Ecco il mio video di presentazione per il corso di Rivoluzione Digitale.
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Kiana Khansmith
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Ecco il mio video di presentazione per il corso di Rivoluzione Digitale.
Deep Web e Anonymous: risorsa o minaccia?
Il Deep Web e il Dark Web vengono spesso accostati dai mass media ad un immaginario negativo e così la maggior parte delle persone non sa che esiste anche l’altra faccia della medaglia.
Ci sono molti aspetti positivi tra cui l’anonimato in rete, perciò questo strumento viene utilizzato da attivisti e dissidenti politici per sfuggire alla censura; si può inoltre accedere a informazioni segrete raccolte in maniera tale che il promotore rimanga ignoto, per mezzo di Wikileaks.
Questo discorso trova molteplici analogie con la cultura hacker, anch’essa fraintesa e pensata con un’accezione negativa. In realtà è molto più di ciò che può sembrare, basti pensare alla sua origine in accademia, dove non c’era una relazione con la sicurezza informatica, infatti con il termine ‘hack’ gli studenti del MIT si riferivano semplicemente a degli scherzi goliardici.
Immagine simboleggiante un hacker - Fonte: Pixabay.com
Sempre per dimostrare che gli hacker non sono solo dei criminali si può prendere in considerazione Richard Stallman, che con il progetto GNU, creò il software libero.
Una forma di attivismo molto famosa, di cui proprio i mezzi di comunicazione di massa e vari giornalisti trattano, è Anonymous. Questa organizzazione porta avanti numerosi obbiettivi e per il raggiungimento di essi chiunque può contribuire. Il loro motto è:
“Noi siamo Anonymous. Noi siamo legione. Noi non perdoniamo. Noi non dimentichiamo. Aspettateci!”
Immagine dell’emblema di Anonymous - Fonte: Wikimedia Commons
Nell’immaginario collettivo Anonymous è una sorta di leggenda e chiunque li identifica grazie alla maschera resa celebre dal film e romanzo grafico V per vendetta. Inoltre essa riproduce il viso di Guy Fawkes, il quale provò, il 5 novembre 1605, a fare esplodere la Camera dei Lord a Londra, durante la congiura delle polveri.
Immagine della maschera utilizzata da Anonymous - Fonte: Wikimedia Commons
Oltre a tutte le varie operazioni e attività svolte sul Web, Anonymous ha agito anche all’interno del Deep Web a discapito dell’Isis, hackerando il loro sito, facendo comparire la scritta “Troppo Isis”, invitando a darsi una calmata, sfogandosi in altre attività, inserendo una pubblicità che rimanda ad un sito che vende farmaci quali Viagra e Prozac, come riportato da HuffPost.
Tutto ciò va a sommarsi, come si evince da un articolo de La Stampa, al fatto di aver oscurato account Twitter di migliaia di Jihadisti e altri siti facenti riferimento all’Isis. In aggiunta alla lotta al terrorismo islamico Anonymous ha eliminato molti siti pedopornografici nel Deep Web.
Maurizio Marchiaro
Ecco il video di presentazione del blog!
In questo video viene spiegato il ruolo rivestito dagli ethical hacker all'interno della Banca Centrale Europea.
Claudia Giunta
WikiLeaks, il potere delle notizie
La divulgazione di informazioni segrete è una costante nel deep web. Uno dei più famosi siti di questo tipo è WikiLeaks, una organizzazione no-profit che ha come obbiettivo la diffusione di documenti eticamente scorretti tenuti segreti da stati, multinazionali, banche e industrie. Il fondatore di questo sito nato nel 2006 è Julian Assange, un attivista australiano accusato tra le altre cose di spionaggio e quindi costretto al rifugio politico nell'ambasciata ecuadoriana di Londra.
Julian Assange, fondatore di WikiLeaks - Fonte: Wikipedia
WikiLeaks riceve delle segnalazioni anonime tramite una pagina presente nel deep web e raggiungibile attraverso una rete Tor. Affinché venga tutelato l'anonimato dell'utente, che diversamente sarebbe perseguibile per legge, i documenti inviati vengono protetti da un potente software di cifratura (PGP). Nell'organizzazione sono presenti degli esperti che verificano la veridicità delle notizie prima di pubblicarle.
