[...] Ma, per favore, non confondete le vostre posizioni fideistiche con la scienza. La scienza e la fede sono incompatibili. E la fede assoluta nella scienza mi pare la più cieca delle credenze.
Né va dimenticato che sono gli scienziati a fare la scienza e gli scienziati, alla fine dei conti, sono uomini inseriti in un sistema economico e, proprio in quanto uomini, sono anche sottoposti all’influenza del proprio carattere, del proprio umore e della propria struttura psicologica. Fra loro, come tra noi, ce ne sono di umili, di frustrati, di divorati dall’ambizione, di onesti, di disonesti, di meticolosi, di arruffoni, di falsi, di ambigui, di modesti, di arroganti, di argutissimi, di meschini, di narcisisti, di splendidi e di stronzi. E so bene che il mio elenco è chiaramente parziale e facilmente applicabile ad altre o a tutte le categorie professionali.
La scienza va avanti con la collaborazione e la cooperazione. Non con le bassezze e con le meschinità dei singoli individui, e nemmeno con la loro singolare grandezza. A mio parere, insomma, bisogna rifuggire dalla sicumera dei singoli e preferire il dubbio investigante alle certezze granitiche.
Certo non si deve essere tanto problematici da restare immobili ad ogni bivio, ma nemmeno si può andare avanti a forza di certezze dogmatiche e indiscutibili che finiscono per appiattire e mortificare la complessità del reale. Anche perché tutte le certezze indiscusse e indiscutibili rischiano di portarci tutti fuori strada. [...]