1ª ed. originale 22 Ottobre 2013 (ma alcuni siti indicano 2012)
1ª ed. italiana 16 Luglio 2015
Editore: Newton Compton (Anagramma)
Pagine 416
Genere New Adult
Lingua originale Inglese
Sinossi Con i suoi pantaloni di pelle aderenti, un profilo tagliente e un’aria misteriosa, Jet Keller è il protagonista delle fantasie più sfrenate di ogni ragazza. Ayden Cross è cresciuta accanto a tipi poco raccomandabili e di certo non ha intenzione di farsi abbindolare dagli occhi scuri e ipnotici di Jet. Ha paura di bruciarsi, ma, nonostante tutto, anche solo essere sfiorata da lui la accende. Jet non riesce a resistere alle gambe chilometriche di Ayden, infilate in quegli stivali da cowboy, che sembrano sfidarlo. Eppure, più gli sembra di esserle vicino, tanto più è forte la sensazione di non conoscerla. E nel momento in cui capirà di volerla a qualsiasi costo, dovrà fare i conti con qualcuno che ha un’idea di relazione completamente diversa dalla sua. La fiamma iniziale lascerà il posto a un amore duraturo, o consumerà i loro sogni lasciando solo cenere?
Dettagli
Inizio lettura: mercoledì 17 gennaio 2018, sera, intorno 23.30. Camera mia (anche se ho letto solo un capitolo, ma siamo fiscali).
Fine lettura: mercoledì 24 gennaio 2018, pausa pranzo, intorno 14.30. Camera mia.
Tempo di lettura: 6h per 258 p/m
Acquistato (quando, dove e perché): Acquistato prima di Natale da Libraccio.it, nel cofanetto “Il regalo perfetto: Batticuore. Tutta colpa del cuore”. Avevo un buono da spendere e la buona vecchia Newton mi uccide sempre con quei suoi 3x9.90€. La cosa divertente? L’ho letto in formato ebook.
Rating: ★★★★ (Voto IBS: ★½ )
I say… più analisi, meno tequila.
Jay Crownover ha una abilità buffa: ti fa innamorare dei personaggi del libro successivo mentre fa a pezzetti quelli del libro che stai leggendo. Mentre leggevo la storia di Rule e Shaw, mi ero innamorata di Jet e Ayden e non vedevo l'ora di terminare il romanzo per potermi catapultare a leggere "Oltre noi l'infinito". Che si è rivelato pesante.
L'epilogo del romanzo ci dà un assaggio di "Oltre l'amore" e di Rome e Cora. "Cavoli," mi sono detta "Forse questi due mi piaceranno di più". Lasciamo stare. Ancora una volta, mi sono sentita come John Travolta in Pulp Fiction.
Ma torniamo a noi. Mi sono presa del tempo per scrivere questa recensione, perché era troppo semplicistico dire "il libro è bello, ma non è granché": sebbene sia carino, si cominciano a vedere delle falle. Il mondo della serie Marked Men è splendido, popolato da ragazzi complicati e da ragazze toste, ma questo andava bene per un solo libro.
Jet e Ayden sono una bella coppia, più matura di Rule e Shaw. Sappiamo anche che si sono conosciuti e piaciuti all'istante, quindi perché far passare un intero libro a fargli fare un tira e molla? Dopo un bicchiere di troppo ed un tentativo non troppo velato di Ayden di lasciarsi andare ed un rifiuto da parte di Jet, pensavamo che le cose tra i due sarebbero state complicate.
Oh, credetemi. Lo sono. Perché i due convivono. Con Cora. Parlando di cose complicate.
Jet, un musicista/cantautore/produttore è spaventato dal successo, non tanto per timidezza o altro, ma perché è spaventato all'idea di lasciar sua madre sola con un padre violento. Ayden, invece, fugge da un passato losco, di cui ci aveva già accennato nel libro precedente, ma credetemi se vi dico che aveva lasciato trasparire ben poco. I due si piacciono, e la loro tensione sessuale è palpabile, eppure lui porta a casa una diversa ogni sera - e Cora e Ayden allietano le walk of shame delle poverette dando loro dei voti da 1 a 10. Più o meno, perché quale romanticheria! solo Ayden è da 10 *inserire qui la gif di Kristen Ritter che rotea gli occhi* - e Ayden esce con Mr. Perfettino. Dopo quello che è successo a Shaw nel primo libro, io starei lontana da i Mr. Perfettini di Denver, ma pazienza.
Oh, e poi c'è Asa Cross, il fratello di Ayden. Uno che sai che dovresti prendere a pugni in faccia e calci nel basso ventre, talmente forti che né lui né le generazioni dopo di lui riuscirebbero ad avere figli ma se non ci riesce perché dovrebbe avere delle generazioni future???... ma, beh, proprio non ci riesci.
Questi personaggi li ho percepiti più psicologicamente tratteggiati e profondi di Rule e Shaw. Loro erano ancora dei bambini catapultati in un mondo di adulti, mentre Jet, Ayden e sì, pure Asa, sono degli adulti difficili e complicati, con dei problemi da affrontare.
Ma ecco l'errore. Signore e signori, le seghe mentali. Qui la gif di Kristen Ritter ci sta tutta.
Cristo se le odio. Ripetiamolo tutti insieme: TUTTO. SAREBBE. PIÙ. FACILE. CON. UNA. CHIACCHIERATA. Ci credete che è il motto della mia vita? Lo ripeto ogni giorno al mio capo, che combina un casino ogni 3x2 perché non parla chiaro alla gente.
Ayden non vuole parlare a Jet di Asa e di tutti i casini che si è portato dietro dal Kentucky, Jet non vuole parlare a Ayden di suo padre e parte per l'Europa. Dire "Scusami, ma mio fratello è un criminale e devo risolvere i suoi casini" e "Scusami, ma mio padre è una testa di cazzo e devo partire per l'Europa per fare questa tournee e staccare un po'" è troppo difficile, vero?