WikiLeaks ha pubblicato sul proprio portale un file chiamato “Insurance” delle dimensioni di 1,4 gigabyte accessibile solo tramite delle chiavi di accesso attualmente sconosciute. Tuttavia se il sito venisse spento le chiavi verrebbero rapidamente diffuse cosicché il file, che probabilmente contiene numerose notizie scomode per alcuni governi, diventerebbe pubblico. Questa forma di “assicurazione” è destinata alla tutela dei collaboratori dell'organizzazione.
Logo del sito WikiLeaks - Fonte: Wikipedia
Il 25 luglio 2010 WikiLeaks diffuse più di 90.000 documenti che svelavano delle novità sconcertanti sulla guerra in Afghanistan. In particolare si parlava della morte di centinaia di civili uccisi dalle truppe statunitensi, della presenza di un'unità segreta degli USA con il dovere di uccidere i talebani anche senza processo e di una collaborazione tra questi ultimi e i servizi segreti pakistani. La Casa Bianca condannò durante questa fuga di notizie definendola come una minaccia per la sicurezza del paese. Assange in una dichiarazione rispose così:
“È compito del buon giornalismo parlare degli abusi di potere, e quando gli abusi di potere sono messi in luce c'è sempre una reazione contraria”
Nell'ottobre del 2010 WikiLeaks diffonde circa 300.000 documenti sulla guerra in Iraq che mostrano dei chiari abusi di potere da parte delle truppe del Regno Unito,delle truppe USA e delle autorità irachene. Nei documenti trapela in particolar modo come le autorità statunitensi abbiano evitato volontariamente di indagare su centinaia di torture compiute da soldati iracheni.
Riprese di un bombardamento aereo statunitense in cui sono rimasti uccisi una dozzina di civili - Fonte: Wikipedia
Sempre nel 2010 WikiLeaks pubblica più di 250.000 documenti scritti da funzionari di stato statunitensi in cui si parla dei rapporti diplomatici tra gli USA e i governi stranieri. Questi documenti scritti con toni informali dagli ambasciatori statunitensi di tutto il mondo venivano inviati alla sede centrale di Washington. Nei rapporti si leggono giudizi su governi, capi di stato, alleanze e politica internazionale di numerosi paesi tra i quali l'Italia.
Per alcuni WikiLeaks ha perso ad oggi la credibilità e la coerenza che gli apparteneva agli inizi. Si sostiene che Assange, stimolato dal successo, abbia superato ogni limite etico arrivando a sacrificare gli informatori pur di pubblicare qualche documento segreto in più.
Claudia Giunta
Nel mio ultimo blog post ho parlato di hacktivismo sottolineando come questo sia fortemente legato alla politica e al terrorismo. In questo video Anonymous risponde agli attentati di Parigi rivendicati dall’Isis.
Claudia Giunta
Dark web, non solo criminali
Ethical hacking e hacktivismo
Il dark web viene spesso frainteso e identificato unicamente per i suoi aspetti negativi tuttavia questa parte della rete grazie alla libertà d'espressione che offre ha anche innumerevoli risvolti positivi, uno di questi è noto come hacktivism.
Gli hacktivist sono coloro che utilizzano la rete in modo sovversivo per finalità politiche, per promuovere le proprie ideologie, per tutelare la libertà di parola e i diritti civili. La nascita di questo termine è datata al 1994 quando per la prima volta venne utilizzata da Omega (un hacker facente parte del gruppo “Cult of the Dead Cow”).
