“ Nell'aria sentivasi sempre più l'odore dei pampini, del mosto, dell'erba umida; l'uva sui carri aveva vaghi riflessi violacei; le ruote tracciavano solchi profondi sulla polvere bianca dello stradale; qualche fuoco brillava già nella valle, qualche tintinnio di capra smarrita vibrava al di sopra delle rocce, fra i burroni che dominano il ponte di Caparedda. E le voci dei guidatori risuonavano sempre più sonore, fra il roteare monotono e sordo dei carri pesanti. Pietro solo non cantava, istintivamente assorto in quella triste calma di crepuscolo autunnale: vedeva il solco dei carri che lo precedevano, respirava l'aria umida, sentiva le voci melanconiche della valle, e la sua anima s'oscurava sempre più come il cielo e le cose intorno. E, al solito, nessuno si curava di lui: solo Malafede, il lungo cane nero e scarno dalle reni tremanti e la fronte segnata da una macchia bianca, lo accompagnava, serio, con la coda e le orecchie pendenti. Il cane seguiva il segno lasciato sulla polvere dal pungolo che Pietro si trascinava dietro; ma ogni tanto guardava il giovine servo coi piccoli occhi rossi, dimenava la coda e sbadigliava con un piccolo guaito. «Che vuoi?», gli chiese Pietro, arrivati che furono a metà strada. «Hai fame? Anch'io. Mangeremo appena saremo arrivati. E domani, via ancora! Intanto, andiamo: sta buono.» Il cane guaì più forte, sollevò le orecchie, un po' confortato. Non era la prima volta che servo e cane discorrevano, ciascuno a modo suo, e s'intendevano. Spesso Pietro gli diceva: «Che differenza c'è fra me e te? Nessuna. Soltanto, io sono un cane che parla». Quella sera, poi, egli aggiunse, fra sé: "Arrivare, mangiare, ripartire, guardare la roba altrui; io e Malafede siamo nati per questo. Nessuno pretende altro da noi. Chi ci vuol bene? Nessuno. Se Malafede ha un'avventura amorosa, un momento dopo non se ne ricorda più; s'io vado dalla moglie del bettoliere toscano, il giorno dopo incontrandola non la guardo neanche in faccia, ed ella fa altrettanto. Cane e servo, servo e cane: è lo stesso". “
Grazia Deledda, La via del male, Newton Compton editori srl (Collana Tascabili Economici - I Classici), 1994; pp. 45-46.
[ 1ª edizione originale: Speirani e Figli Editori, Torino, 1896 ]













