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Conversazioni
Tu sulla linea 3,
che leggi Plutarco.
Io sulla linea 5,
che faccio l'amore con te,
mentre fingo
di scrivere questa poesia.
MOLTE VITE UN SOLO AMORE
A ciascuno di voi è riservata una persona speciale.
Possono appartenere a generazioni diverse. Per ricongiungersi con voi, viaggiano attraverso gli oceani del tempo e gli spazi siderali. Vengono dall’altrove, dal cielo. Possono assumere diverse sembianze, ma il vostro cuore le riconosce. Il vostro cuore le ha già accolte come parte di sé in altri luoghi e tempi, sotto il plenilunio dei deserti d’Egitto o nelle antiche pianure della Mongolia. Avete cavalcato insieme negli eserciti di condottieri dimenticati dalla storia, avete vissuto insieme nelle grotte ricoperte di sabbia dei nostri antenati. Tra voi c’è un legame che attraversa i tempi dei tempi: non sarete mai soli.
L’intelletto può intromettersi e dire: “Io non so chi tu sia”.
Ma il cuore lo sa.
Lui ti prende la mano per la prima volta e la memoria di questo tocco trascende il tempo e fa sussultare ogni atomo del tuo essere.
Lei ti guarda negli occhi e tu vedi l’anima gemella che ti ha accompagnato attraverso i secoli. Ti senti rivoltare le viscere.
Hai la pelle d’oca.
Tutto, al di fuori di questo momento, perde importanza.
Lui può anche non riconoscerti, anche se finalmente l’hai incontrato di nuovo, anche se in effetti, non lo conosci.
Ma tu puoi sentire il legame che esiste tra voi.
Puoi vedere la carica potenziale, il futuro.
Lui forse no.
Le sue paure, il suo bagaglio intellettuale, i suoi problemi gli creano come un velo sul cuore ed egli non lascia che tu l’aiuti a dissipare quel velo. Tu t’affliggi e ti struggi e lui se ne va.
Il destino può essere così delicato.
Quando, invece, due persone si riconoscono reciprocamente, non c’è vulcano che erompa con maggiore passione.
L’energia liberata è enorme.
Il riconoscimento dell’anima gemella può essere immediato. Si avverte un’improvvisa sensazione di familiarità, di conoscere già questa persona appena incontrata, ben oltre i limiti cui arriva la mente consapevole. Di conoscerla così profondamente come di solito accade solo con i più intimi membri della famiglia. O anche di più.
E di sapere già cosa dire e come l’altro reagirà.
Nasce quindi un senso di sicurezza ed una fiducia ben più grande di quella che si potrebbe pensare di raggiungere in un solo giorno, in una settimana, in un mese.
Il riconoscimento dell’anima può essere un processo sottile e lento. All’inizio, magari solo un albore di consapevolezza, nel momento in cui il velo viene delicatamente sollevato. Non tutti sono pronti ad accogliere subito la rivelazione. C’è una progressione da rispettare e può darsi che si renda necessaria, da parte di chi lo comprende per primo, una certa pazienza.
A farti capire che ti trovi di fronte ad un tuo compagno d’anima, può essere uno sguardo, un sogno, un ricordo, un sentimento. E tale risveglio può avvenire attraverso un tocco delle mani di lui o il bacio delle labbra di lei e la tua anima balza di nuovo alla vita.
Il tocco che desta, può essere quello del tuo bambino, di un tuo genitore, di un fratello o quello di un amico vero.
Oppure può essere quello del tuo diletto, che arriva a te attraverso i secoli, per baciarti ancora una volta e per ricordarti che siete sempre insieme, fino alla fine dei tempi.
(Molte vite, un solo amore, Brian Weiss)
Belle, di Mamoru Hosoda.
Ciao a tutti, pronti per conoscere l’ultimo film d’animazione del talentuoso Mamoru Hosoda, uscito un anno fa? Iniziamo come sempre dalla trama e qualche premessa: prima di scrivere questa recensione, e dopo aver visto il lungometraggio, ho preferito leggere anche il romanzo, perché avevo la netta sensazione che mancasse qualcosa.Cosa?Difficile a dirlo…Ci sarò riuscita a capirlo?Per saperlo,…
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Oggi è stata una giornata strana. Sin da quando ho aperto gli occhi ho percepito addosso un estraneo senso di non riconoscimento, misto a preoccupazione: qualcosa dentro di me era inquieto, c'era qualcosa che non andava. Una sorta di malessere crescente che si faceva strada, radicandosi tra i pensieri. Oggi potrebbe essere il mio ultimo giorno. L'ansia che aumentava. E poi, una giornata come le altre, ma ovattata. È come se avessi vissuto più di una vita, come se fossi stata in più posti contemporaneamente, come se più parti di me fossero coesistite in momenti e fasce spazio-temporali diverse. Oggi sono nata. Oggi sono morta. Oggi è stato come avvertire un'unione tra le infinite possibilitá e infiniti attimi della mia esistenza. Oggi è stato faticoso. Oggi le spalle sono un po' più stanche, e le ginocchia cedono un po' di piú. Oggi mi amo e mi appoggio piú che mai. Per tutte le volte in cui sono caduta, cado e cadró. Per ogni singola cosa sbagliata, passata, presente o futura.