Nell'hacktivism le forme di dissenso come lo sciopero e le ribellioni in piazza vengono sostituite dal netstrike, un corteo telematico che compie la protesta via web. Questa forma di opposizione venne introdotta per la prima volta da Tommaso Tozzi nel 1995 quando in un messaggio rivolto ad altri utenti scrisse:
« A differenza del nome (che comunque suona bene), è una versione distribuita di un sit-in pacifico. La metafora che meglio rappresenta il concetto di netstrike è la seguente: si immagini un numero di persone che cammina in un incrocio pedonale pieno di segnali e insegne, se il loro numero è veramente grande, potrebbero bloccare il traffico per un tempo significativo. Il primo obiettivo per un netstrike è stato un sito del governo francese che in quel periodo conduceva test nucleari nell'atollo di Mururoa. Da quel momento in poi sono stati effettuati infiniti netstrike, in alcuni casi da noi promossi, in molti altri, invece, su iniziativa di tutte le persone del mondo »
Questa particolare forma di opposizione consiste in un attacco informatico del tipo DDoS il cui fine è quello di bloccare o ridurre l'attività del sito web che è stato preso di mira. Questo avviene perché il sito viene sommerso da una grande quantità di traffico in entrata proveniente da fonti diverse che risulta impossibile da gestire. Interrompere il funzionamento di un sito non è l'unico obbiettivo della protesta, infatti la cosa più importante è rendere partecipe la collettività di un problema che viene modificato o tenuto nascosto dagli enti ufficiali.
Schema DDoS - Fonte: Wikipedia
I limiti etici dell'hacktivism sono stati spesso dibattuti e tutt'oggi ci sono pareri contrastanti a riguardo. I vari gruppi non sempre sono concordi tra loro sia perché non tutti possiedono le stesse regole, sia perché gli obbiettivi politici possono essere differenti. Nonostante questo la finalità di tutela sociale è un punto comune a tutti, almeno ideologicamente.
Una particolare forma di hacktivism è rappresentata dagli ethical hacker, coloro che sfruttano le proprie capacità informatiche per fini etici. I CyberAngels appartengono a questa categoria. L'obbiettivo di questo gruppo è smascherare ed eliminare i siti contenenti pornografia infantile e scovare i pedofili che popolano il dark web. Questo avviene grazie a degli hacker specializzati chiamati anche “cacciatori” che fingendosi bambini adescano i pedofili per poterli segnalare alle forze di polizia.
In generale l'hacktivism è molto legato alla politica e più in particolare al terrorismo. Dopo gli attentati di Parigi Anonymous ha svolto degli attacchi informatici tesi a bloccare la propaganda dell'Isis,sono stati inoltre scovati account che hanno reso possibile la localizzazione di alcuni terroristi.
Maschera di Anonymous - Fonte: Wikipedia
Claudia Giunta
Bitcoin, la moneta del web
Nel deep web, ma più in particolare nel dark web, i pagamenti avvengono principalmente attraverso il sistema dei Bitcoin. Il bitcoin è una moneta elettronica ideata nel 2008 da Satoshi Nakamoto (il nome è fittizio, la vera identità è sconosciuta), la differenza sostanziale rispetto alle altre valute è l'assenza di una autorità centrale, infatti questa rete di pagamento decentralizzata viene direttamente gestita dagli utenti.
Logo del bitcoin - Fonte: Wikipedia
Ogni fruitore di questa moneta elettronica deve possedere un proprio “portafoglio” (wallet) in cui sono memorizzate le chiavi private e gli indirizzi da utilizzare per i pagamenti, durante ogni transazione viene verificato che i bitcoin trasferiti appartengano realmente al “portafoglio” dell'acquirente per evitare che questi vengano falsificati e spesi più di una volta.
Catena di blocchi che verifica la regolarità dei pagamenti - Fonte: Wikipedia
Per i pagamenti nel dark market spesso si ricorre al servizio di escrow, ovvero un conto di garanzia dove l'acquirente versa il denaro per l'acquisto, la somma versata viene accreditata al venditore solo quando il compratore riceve il prodotto. Lo scopo del sistema di escrow è quello di minimizzare il rischio di truffa.
Il pagamento in bitcoin non è anonimo, anzi grazie ad un sistema di marcatura oraria peer-to-peer è possibile rintracciare tutti i movimenti di ogni singolo bitcoin fino a risalire all'indirizzo del venditore e dell'acquirente. Naturalmente nei dark market la rintracciabilità dell'utente sarebbe un problema insormontabile considerando l'illegalità della merce venduta, per questo sono stati inventati degli strumenti in grado di rendere irrintracciabili le transazioni.