Parlate, gente, PARLATE. Vi evitate ansie, seghe mentali e paure. Non lasciate che i segreti si mettano in mezzo.
Eppure... ok, mi sono un tantinello innamorata di Jet. Una rockstar tutta tatuaggi e col cuore tenero, pronto a mollare tutto per amore? Nemmeno James Dylan Ferris c'è riuscito. E James Dylan Ferris è un dio di personaggio, ave a te Kylie Scott ed il fatto che il suo fancast sia Gaspard Ulliel non c'entra niente. Ed eccovi una frase da incorniciare, con sottofondo di violini: Jet combatteva da solo contro il suo passato, ma ora che ha trovato Ayden inizia a combattere per lei e con lei.
E sì, un pochino anche di Ayden. Tra le due ho preferito Shaw, ma come non provare pietà compassione un pizzichino di orgoglio per una ragazza che ricostruisce la sua vita da sola? Certo, il fatto che riesca a perdonare sé stessa e non Asa, che ha fatto quasi i suoi stessi errori è un tantino ipocrita da parte sua, ma vedremo nei prossimi libri.
Un difetto, però, a questo libro l'ho trovato. La storia è ripetitiva. È un po' una scopiazzatura di Oltre le regole - lui, maschio alfa tormentato, lei, dolce, un po' problematica e molto intraprendente. Lo stile della Crownover è fantastico, per carità, lascia molto spazio all'introspezione e a farci capire perché i suoi protagonisti agiscono in un determinato modo, ma come dico sempre: una rosa ha lo stesso profumo anche se la chiami con un altro nome. Come al solito, sono alla fine di una lunga recensione senza capo né coda. Inizio dicendo che mi piace, e finisco demolendo un po' il libro. Ma perché questo libro è così: ti piace e non ti piace. Non l'ho amato al 100%, ma non l'ho nemmeno completamente odiato. Come ho già detto, il problema di questa serie è che tutte le storie si ripetono, pertanto il primo libro va bene, il secondo okay, ma dal terzo in poi ti devi reinventare.
Solo... un po' meno analisi psichiatrica, eh?
Mood: troppe chiacchiere sbagliate, ma una scena finale come quella in albergo tra Jet e Ayden... anche subito!
Citazioni
Le sue labbra erano dure e la lingua insistente contro la mia, ed eravamo entrambi a un livello di disperazione tale che quel bacio sfociò presto in qualcosa di più pericoloso di quanto fossi in grado di gestire, ora che avevo capito quanto in realtà tenessi a lui. Tutto di lui era pura passione – la bocca, le mani, il modo in cui mi teneva, come se stessi per fuggire via lontano da un momento all’altro. Mi baciò come si bacia qualcuno che si ama e il mio cuore si spezzò ancora di più.
Succede in Puglia, succede nella BAT, succede a Bisceglie.
Succede che sei di nuovo alla presentazione dell'ultimo romanzo del tuo scrittore italiano preferito, Diego Galdino, nonostante tu l'abbia visto circa due mesi prima a Bari.
Succede che sei in prima fila, e che si liberano due posti accanto a te.
Succede che ti giri verso la coppietta alle tue spalle per chiedere loro se vogliono spostarsi avanti, così si godono meglio la presentazione.
Succede che lei dice subito sì, ma lui dice no, che è meglio rimanere lì dove sono.
Succede che comincia la presentazione, che si parla d'amore nelle sue varie forme.
Succede che poi la presentazione finisce, che Diego Galdino si alza in piedi sotto gli occhi esterrefatti di organizzatori e coordinatrice e, anziché salutare tutti, annuncia di voler dire qualcosa di molto importante.
E succede che l’autore dice queste parole: “Vengo a Libri nel Borgo Antico a presentare i miei romanzi perché penso che questa manifestazione si sposi benissimo con l’amore, ma tu, Monica, sai con chi ti sposeresti benissimo? Con Giacomo!”.
Succede anche questo in un mondo ormai solo grigio.
Succede che, anche se non vi conosco, vi faccio tanti auguri, ragazzi. Vi auguro di bere per sempre insieme il primo caffè del mattino e anche l’ultimo della sera.
[Succede anche che, per una volta che sei riuscita a portare i tuoi genitori ad una presentazione di un libro, finite tutti e tre su Repubblica.it].
Oggi uno dei miei romanzi, quello che considero il più importante della mia adolescenza (e che avrebbe bisogno di essere pesantemente riscritto ed editato), compie dieci anni 🎉🎉🎉
One day, you’re walking along when you fall into a hole. You realize in horror that this is the Writing Prompts database. To escape, you have to live through every single prompt on this page.
Oh boy, you are in for a wild ride if we include all the submissions that are still in my inbox. Want to have sex with The Doctor in a room full of talking bananas that are trying to lunge at your ass?
Una decina di giorni fa avevo scritto che non riuscivo a terminare il mio romanzo. Bene, approfittando di un paio di giorni morti a lavoro, oggi, domenica 8 aprile alle ore 19:39, ho scritto la parola "FINE" al mio romanzo.
Non ci posso credere!
Manca ancora metà epilogo ed un capitoletto finale "bonus" (i miei protagonisti avevano stilato delle "Regole di Convivenza" e quindi le volevo inserire tutte a fine romanzo), ma è proprio finito finito.
L'obiettivo era 130.000 parole, ma siccome devo sempre mancare il massimo per un minimo, conta 129.000 e passa parole (sicuramente supererò il mio obiettivo con il resto che c'è da scrivere).
NON CI POSSO ANCORA CREDERE!