-@lostinlonelinessalone (19/03/2019, 22:58)
L’ostracismo di Aristide
A partire dalla fine del VI secolo a.C., dopo la tirannide dei Pisistratidi, i cittadini di Atene cominciarono a servirsi dell’ostracismo per condannare ad un esilio di dieci anni colui che era considerato un probabile restauratore della tirannide. La pratica consisteva nello scrivere su un pezzo di coccio (òstrakon) il nome del cittadino che si voleva allontanare. In seguito avveniva il conteggio degli òstraka (che in tutto, come scrive Plutarco, dovevano essere più di seimila, altrimenti “l’ostracismo era inattuabile”) e quindi dei nomi, “e colui il cui nome era scritto dalla maggioranza veniva bandito per dieci anni, pur continuando a godere dei propri beni”. Ad un certo punto l’ostracismo divenne uno strumento degli uomini più influenti nella vita pubblica della pòlis per eliminare i loro avversari politici. Una delle tante “vittime” fu Aristide, figlio di Lisimaco, ostracizzato nel 483/82 a.C., dopo essersi opposto alla politica navale di Temistocle. Plutarco attribuisce questo evento alla gelosia del popolo nei confronti di quei cittadini che godevano di una “fama di superiorità sui più”. Aristide era infatti soprannominato “il Giusto”, appellativo che gli si ritorse contro.
«Allora mentre si stavano appunto scrivendo i cocci, si racconta che un tale analfabeta veramente rustico, dando il coccio ad Aristide, come al primo incontrato, gli chiese di scrivere il nome di Aristide. Meravigliandosene questi e informandosi che cosa di male gli avesse fatto Aristide, quello avrebbe risposto: “Nulla, né lo conosco, ma sono stanco di sentirlo chiamare dappertutto il Giusto”. Udita una tale risposta, Aristide non avrebbe detto nulla, ma avrebbe scritto il nome sul coccio e glielo avrebbe restituito.»
(Plutarco, Vita di Aristide VII)
Nella foto un òstrakon con il nome di Aristide conservato nel Museo dell’Agorà Antica di Atene, 483-482 a.C. (fonte: theconversation.com)
14.02.18
Una moltitudine di bambini corre nel cortile di una scuola,
inseguendosi, scontrandosi, facendo la lotta.
E c'è chi cade, chi si rialza, chi urla, chi scherza, chi piange, chi ride e chi fa finta di fare tutte le altre cose.
Sono io la scuola e nel mio cortile corrono i pensieri.
-- thepainlove
“Tutto è amore… Tutto è amore. Con l'amore viene la comprensione. Con la comprensione viene la pazienza. E poi il tempo si ferma. E ogni cosa è calata nel presente.
L'ultima risposta è l'amore. Il quale non è un'astrazione, ma un'energia effettiva, ovvero un ampio spettro di energie, che tu puoi “creare” e conservare nel tuo essere. Semplicemente amando. E’ così che cominci a entrare in contatto con Dio dentro te stesso. Apriti all'amore. Esprimi il tuo amore.
L'amore dissolve la paura. Se provi amore, non puoi sentirti in pericolo. Poiché tutto è energia, e poiché tutte le energie sono sottese all'amore, tutto è amore.
Quando stai portando amore e non hai paura, sai anche perdonare. Puoi perdonare gli altri e puoi perdonare te stesso. Cominci così a vedere il mondo nella giusta prospettiva. Senso di colpa e rabbia sono riflessi della stessa paura. Il senso di colpa è una rabbia sottile diretta all'interno. Il perdono dissolve il senso di colpa e la rabbia. Sono emozioni inutili e dannose. Perdona, dunque, perché questo è un atto d'amore.
L'orgoglio può intromettersi, prendendo il posto del perdono. L'orgoglio è una manifestazione dell'io. L'io è transeunte , un falso sé. Tu non sei il tuo corpo. Tu non sei il tuo cervello. Tu non sei il tuo io. Tu sei molto più dell'insieme di queste cose. Hai bisogno del tuo io per sopravvivere nel mondo tridimensionale, ma hai bisogno solo di quella parte dell'io che elabora l'informazione. Il resto - tutto ciò che ha a che fare con l'orgoglio è meno che niente. Questa parte dell'io ti tiene separato dalla saggezza, dalla gioia, da Dio. Devi trascendere il tuo io e trovare il tuo vero sé. Il vero sé è la parte permanente e più profonda di te. Essa è saggia, amorosa, sicura e gioiosa.