Uno di questi strumenti è Dark Wallet che consente di combinare vari acquisti tra loro in modo da rendere quasi impossibile riuscire a scoprire l'identità di chi ha acquistato una determinata merce, d'altro canto il venditore può munirsi di un indirizzo crittografato, e quindi anonimo, che condividerà soltanto con l'acquirente.
Helix è un altro strumento che consente all'utente di tutelare l'anonimato, attraverso delle tecnologie avanzate opera un “lavaggio” dei bitcoin in modo da renderli nuovamente utilizzabili, senza lasciare traccia del loro impiego nella dark web. Tuttavia questo strumento è spesso utilizzato per favorire il riciclaggio di denaro sporco.
Sebbene il sistema dei Bitcoin rappresenti ad oggi la forma di pagamento più diffusa nel dark web è importante citare altre due valute virtuali che negli ultimi anni stanno riscontrando sempre maggior successo: Monero e Zcash. Il vantaggio rispetto al bitcoin sta in una maggiore garanzia della privacy.
Logo della criptovaluta Monero - Fonte: Wikipedia
Il rilievo di queste nuove criptovalute viene riconosciuto anche dall'Europol, infatti uno dei suoi esponenti, Jarek Jacubchek che si occupa di criminalità informatica in un'intervista ha affermato:
“Possiamo osservare uno spostamento abbastanza ovvio e distinto da bitcoin a criptovalute in grado di fornire un livello più elevato di privacy. Quindi, in sostanza, è possibile raggiungere un livello più elevato di privacy usando questi "altcoin", e questi altcoins stanno usando la furtività come base, come il monero“
Sebbene i bitcoin siano utilizzati per i pagamenti nel dark web è importante capire che questa valuta non è usata solo per trafficare merci illegali ma anche per transazioni nel surface web.
Claudia Giunta
Primi passi su Internet
Oggi vi racconterò della mia prima esperienza con Internet, strumento odiernamente usato in ogni circostanza, ma che un tempo non era così scontato.
Solitamente usavo il computer per giocare al solitario Spider, al simulatore di flipper Pinball o fare qualche disegno su Paint, prima di scoprire cosa fosse Internet e che arrivasse a casa mia. Poi un giorno del lontano 2008 tutto iniziò a cambiare.
Come quasi tutti i ragazzi 20enni per collegarmi ad una rete Internet mi servivo di un modem, il quale emetteva uno strano rumore e che mi faceva litigare con i miei genitori perché rendeva inutilizzabile il telefono fisso.
Immagine di un modem - Fonte: Wikipedia
Purtroppo questo nuovo giocattolo, almeno così era considerato ai miei occhi, dovevo condividerlo con mia sorella maggiore. Ricordo che lei passava molto tempo su Windows Live Messenger, detto più comunemente MSN, piattaforma per comunicare con le sue amiche. Lo utilizzavo anch’io, a volte, per parlare, o meglio per chattare, con i miei compagni di scuola e cugini, naturalmente avvalendomi delle mitiche emoticon.
Immagine del logo di Windows Live Messenger - Fonte: Flickr
Poi usufruivo della rete Internet per fare ricerche scolastiche. Fino ad allora dovevo consultare l’enciclopedia multimediale Microsoft Encarta, con la differenza che usando Wikipedia trovavo qualsiasi, e dico qualsiasi, cosa cercassi ed era molto immediata la ricerca delle informazioni che mi servivano. Inutile dire che da quel momento Encarta fu accantonata, preferendo invece l’onnisciente Wikipedia.
Immagine del logo di Wikipedia - Fonte: Wikipedia
Successivamente, scoprii che c’erano una marea infinita di giochi online e l’aspetto migliore, per la gioia dei miei genitori, era che fossero gratuiti.
Inoltre, io e i miei amici ci trovavamo spesso a casa mia, dove ci veniva concesso del tempo da trascorrere sul Web. Mi ricordo ancora, da appassionati di calcio quali eravamo, un video visto su YouTube: “I 10 goal più belli del calcio”, che con la connessione di allora, ci impiegava “anni” per caricare il video… ma ne valeva la pena.