Si chiude l'avventura di quasi tre anni, un romanzo che un po' mi ha cambiata. Senza questo racconto, non avrei mai ascoltato canzoni di Edith Piaf (che la mia eroina adora) e per la prima volta ho inserito qualcosa di mio nella storia, soprattutto nelle ambientazioni. Sono straconvinta che, se mai qualcuno dovesse leggerlo, odierà la mia eroina, trovandola molto umorale e insicura, ma in fondo anche Jane Austen una volta scrisse "Scriverò di una eroina che piace solo a me!" (su Emma). Certo, non sono soddisfatta al mille per mille di come è venuto, il penultimo capitolo è un po’ affrettato e ci sono molti più cliché da romanzetti rosa di quanto volessi, ma pazienza. Lo amo.
E la copertina che ho realizzato è spettacolare e sembra un libro della Newton Compton lol
In alto lo screen di Write-O-Meter, dal 14 gennaio 2017, ovvero quando avevo deciso di mettermi sul serio a scrivere, fino ad oggi (guardate quanti giorni morti! Esattamente 353 in un anno e mezzo ^^").
Oh, a saperlo che bastava un post su un blog con soli due lettori per finire, l'avrei fatto molto prima!
Ed il problema è il tempo. Il problema è la dedizione. Il problema è la pigrizia. Il problema è che non hanno ancora inventato un sistema che traduca i tuoi pensieri in parole su un documento word.
Mancano circa due capitoli (+ epilogo) alla parola "fine" sul mio romanzo. Ci sto dietro da un anno, anche se l'idea mi ronzava in testa già da due. Lo scorso anno, grazie all'aiuto di una app chiamata Write-O-Meter, sono riuscita a scrivere con costanza, ed in un mese ero arrivata a metà romanzo.
Poi, il blocco totale. Mesi di sole rifiniture di quanto avevo già scritto. Quasi fino allo sfinimento. La testa vorticava intorno a personaggi, a situazioni. Avevo già il romanzo finito nella mia testa, e perfino una sorta di seguito (la storia di due personaggi secondari, nello stesso periodo in cui si svolge il primo) e poi un altro (la storia di altri due personaggi secondari, nello stesso periodo in cui si svolge il primo) e perfino un quarto ed un quinto (inutile dirlo, la storia di altri personaggi secondari, stavolta ambientati un anno dopo).
Ad un certo punto, ho voluto riscrivere tutto perché il romanzo cominciava d'estate ed io lo volevo ambientato di inverno. Poi perché con i vari "due giorni dopo, una settimana dopo, un mese dopo" nella storia erano passati circa due mesi quando dovevano esserne passati quattro. Ma poi, veramente qualcuno va a contare i giorni effettivamente passati, calendario alla mano? Oh, e poi quando ho cambiato il nome alla protagonista, e sono venuti meno interi paragrafi e situazioni - uno fra tutti, il giorno del suo onomastico che avevano festeggiato.
Mi sono detta, "fermati, non pensare. Scrivi solo se vuoi farlo, perché se lo fai perché devi, uscirà fuori una schifezza e lo odierai."
Insomma, come al solito, mi stavo complicando la vita. Mi stavo impelagando col nulla. Facevo ricerche su ricerche, perfino sul campo, che poi non usavo. Creavo schede sui miei personaggi che non servivano a niente, perché loro fanno quello che gli pare e piace.
Ed è una sensazione bellissima. E anche inquietante. Hai bene in testa che cosa deve succedere in un passaggio o in un capitolo, e poi dalle mani ti esce altro e non ci pensi nemmeno. Ad esempio, c'era una scena in cui i miei protagonisti non si erano visti per tutto il giorno, era un periodo particolarmente stressante per entrambi, e la sorella di lui era in visita a casa loro. Una scena molto semplice, di quelle che servono solo a riempire le pagine: lui sarebbe andato a farsi la doccia, lei a vestirsi in camera sua. Invece, lei lo ha raggiunto in bagno, lo ha stretto in un abbraccio e gli ha detto che le era mancato. Che le era mancato! La mia protagonista è una di quelle stronze, non direbbe mai a nessuno una smanceria del genere! Eppure... beh, funzionava. Ed è stato inquietante.
Una persona che mi aveva - indirettamente - dato una spinta, è stato Diego Galdino. Ero alla presentazione del suo terzo libro, in primissima fila come sempre, ed io ero nel periodo di blocco totale. La relatrice gli aveva chiesto come organizzava il suo lavoro, e lui aveva alzato le spalle e le aveva risposto che lui non organizzava il suo lavoro. Non perdeva tempo in schemi e congetture, lui scriveva e basta, andava dove lo portava il romanzo. Se avesse perso tempo a studiare ogni dettaglio di ogni capitolo, non avrebbe mai scritto una riga. E so che non era per nulla intenzionale, però ogni tanto mi aveva guardata negli occhi, e io ripensavo alle mie numerose ricerche, e alle mie passeggiate per la città in cui ho ambientato il romanzo per affinare le mie (poche) descrizioni.
A parte ciò, ora eccomi qui, ma sono di nuovo ferma. Tuttavia, sebbene il piccolo senso di irritazione per non riuscire a sedermi e finirlo una volta per tutte, sono serena. Serena se non consideriamo il fatto che word si blocca ad ogni lettera scritta ed ogni volta mi tocca creare nuovi documenti e metterli insieme sul pc del lavoro.
La cosa bella è che non lo sto scrivendo per nessuno, solo per me stessa. Non ho nemmeno intenzione di auto-pubblicarlo o di venderlo su Amazon.
Prima che installassimo una linea internet a casa mia, ero riuscita a scrivere ben tre romanzi - ovviamente scritti nel modo in cui una sedici-diciassettenne scema può scrivere dei "romanzi". Anche se, e sono sincera, rileggendo certi stralci mi rendo conto che ero più profonda di adesso. Però è così bello vedermi cresciuta tramite le parole che ho scritto!
Quindi, sebbene io non abbia pubblicato nulla e non scriva per pubblicare, nel mio cuore io mi sento una scrittrice.
Solo che devo modificare tutti i dialoghi perché mettevo il punto e le virgole dopo le >> anziché prima.