Nel mondo tridimensionale l'intelletto è importante, ma più importante ancora è l'intuizione. Non bisogna scambiare la realtà con l'illusione. La realtà è il riconoscimento della tua immortalità, divinità, atemporalità. L'illusione è il tuo transeunte mondo tridimensionale. Dalla confusione tra realtà e illusione può nascere solo danno. Così brami l'illusione della sicurezza anziché la sicurezza della saggezza e dell'amore. Aspiri ad essere accettato quando, in realtà, non puoi mai essere respinto. L'io crea l'illusione e nasconde la verità. Per poter vedere la verità, l'io deve dissolversi.
Con l'amore e la comprensione si apre la prospettiva dell'infinita pazienza. Che senso ha il tuo affanno? Non c'è tempo comunque, se ti metti su quella strada. Quando non vivi il presente, quando sei assorbito nel passato e preoccupato per il futuro, ti spezzi il cuore e provi solo pena. Anche il tempo è un'illusione. Persino nel mondo tridimensionale, il futuro è solo un sistema di probabilità. Perché ti preoccupi così?
La terapia si rivolge al sé. La terapia è comprensione. L'amore è la terapia ultima. I terapeuti, gli insegnanti e i guru possono coadiuvare, ma solo per un tempo limitato. La direzione si trova nel proprio intimo, e prima o poi il cammino interiore va trovato da soli. Solo nella realtà vera tu non sei mai solo.
Se proprio devi, misura il tempo, non in minuti, ore e anni, ma in lezioni apprese. Se arrivi alla giusta comprensione, puoi curarti in cinque minuti. Oppure in cinquant'anni. E’ esattamente la stessa cosa. Il passato deve essere ricordato e poi dimenticato. Lascialo andare.
Questo è valido per i traumi infantili e per i traumi subiti nelle vite passate. Ma è valido anche per gli atteggiamenti, i fraintendimenti, i sistemi di credenze che si scontrano dentro di te, e per tutti i vecchi pensieri. Come puoi osservare con freschezza e chiarezza le cose se sei oppresso da tutti quei pensieri? Come fai se ti occorre di imparare qualcosa di nuovo, con una prospettiva nuova?
I pensieri creano l'illusione della separatezza e della differenza tra le cose. L'io perturba tale illusione, ed essa crea la paura , l'ansia, il dolore travolgente. Paura, ansia e dolore generano a loro volta rabbia e violenza. Come può esistere pace nel mondo se predominano queste caotiche emozioni? Sbroglia la matassa. Torna alla fonte del problema. Smetti di tornare sempre alle rimuginazioni, ai vecchi pensieri. Non pensare più. Usa, invece, la sapienza intuitiva per vivere di nuovo l'amore. Medita. Vedi come tutto è interconnesso e interdipendente. Individua l'unità, non le distinzioni. Vedi il tuo vero sé.
La meditazione e la visualizzazione ti insegneranno ad abbandonare le elucubrazioni mentali, ti aiuteranno ad intraprendere il tuo viaggio a ritroso. Avverrà la guarigione. Comincerai così a sfruttare facoltà della tua mente in precedenza inutilizzate. E riuscirai a vedere. E capirai. E crescerai in saggezza. Allora si che verrà la pace.
Anche con te stesso hai un rapporto, come con gli altri. E sei vissuto in molti corpi e in molti tempi diversi. Chiedi dunque al tuo sé perché è così pauroso. Perché hai paura di correre dei ragionevoli rischi? Hai timore per la tua reputazione, o per quello che possono pensare gli altri? Queste paure sono condizionate fin dall'infanzia o magari da epoche ancora più remote.
Poniti queste domande: cos'ho da perdere? Qual è la cosa peggiore che possa capitarmi? Sarei contento di vivere in questo modo per il resto della mia vita? Rispetto alla morte, questa decisione è davvero così rischiosa?
Crescendo, non aver paura di suscitare collera in altre persone. La collera è solo una manifestazione della loro insicurezza. Invece, temendo la loro collera, non faresti che bloccarti. Se non creasse tanto dolore, la collera sarebbe semplicemente stupida. Dissolvi la tua stessa collera in amore e perdono.
Non lasciare che la depressione o l'ansia frenino la tua crescita. Depressione vuol dire perdita di prospettiva, oblio, tendenza a dare tutto per scontato. Rendi più acuta la tua attenzione. Ristabilisci l'ordine dei tuoi valori. Ricorda tutte quelle cose che non devono essere date per scontate. Sappi cambiare prospettiva, e rammenta ciò che è importante e ciò che lo è meno. Esci dalla carreggiata. Ricordati di sperare. Ansia vuol dire essersi smarriti nel proprio io. Vuol dire aver perso i propri confini. Nasce dal ricordo oscuro di una carenza d'amore, da un sentimento d'orgoglio ferito, da una perdita di pazienza e di pace. Ricorda, non sei mai solo!
Non perdere mai il coraggio di correre dei rischi. Tu sei immortale. Nulla potrà mai ferirti.”
— Molte vite, un solo amore, Dottor Brian Weiss