Mentre oggi continuo ad utilizzare quotidianamente YouTube, per guardare i video dei miei YouTubers preferiti…
Immagine del logo di YouTube - Fonte: Wikimedia Commons
…Ormai per comunicare, condividere foto, pensieri, stati d’animo uso Facebook, mentre quei vecchi giochi online sono stati sostituiti da applicazioni sul mio smartphone e, addirittura, posso giocare online insieme ai miei amici o contro persone nel resto del mondo per mezzo di Internet e una console o pc, cosa impensabile anni fa.
Insomma è stata una vera e propria rivoluzione digitale dal primo giorno che ho conosciuto questo fantastico mondo e continua ad esserlo, infatti è ancora in evoluzione. Personalmente non riuscirei a farne più a meno, non ho mai smesso di appassionarmi a questa tecnologia e so che non smetterà mai di sorprendermi.
Maurizio Marchiaro
Silk Road: l’Amazon delle droghe
Nel Deep Web e nel Dark Web possiamo trovare davvero di tutto, infatti in questa parte di Web non indicizzata dai motori di ricerca è possibile prendere parte ad attività illegali quali: procurarsi droga, banconote false, materiale pedopornografico e acquistare prodotti da e-commerce del mercato nero.
Con la diffusione di Internet aumentò il commercio elettronico con lo sviluppo di mercati illegali, i quali si trasferirono su Tor per assicurare agli utenti un anonimato in rete. Ciò avviene perché i dati transitano dal client al server mediante una rete di onion router, gestiti da volontari, che costituiscono un circuito virtuale crittografato a strati, come se fosse una cipolla (appunto, in inglese, onion significa cipolla) tutelando la privacy.
Immagine dello schema del funzionamento rete Tor - Fonte: Wikipedia
Però questa accortezza non fu sufficiente. Nel 2012 ci fu l’operazione Adam Bomb che comportò 8 arresti di admin, da parte delle forze dell’ordine. Si capì che bisognava trovare un metodo di pagamento non tracciabile: il Bitcoin.
Immagine della criptovaluta Bitcoin - Fonte: Flickr
Il primo mercato a sfruttare il connubio fra Tor e Bitcoin fu Silk Road. Qua si può trovare qualsiasi cosa: dai beni comuni, come accade su una normale piattaforma di vendita online, a documenti falsi, armi e droga. Proprio questa lo rese così famoso, apprezzato dai suoi clienti e ad attribuirgli il titolo di “Amazon delle droghe”.
La mente che ha creato questo black market è Ross Ulbricht, conosciuto con lo pseudonimo di Dread Pirate Roberts.
Ross Ulbricht ha ideato questo sito con scopi meritevoli e non per causare un mercato all’insegna dell’illegalità. Lui si interessò a teorie economiste liberiste, voleva promuovere il libero mercato, senza che un governo o un autorità intervenisse, appoggiava una filosofia pacifista, che si prefissava come obiettivo il far avvenire scambi senza vittime o violenza, contrariamente a quanto succede con lo spaccio per strada.
Purtroppo per Dread Pirate Roberts non erano dello stesso avviso le autorità americane, che furono allarmate dall’intervento del senatore Schumer, il quale affermò:
“Si tratta chiaramente di uno sportello unico (one-stop shop) per le droghe illegali, che rappresenta il tentativo più sfacciato di vendere droghe online che abbiamo mai visto. È sfacciato anni luce più di ogni altra cosa.”
Successivamente, nell’ottobre del 2013, Ross Ulbricht venne arrestato dall’FBI mentre si trovava alla Glen Park Library di San Francisco, prima che potesse criptare il suo laptop, nel quale Ross era loggato in un pannello di amministrazione di Silk Road.
Il 3 ottobre 2013 Silk Road fu sequestrato e chiuso.
Immagine della pagina principale di Silk Road dopo la sua chiusura - Fonte: Wikimedia Commons
In seguito, nacque Silk Road 2.0 fondato da Blake Benthall, conosciuto come Defcon, ma anche lui fu arrestato e il successore del primo Silk Road chiuso, come riportato su Wired.it.