Io vi giuro che ci ho provato, ho resistito in tutti i modi. Ma la Newton Compton, disgraziata, il suo 3x9,99€ me l'ha sbattuto in faccia, e io che dovevo fare? Passare dalla Mondadori sulla strada di casa e fare ciao ciao con la manina?
Ho resistito quattro sere. Alla quinta, stavo per superare la porta scorrevole, diretta verso casa, e dopo tre secondi ero lì davanti all'espositore.
Mi ero detta, "Compra solo "I Medici" e due libri a caso, e se le copie de "I Medici" sono terminate, esci di qui il prima possibile".
E c'ero quasi riuscita, se la gentile commessa non mi avesse detto "Tesoro, le copie de "I Medici" sono in quell'altro espositore". Maledetti.
Vi dico solo che per un mese non ho comprato caffé al lavoro, fingendo una dieta caffeina-free. In realtà ero una poraccia con solo 0.23€ nel portafogli.
Ma! Parlando di cose belle: ecco il bottino di Gennaio!
Continuate a leggere per le mie impressioni libro per libro ^^
La piccola casa dei ricordi perduti, Helen Pollard
Emmy Jamieson arriva a La Cour des Roses, una bella pensione nella campagna francese, con l’intenzione di trascorrere due settimane di relax in compagnia di Nathan, il suo fidanzato. Tra loro c’è qualche problema, ma Emmy è certa che questa vacanza risolverà tutto. Si sbaglia… Neanche il tempo di disfare le valigie e Nathan se l’è già svignata con Gloria, la moglie di Rupert, il proprietario della pensione. L’uomo è scioccato ed Emmy, sentendosi in parte responsabile dell’accaduto, si offre di aiutarlo a gestire la pensione. Emmy ha il cuore a pezzi, ma si trova all’improvviso in una dimensione nuova, circondata da tanti amici. E anche da qualche uomo interessante: Ryan, il provocante giardiniere, e Alain, il ragazzo che si occupa dell’amministrazione, irritante ma bellissimo. Mentre Emmy si riappropria del proprio tempo e del contatto con la natura comincia a sentirsi a casa. Ma sarebbe una follia lasciare amici, famiglia e tutto ciò per cui ha sempre lavorato… O no?
Curiosità: tanta, ma c’è un pizzico di delusione dovuto al fatto che questo libro fa parte di una serie. E i libri delle serie o si hanno tutti o non si hanno proprio.
Il segreto di Parigi, Karen Swan
Da qualche parte, lungo le strade di Parigi, c’è un appartamento sommerso da strati di polvere e segreti: è stracolmo di opere d’arte d’inestimabile valore che sono rimaste lì, nascoste per decenni. L’incarico di valutare quei tesori è affidato a Flora, giovane e ambiziosa esperta d’arte, una donna in grado di mantenere il controllo durante un’asta da milioni di sterline, ma con serie difficoltà ad accettare un invito a cena a lume di candela. Flora ha il compito di ricostruire la storia di ogni dipinto presente nell’appartamento, per cercare di scoprire chi abbia tenuto nascoste quelle opere d’arte. Si ritrova così catapultata negli affari dei Vermeil, una famiglia del jet set internazionale che si muove tra Parigi e Antibes, e si rende ben presto conto di avere a che fare con qualcosa di poco chiaro. Xavier Vermeil sembra infatti intenzionato a porre un freno all’interesse di Flora per la sua famiglia. Che cosa nasconde? Ambientato in luoghi dalla bellezza mozzafiato e narrato con uno stile capace di avvincere il lettore, Il segreto di Parigi è un racconto intenso e impossibile da dimenticare.
Curiosità: media. Da libro leggero sotto l’ombrellone.
Matrimonio di convenienza, Felicia Kingsley
Jemma fa la truccatrice teatrale, vive in un seminterrato a Londra e colleziona insuccessi in amore. Un giorno però riceve una telefonata dal suo avvocato che potrebbe cambiarle la vita: la nonna Catriona, la stessa che ha diseredato sua madre per aver sposato un uomo qualunque e senza titolo nobiliare, ha lasciato a lei un’enorme ricchezza. Ma a una condizione: che sposi un uomo di nobili natali. Il caso vuole che l’avvocato di Jemma segua un cliente che non naviga proprio in acque tranquille: Ashford, il dodicesimo duca di Burlingham, è infatti al verde e rischia di perdere, insieme ai beni di famiglia, anche il titolo. Ashford è un duca, Jemma ha molti soldi. Ashford ha bisogno di liquidi, Jemma di un blasone… Ma cosa può avere in comune la figlia di una simpatica coppia hippy, che ama girare per casa nuda, con un compassato lord inglese? Apparentemente nulla… Il loro non sarà altro che un matrimonio di convenienza, un’unione di facciata per permettere a entrambi di ottenere ciò che vogliono. Ma Jemma non immagina cosa l’aspetta, una volta arrivata nella lussuosa residenza dei Burlingham: galateo, formalità, inviti, ricevimenti e un’odiosa suocera aristocratica. E a quel punto sarà guerra aperta…
Curiosità: estrema. Da incavolarsi se poi salta fuori che fa schifo.
Flower, Elizabeth Craft & Shea Olsen
Charlotte vive con la nonna ed è una ragazza con la testa sulle spalle: bravissima a scuola, lavora in un negozio di fiori per pagarsi gli studi e nel tempo libero si prepara per l’ammissione alla prestigiosa università di Stanford. È molto concentrata e non si concede distrazioni, niente uscite serali e soprattutto niente ragazzi: la sua più grande paura è infatti quella di fare la fine di tutte le donne della sua famiglia, che hanno rinunciato a seguire le proprie aspirazioni a causa dell’amore. Una sera, all’ora di chiusura, entra nel suo negozio un misterioso e affascinante cliente, ombroso ma gentile, che le fa strane domande. Nonostante ne rimanga colpita, Charlotte è sicura di non rivederlo mai più… E invece la mattina dopo le viene recapitato in classe un mazzo di rose purpuree, i suoi fiori preferiti. A mandarglieli è stato proprio Tate, il ragazzo della sera prima, che inizia a corteggiarla in modo molto discreto ma deciso. Charlotte, dopo le resistenze iniziali, decide di uscire con lui per una sola sera. Ma appena fuori dal ristorante vengono assaliti da folla di paparazzi che grida il nome di Tate… Chi è davvero quel misterioso ragazzo e cosa nasconde dietro quei bellissimi occhi malinconici?
