felicità prima della mia, ma non è quello che vuole, lo sai… dovessi lasciarlo non tornerebbe più in Italia, so che hai detto che lo seguiresti ovunque e tutte e due sappiamo che non ti permetterebbe di farlo. Ti ha mandato via già una volta. Tornerebbe alla sua vita di prima, sono sicura, passerebbe di nuovo da una donna all’altra come faceva quando stava con te, è questo che vuoi? Non sarebbe tuo comunque… Il suo cuore è in grado di amare una volta sola” mi sorprendo di quelle parole, quanta supponenza da parte mia, chi cerco di convincere me o lei? Lei, io lo so che non amerà mai più nessuno come ama me. La mano di Max mi accarezza, i suoi occhi sono tornati blu e lucenti “Vieni qui” dice sottovoce, la testa leggermente inclinata. Conosco quel luccichio, è fiero di me di quanto sono consapevole del suo amore… “Che cosa gli hai fatto?” chiede in tono brusco “Il Max che conoscevo io avrebbe…” “Cosa?” rispondo indietreggia scuotendo la testa “Direi che è ora che tu la smetta. Non permetterò più al tuo rancore di toccarmi, ci ho messo un po’ a metabolizzare, ci sono riuscita, sei solo un fastidio niente più… lasciaci continuare la nostra serata”. Le ho dato fin troppe spiegazioni nella speranza che capisca che alla fine è lei quella che soffre di più. Abbassa la testa. In segno di resa? Ho sconfitto il mio nemico? Non lo so e non m’importa, adesso devo guarire il mio re, il senso di colpa lo sta distruggendo, non avrebbe mai voluto farmi vivere tutto questo.
“Non te ne puoi semplicemente liberare?” si rivolge a Max “Non mi provocare. Potrebbe non piacerti” si avvicina alla sua faccia, infuriato “E’ di te che mi devo liberare. Vattene” tira fuori il telefono dalla tasca, preme i tasti e se lo avvicina all’orecchio, sta chiedendo a non so chi di raggiungerci. Quello che succede dopo mi lascia a bocca aperta. Si lancia su di lui, Max la prende per le spalle e la scuote. Non riesco ad intervenire, posso solo guardare scioccata mentre cerca di bloccare quelle mani “Questa è l’ultima volta che le parli. Chiaro?” afferma autoritario “Ti risponde solo perché si sente in colpa. Ma adesso basta. Le stai facendo male e io non lo accetto. Il petto di Max si gonfia è arrabbiato e anche se la detesto, sono preoccupata per lei. “Non guardarla. Guarda me.” Ha un tono di voce fermo “Qualunque cosa avevi pensato che sarebbe potuto succedere tra me e te non succederà, mai. Mi sono spiegato?” qualcuno mette una mano sulla mia spalla, Maurizio. Maurizio il miglior amico di Max “Piccirì, andiamo” si voglio andarmene “Allontana Max, per favore… portalo via”, sento che mi guarda, così mi giro verso di lui. Sembra confuso “Non ti ho persa, vero?” “No”. Scuoto il capo, lentamente “Sei la donna più altruista che conosco, R. Le hai permesso di sfogare su di te il suo dolore” “Non dovevi lasciarglielo fare, la dovevi fermare prima..” c’è tanta amarezza nelle mie parole. Qualcosa che non capisco attraversa il suo sguardo, ma non mi importa “Io vado a casa, tutto questo è troppo per me, sono a disagio, non ho più voglia di …” mi blocco, perché non so come finire la frase, o se ho voglia di finirla. Allungo la mano, Max capisce, mi da le chiavi della macchina “Posso accompagnarti… se vuoi” la sua voce è un sussurro, scuoto la testa e me ne vado…