Nel febbraio 2015, Dread Pirate Roberts venne processato con l’accusa di associazione a delinquere, riciclaggio di denaro, traffico di droga, frode informatica, distribuzione di false identità e di aver stipulato contratti per assoldare assassini, anche se quest’ultima accusa fu rimossa.
Il 29 maggio 2015 è stato condannato all’ergastolo senza possibilità di liberazione condizionale.
Il caso Silk Road divenne molto celebre e infatti è stato girato, dal regista Alex Winter, anche un documentario su questo argomento grazie alla partecipazione di Andy Greenberg, giornalista del già citato Wired.
Trailer del film - Fonte: Youtube
Maurizio Marchiaro
Alle prime armi con il web
Correva l'anno 2007 quando per la prima volta un computer, con annessa connessione ad internet, attraversò la mia porta di casa. Ricordo che era grigio e cicciottello e che i tasti della tastiera erano molto più alti di quelli di oggi. Quando vidi quel dispositivo pensai che la tecnologia avesse toccato il suo apice, non ci avevo visto lungo.
Tastiera Model M - Fonte: Wikipedia
Riuscire ad ottenerlo era stata un'impresa, alla fine i miei genitori avevano ceduto solamente perché a mia sorella sarebbe servito internet per preparare la tesina di terza media. Raramente avevo utilizzato un computer prima di allora, se non per qualche partita su Spider o qualche disegno su Paint.
Inizialmente non potevo usare il computer da sola (“perché internet è pericoloso”),se non per usufruire dei giochi già preinstallati nel dispositivo. Mi era concesso di utilizzarlo solo insieme a mia sorella che a sua volta mi vietava anche solo di toccarlo perché se poi l'avessi rotto sarebbe stata lei a pagarne le conseguenze. Come si può ben immaginare il mio primo incontro con il web non fu entusiasmante, passavo il tempo ad osservarla cercare su internet spunti per le sue ricerche scolastiche, insomma niente che potesse stuzzicare la mia curiosità.
Ma dopo non molto riuscii a stringere un patto con i miei genitori, promisi di non rompere niente, o almeno che ci avrei provato e ottenni il via libera: finalmente potevo usare il computer da sola.
All'inizio andai un po' a tentativi, cliccavo tutte le icone e scoprivo ogni volta nuove funzioni, poi venne la volta del web. Rimasi stupita nel vedere che internet offriva una risposta chiara ed esaustiva per ogni domanda e se un sito non ti piaceva eccone altre centinaia che rispondevano allo stesso quesito. Consideravo il web come unico garante della verità perché non titubava mai, non rispondeva “forse” o “non lo so” quindi le sue risposte erano affidabili e indiscutibili.
La scoperta più grande la feci quando su Internet Explorer digitai “giochi”, scoprii centinaia di giochi online di tutti i tipi, oltretutto utilizzabili senza dover spendere un centesimo. Prato fiorito e Spider appartenevano al passato, gioco.it era la nuova frontiera.
Icona del gioco Pac-Man - Fonte:Wikipedia
Non tardò molto la scoperta di un altro sito rivoluzionario: Youtube. All'inizio lo utilizzai sopratutto per ascoltare musica ma capii ben presto che quella non era l'unica possibilità, potevi vedere scene di film famosi, le azioni salienti di una partita di basket o l'intervista al tuo cantante preferito, tutto senza doverti spostare di un centimetro dalla tua scrivania.
In seguito anche io conobbi Windows Live Messenger (MSN) che in dieci minuti ti permetteva di creare un account e in un attimo ti ritrovavi a poter comunicare con i tuoi compagni di scuola illimitatamente. Ma la cosa di MSN che più mi sorprese furono sicuramente le emoticon, colorate e suddivise per categorie potevano direttamente sostituire le parole.
Logo di Windows Live Messenger - Fonte: Flickr
Sempre con maggiore curiosità continuai ad esplorare il mondo del web e le sue innumerevoli risorse, ad oggi posso dire che le evoluzioni tecnologiche si sono susseguite a ritmi elevati ma tuttora riescono ad incuriosirmi e sorprendermi.
P.S. Alla fine fu mio padre a rompere il computer e per fortuna io non ebbi nessuna colpa
Claudia Giunta