Curiosità: parto con aspettative basse, ma voglio farmi prendere da questo libro.
Un imprevisto chiamato amore, Anna Premoli
Jordan ha collezionato una serie di esperienze disastrose con gli uomini. Consapevole di avere una sola caratteristica positiva dalla sua parte, ovvero una bellezza appariscente e indiscutibile, è arrivata a New York intenzionata a darsi da fare per realizzare il suo geniale piano. Il primo vero progetto della sua vita, finora disorganizzata: sposare un medico di successo. Jordan ha studiato la questione in tutte le sue possibili sfaccettature e, preoccupata per le spese da sostenere per la madre malata, si è convinta di poter essere la perfetta terza moglie di un primario benestante piuttosto avanti con gli anni. Ma nel suo piano perfetto non era previsto di svenire, il primo giorno di lavoro nella caffetteria di fronte all’ospedale, ai piedi del dottor Rory Pittman. Ancora specializzando, per niente ricco, molto esigente e tutt’altro che adatto per raggiungere il suo obiettivo...
Curiosità: pochissima, ormai con Anna Premoli non ho un bel rapporto. Spero di ricredermi, ma l’ho preso per esclusione.
I Medici. Una dinastia al potere, Matteo Strukul
Firenze, 1429. Alla morte del patriarca Giovanni de’ Medici, i figli Cosimo e Lorenzo si trovano a capo di un autentico impero finanziario, ma, al tempo stesso, accerchiati da nemici giurati come Rinaldo degli Albizzi e Palla Strozzi, esponenti delle più potenti famiglie fiorentine. In modo intelligente e spregiudicato i due fratelli conquistano il potere politico, bilanciando uno spietato senso degli affari con l’amore per l’arte e la cultura. Mentre i lavori per la realizzazione della cupola di Santa Maria del Fiore procedono sotto la direzione di Filippo Brunelleschi, gli avversari di sempre continuano a tessere le loro trame. Fra loro c’è anche una donna d’infinita bellezza, ma dal fascino maledetto, capace di ghermire il cuore di un uomo. Nell’arco di quattro anni, dopo essere sfuggito a una serie di cospirazioni, alla peste e alla guerra contro Lucca, Cosimo finirà in prigione, rischiando la condanna a morte. Fra omicidi, tradimenti e giochi di palazzo, questo romanzo narra la saga della famiglia più potente del Rinascimento, l’inizio della sua ascesa alla Signoria fiorentina, in una ridda di intrighi e colpi di scena che vedono come protagonisti capitani di ventura senza scrupoli, fatali avvelenatrici, mercenari svizzeri sanguinari…
Curiosità: a mille. Il motivo per cui ho comprato gli altri libri. L’unica cosa che mi ha fatto tentennare è che, come per il libro della Pollard, è una serie e gli altri libri non sono dei Gold, pertanto la mia serie sarà esteticamente imperfetta. Ma pazienza.
Altri libri presenti nell’offerta, e che avrei voluto (sto valutando di) comprare:
Amore reale, Emma Chase - mi intrigava, ma ho preferito comprare degli stand alone, a parte I Medici e, come ho scoperto dopo, il libro della Pollard.
Bad Love, Jay Crownover - quando ho comprato i libri non avevo ancora iniziato la Marked Men Serie, ma come sopra, fa parte di una serie e per adesso la MMS non sta andando granché bene. Mi intrigavano di più gli altri titoli.
The Protector, Jodi Ellen Malpas - per una volta che c’era uno stand alone! Tuttavia, questo è uno di quei libri che leggerei, ma che non comprerei mai. Ma chissà...
1ª ed. originale 22 Ottobre 2013 (ma alcuni siti indicano 2012)
1ª ed. italiana 5 febbraio 2015
Editore: Newton Compton (Anagramma)
Pagine 352
Genere New Adult
Lingua originale Inglese
Sinossi Shaw Landon è la tipica brava ragazza di buona famiglia. Sa cosa i suoi genitori si augurano per lei: voti eccellenti, un lavoro come medico, un ragazzo benestante e rispettoso che la conduca all'altare. Eppure, da sempre, Shaw è attratta da tutt'altro. Soprattutto da ciò che è l'esatto contrario di quello che dovrebbe desiderare... Rule Archer è bellissimo, fa il tatuatore, è sfacciato e arrogante, una luce negli occhi che non sembra promettere niente di buono, ma ha un sorriso capace di sciogliere un iceberg. E soprattutto è abituato a prendersi ciò che vuole. Ogni sera si porta a letto una ragazza diversa, salvo poi non ricordarne neppure il nome il mattino successivo. Rule sa bene che la bella Shaw è rigorosamente off limits, ma sembra diversa da tutte le altre ed è così difficile rinunciare anche solo ad assaggiare quell'invitante frutto proibito...
Dettagli
Inizio lettura: mercoledì 24 gennaio 2018, sera, intorno 21.30. Camera mia.
Fine lettura: mercoledì 31 gennaio 2018, pausa pranzo, intorno 14.30. Camera mia. Avrei potuto finirlo benissimo il 30, ma ho mollato ad un capitolo dalla fine. Looser!
Tempo di lettura: 5,6h per 336 p/m
Acquistato (quando, dove e perché): Lo avevo acquistato in ebook molto tempo fa, ma per un motivo e per l’altro non l’ho mai letto.
