«Il mio ethos si formò quando a quindici anni fui incarcerato con l’accusa di aver colpito un poliziotto con un calcinaccio durante una rivolta studentesca: un incidente con strane ramificazioni, dato che il ministro dell’Interno che firmò l’ordine di soffocare la rivolta era mio nonno. Uno dei dimostranti fu ucciso da un poliziotto che, dopo essere stato colpito alla testa da una pietra, si agitò e iniziò a sparare a caso contro di noi. Io ero al centro della rivolta e quando fui catturato provai una grande soddisfazione, al contrario dei miei amici che avevano paura della prigione e dei genitori. Spaventammo il governo a tal punto che ci fu concessa l’amnistia.
C’erano vantaggi evidenti nel mostrare di essere in grado di agire in base alle proprie convinzioni, senza accettare compromessi per timore di «offendere» o dare fastidio agli altri. Ero in collera e non mi interessava quello che pensavano i miei genitori (e mio nonno). Questo li portò ad avere paura di me, quindi non potevo dare segni di debolezza e tanto meno fare marcia indietro. Se invece di ribellarmi apertamente avessi nascosto la mia partecipazione alla rivolta (come fecero molti miei amici) e fossi stato scoperto, sono certo che sarei stato trattato come una pecora nera. Una cosa è mostrare un atteggiamento superficialmente ribelle all’autorità vestendosi in modo anticonformista (utilizzando quelli che gli scienziati e gli economisti chiamano «segnali deboli»), un’altra è mostrare la volontà di mettere in pratica le proprie idee.
Il mio zio paterno non era tanto infastidito dalle mie idee politiche (che vanno e vengono), quanto dal fatto che le usassi come pretesto per vestirmi in modo trasandato. Per lui l’ineleganza di un membro della famiglia era un’offesa mortale.
Dalla notizia del mio arresto trassi un altro importante beneficio: potei evitare di utilizzare i soliti segnali esteriori di ribellione adolescenziale. Scoprii che è molto più efficace comportarsi bene e in modo «ragionevole» se si mostra di voler andare al di là delle parole. Potete permettervi di essere compassionevoli, indulgenti e gentili se una volta ogni tanto, quando gli altri meno se l’aspettano ma la situazione lo giustifica, fate causa a qualcuno o attaccate con violenza un nemico solo per far vedere che siete capaci di arrivare fino in fondo.»