Rating: ★★★ ½ (Voto Feltrinelli: ★★★½ )
I say… Io ti salverò!
Avevo bisogno di una serie, di entrare in un mondo e di voler bene ai personaggi, di sentirli vicini, di sentirli miei amici. No, non sento le voci, forse i medici non mi crederanno, ma io non sono pazza!
Oltre le regole ha spalancato le sue porte e mi ha fatta entrare: come vorrei che questi personaggi esistessero davvero! Certo, non ce ne sta uno, uno solo!, senza un problema di sorta, ma pazienza.
Devo subito dire una cosa, però: "Il romanzo che ha scandalizzato l'America", e lì immaginatevi me che mi guardo intorno come John Travolta in Pulp Fiction. Cioè, in America potete guidare a 16 anni, comprarvi una pistola al supermercato a 18, potete sposarvi prima che possiate bere alcolici... e vi scandalizzate per cosa?
Parliamo della trama: Shaw Landon è la classica brava ragazza dai capelli biondi, schifosamente ricca, di buona (per dire) famiglia, e che studia medicina. Ora, immaginate tutto l'opposto e avrete Rule: tatuaggi e piercing dappertutto (proprio dappertutto), puttaniere mezzo alcolizzato, con una famiglia sfasciata alle spalle.
La solita storia de "gli opposti che si attraggono", tant'è che si prendono in giro pure loro per tutto il libro.
«Non vedo l’ora di vedere come va».
Storsi il naso. «È quello che dicevano tutti di noi».
«E guarda che spettacolo abbiamo offerto».
«Vero. Non solo gli opposti si attraggono, ma prendono fuoco e infiammano tutta la città».
«Lo so bene».
Ma! E c'è un ma!: la famiglia di Shaw la ignora completamente. Mamma con aspirazioni mecenatisticamente politiche, padre che si sposa qualunque cosa respiri. Aggiungiamo al mix la storia strappalacrime della ragazzina piccola e fragile bullizzata a scuola, ed eccovi la ricetta perfetta per l'entrata in scena di un baldo eroe: no, non Rule, ma suo fratello gemello Remy. Remy la accoglie in casa sua, e l'intera famiglia Archer la adotta informalmente come un membro della famiglia, come la figlia mai avuta, come la sorellina da proteggere. Tutti la trattano con amore e rispetto, mentre Rule la ignora. Ed è qui che non ho ben capito una sola cosa: Rule dice che aveva sempre provato qualcosa per lei, ma che non si era mai fatto avanti per via di Remy (motivo per cui la ignorava), ma poi sostiene di non essersi mai accorto di Shaw come donna, di averla sempre considerata l'irritante e perfettina appendice del suo gemello. Errore di scrittura, o di traduzione?
Ma tornando a Remy. Lui è già bello che morto da tre anni prima dell'inizio della nostra storia, lasciandosi dietro due genitori distrutti, un fratello che si incolpa della sua morte, ed una ragazza che sostiene essere solo la sua migliore amica e non la sua fidanzata come pensano tutti. Remy, come ci fa capire Shaw, è morto portandosi un segreto nella tomba, e non bisogna essere Sherlock Holmes per capire quale sia questo grande ed incoffessabile segreto. Sul serio, lo svelano a fine romanzo, ma si capisce già al capitolo 2.
Sebbene morto, Remy è un personaggio più che presente, in modo quasi asfissiante. La sua morte prematura scoinvolge i delicati equiibri della famiglia Archer, e Rule diventa il capro espiatorio, il responsabile da colpevolizzare. Del resto, il figlio delinquente e coi tatuaggi sembra la persona più indicata, no? Eppure, anche il più pulito c'ha la rogna... Insomma, Rule si sente ricordare troppo spesso che lui è il fratello imperfetto, quello da cambiare, quello che "era meglio se morivi tu e non lui", quello difficile da amare, quindi che cosa ci si doveva aspettare da lui? Alla fine daì ai suoi genitori quello che si aspettano da lui.
Motivo per cui, Shaw ha una caratteristica tipica delle eroine dei romanzi, una caratteristica che io odio con tutto il cuore: l'eroina a tutti i costi, colei che è l'unica che può salvare la situazione e il suo amato, colei che deve rendere felici tutti quanti addossandosi pesi inutili. L'unica differenza è che qui non c'è nessuno a salvare lei. Sì, ok, Rule la aiuta parecchio a ribellarsi al volere dei genitori e finalmente a vivere la sua vita come vuole lei, ma alla fine si salva da sola. Sia da un episodio in particolare, sia da tutta la situazione psicologica che si ritrova ad affrontare.
Shaw ha una grande forza d'animo dalla sua, e anche una grande pazienza. La sua sensibilità gioca a suo favore, e la rende un personaggio un tantino più godibile di Rule. Per buona parte del libro, ci troviamo a tifare per la ragazza acqua e sapone innamorata del donnaiolo incallito e, successivamente, redento - personaggio, insomma, non nuovo nei romanzi rosa.
Rule, invece, è complicato. La storia ti coinvolge al punto che poi, alla fine, finisci a fare il tifo pure per lui, per il suo essere romanticamente difficile, a pensare che dovrebbe farsi meno seghe mentali e vivere di più il presente. Ammetto di aver piagnucolato un pochino quando leggevo i passaggi relativi al rapporto più che complicato tra lui e sua madre. Leggere certe frasi e sapere che esistono genitori così lì fuori, ti rattrista un pochino.
La cosa che mi è piaciuta è stata il non-inizio della loro storia. Ovvero, Rule non se l'è mai calcolata di striscio, quindi non si innamora di lei di punto in bianco. Lui sa che lei è più coinvolta di lui, pertanto non le promette amore eterno, ma che ci proverà in tutti i modi e che permetterà ai sentimenti che prova per lei di crescere. Non è un "okay, abbiamo fatto sesso, è stato spettacolare, ora diventi la mia ragazza ed io ti amo alla follia". Rule non sa nemmeno spiegarsi perché o come, ma decide di darsi una opportunità. Sì, darsi. Perché, secondo me, lui non dice a Shaw "mettiamoci insieme" perché vuole rendere felice lei, ma perché vuole rendere felice sé stesso, provando per una volta a dimenticare tutto ciò che sta sullo sfondo - la sua famiglia, Remy, le convenzioni sociali. Rule vuole e impara ad amare Shaw: ha sempre avuto bisogno di lei, in un modo o nell'altro, lei era sempre dalla sua parte, lì vicino a lui a difenderlo, anteponendo la felicità del suo amato alla sua. Ma deve anche imparare a rispettarla come donna e come sua fidanzata. E alla fine, come potete leggere, secondo me ci sono riusciti:
Si voltò e mi stampò un bacio sulla tempia. «Ti amo».
Premetti il viso nell’incavo dove il suo collo incontrava la spalla e risucchiai la pelle tra i denti. «Ti amerò anch’io, Shaw».
Strizzò gli occhi. «Mi ami già».
Non dovetti dire nulla perché probabilmente aveva ragione. Io e quella ragazza avevamo passato troppo tempo a cercare di essere troppe cose diverse per troppe persone per troppi motivi sbagliati. Adesso dovevamo essere noi stessi l’uno per l’altra e amarci a vicenda per i giusti motivi. Mentre lei si rannicchiava accanto a me e allungava una gamba sulla mia vita, capii che era così che avrebbe sempre dovuto essere e forse, solo forse, era un regalo che avrei potuto condividere con Remy perché io ero felice, Shaw era felice e, in fin dei conti, era tutto quello che lui avrebbe voluto per noi.
Tutti i personaggi che girano intorno a Rule e Shaw non sono solo delle macchie sfuocate sullo sfondo, ma dei personaggi ben delineati che ti fanno ben sperare per i libri successivi. Conosciamo, infatti:
Ayden, coinquilina di Shaw, e Jet, amico di infanzia di Rule - protagonisti del secondo libro;
Cora, collega di Rule e futura coinquilina di Shaw, e Rome, fratello di Rule - protagonisti del terzo libro;
Nash, coinquilino e amico di infanzia di Rule, ma non Saint (lei la conosciamo nel terzo libro) - protagonista del quarto libro;
Rowdy, collega di Rule, ma non Salem (lei la conosciamo nel quarto libro) - protagonista del quinto libro.
Asa, protagonista del sesto libro, apparirà nel secondo libro.
Il libro è carino, seppur banale nella trama già trita e ritrita - lei bella/brava/bionda e lui ribelle/tatuato/donnaiolo - e la storia "del grande segreto inconfessabile", e sebbene abbia letto dappertutto grassi complimenti allo stile della scrittrice, io personalmente non l'ho trovato molto accattivante. Il libro è bello, non eccezionale, ecco, ma è una lettura godibile che ti lascia la curiosità di andare a leggere gli altri romanzi della serie.
Mood: Gne. Se avete bisogno di un libro alla “Io sono l’unica che può salvarlo!!1!” con un ragazzo fin troppo complicato, è perfetto.
Citazioni
Erano passati tre anni da quando aveva perso il controllo della macchina sulla I-25 scivolosa per la pioggia e si era schiantato contro il retro di un camion rimorchio che andava a più di centoventi chilometri all’ora. Erano passati tre anni da quando avevamo seppellito il mio gemello e mia madre mi aveva guardato con gli occhi pieni di lacrime e aveva detto, senza mezzi termini: «Avresti dovuto essere tu», mentre mettevano Remy sottoterra. Erano passati tre anni e il suo nome bastava a farmi cadere in ginocchio, soprattutto se pronunciato dall’unica persona al mondo che Remy aveva amato quanto me.
Era sempre più dura passare del tempo con Rule e non solo perché guardarlo mi ricordava tutto quello che non avevo più – che era il problema di Margot e Dale, non che quel coglione insensibile mostrasse un po’ di empatia verso i propri genitori. Io invece mi scontravo con il fatto che Rule era complicato – era aggressivo, sfacciato, noncurante, irriguardoso, spesso irascibile e in genere un rompipalle insopportabile. Ma quando voleva, era affascinante e divertente, artisticamente brillante e, spesso, la persona più interessante nella stanza. Ero innamorata persa delle sue due facce fin da quando avevo quattordici anni. Ovviamente avevo voluto bene a Remy, come a un fratello, come al migliore amico e all’abile protettore che era stato, ma amavo Rule come se fosse il mio scopo nella vita. Lo amavo come se fosse inevitabile, come se, nonostante tutte le volte in cui avevo compreso che era una cattiva idea, che eravamo una brutta coppia, che lui sapeva essere un inguaribile coglione, comunque non potessi farne a meno. Perciò ogni volta che mi vedevo sbattuto in faccia il fatto che mi ritenesse solo una semplice autista quando condividevamo l’auto, sentivo spezzarsi un pochino di più il mio cuore malconcio.
«Il tipo con le basette è Rowdy, lavora allo studio con me e Rule. Quello con la faccia piena di nachos è Jet, canta negli Enmity e siamo cresciuti insieme. Ragazzi, questa è Shaw, è cresciuta con Rule e i suoi fratelli».
Con un misto di meraviglia e repulsione, rimasi a guardarli mentre si affrettavano a stringere la mano che lei stava porgendo. Non avevo ancora detto niente e l’atmosfera cominciava a essere un po’ imbarazzata, ma lei mi sorrise, prese la brocca vuota e disse che ne avrebbe portata un’altra nel giro di pochi minuti. Mentre si allontanava, quattro paia di occhi seguirono i suoi capelli ondeggianti e le balze sul suo culo. Avrei voluto dare un pugno in faccia a tutti, compreso me. Non appena si fu allontanata, Rowdy si voltò verso di me e allungò un braccio sul tavolo per darmi un bel colpo in testa. Imprecai e gli lanciai un’occhiataccia, ma senza rispondergli.
«Perché cazzo me l’hai dato?».
Lui scosse il capo e mi puntò contro un dito. «Sarebbe quella la ragazza di cui ti lamenti e con cui torni ogni weekend? Quella di cui ti lagni di continuo perché ti sorprende a fare lo scemo? Quella di cui rifiuti le chiamate e che eviti come la peste? Cazzo, Rule, non sapevo fossi gay».
Nash ridacchiò e Jet scoppio in una risata di pancia. Mostrai il medio a Rowdy e strizzai gli occhi.
«Chiudi la bocca. Non sai di cosa parli».
«No? Ma ho gli occhi e quella ragazza è una bomba, quindi o sei cieco o sei stupido, perché se io restassi chiuso in macchina con lei per due ore a settimana ringrazierei il Signore, non starei qui a fare storie».
Nash scosse la testa. «Non riesco a credere che tu non sapessi che lavora qui. Ma ignori proprio tutto quello che ti dice?».
Lo guardai storto. «Neanche tu lo sapevi e ci parli sempre quando viene la domenica».
«Le chiedo se vuole un caffè, non come si guadagna da vivere. Amico, ammettilo, sei una merda».
Avevamo quasi finito la seconda brocca e Shaw ne aveva portata un’altra senza dire una parola, quando all’improvviso all’estremità del tavolo comparve una ragazza bellissima con i capelli scuri e molto corti. Era alta e con gli occhi del colore del Jack Daniels. La sua bocca avrebbe fatto invidia ad Angelina Jolie e il suo corpo avrebbe fatto fermare il traffico. Portava la stessa uniforme di Shaw, solo che invece degli stivaloni aveva dei tacchi a spillo ricoperti di borchie con cui probabilmente era più alta di Nash e Jet. Sul suo bel visino non c’era nulla di cordiale.
Jet si raddrizzò sulla sedia e Rowdy, di gran lunga il più brillo tra noi – da venti minuti beveva anche shot di tequila – cadde quasi dallo sgabello quando lei si piazzò proprio tra loro due. Ma il suo sguardo era puntato su di me, dunque la fissai a dovere finché non parlò. Aveva una cadenza dolce del Sud e avrei potuto giurare che Jet si fosse innamorato all’istante.
«Sei Rule». Non era una domanda, perciò annuii. «Sono Ayden Cross. Vivo con Shaw».
Feci qualche passo instabile verso di lui. Era così alto che dovetti mettermi in punta di piedi per arrivargli all’orecchio. Appoggiai una mano sulla sua spalla e l’altra sulla porta accanto alla sua testa e sussurrai: «È il mio compleanno, Rule».
Mi aspettavo che si scostasse, che mi spostasse con gentilezza, invece allungò le braccia e mi cinse i due lati della vita con le mani. Per un secondo, i suoi occhi chiari brillarono e la sua bocca si contorse verso il basso, con un luccichio dell’anello al lato del labbro. «Mi dispiace, Shaw. Non ne avevo idea».
Feci spallucce e mi avvicinai a lui ancora di più. «Va tutto bene, nemmeno la mia famiglia se n’è ricordata». Ero così vicina da avere il petto schiacciato contro il suo. Avvertii che quella vicinanza aveva un effetto su di lui. Se non avessi dovuto concentrarmi per stare in equilibrio perché ero in punta di piedi, avrei anche potuto riderne. Tutto quello che avevo sempre voluto nella vita era di colpirlo, di fargli provare qualcosa, qualsiasi cosa, che non fosse semplice sopportazione nei miei confronti.
«So cosa puoi fare per me per renderlo ufficialmente il miglior compleanno della storia». Avrei voluto avere un’aria sicura, sexy e sensuale, ma di certo sembravo solo eccitata e sbronza. Non mi importava. Ero lì, la vera me, quella che lo desiderava disperatamente e l’aveva sempre voluto. E ormai non c’era più modo di rimetterla in gabbia. Non pensavo, non ragionavo, sfruttai semplicemente la presa su di lui per sollevarmi ancora di più e schiacciare la mia bocca sulla sua. L’anello sul suo labbro era freddissimo, ma tutto il resto di lui era innegabilmente caldo e duro. Era tutto ciò che avevo sempre desiderato e, anche se lui non ricambiò il bacio, per me era comunque il più bel regalo di compleanno di sempre. Stavo per riappoggiare del tutto gli stivali a terra quando qualcosa cambiò e, da destinatario passivo, Rule si trasformò in qualcosa di completamente diverso.
Scosse la testa, mi cinse il fianco con l’altra gamba e si spostò contro di me, facendomi pronunciare tutte le parolacce che conoscevo. «Non fermarti. Rule, ti prego non fermarti». Ansimava e comunque era troppo tardi per quell’opzione. Stare dentro di lei era la sensazione più bella che avessi mai provato in vita mia e non mi sarei mai fermato, a meno che non volessi camminare in modo strano fino ai trent’anni. Infilai le dita di una mano tra i suoi capelli e appoggiai il peso sull’altra, per non schiacciarla, e mi preparai al sesso migliore della mia vita con una vergine bugiarda.
Gli diedi un pugno sulla spalla. «Non sono così male».
Mi guardò storto. «Sì che lo sei. Pensaci, dopo tutto questo tempo hai dovuto vederla vestita da arbitro sexy per accorgerti che è una ragazza. Sei una merda».
«Ma, Dio, come stava bene con quella divisa».
«Vedi, una merda totale.»
[...] «Allora», fece una pausa e mi rivolse uno sguardo tagliente. «Ne è valsa la pena di aver incasinato tutto?».
Abbandonai la testa contro il divano e fissai il soffitto. «Assolutamente».
«Cosa stai cercando di dire, Rule?»
«Non lo so, so solo che le altre non sono te e non fanno per me. Credo che dovremmo capire cosa sta succedendo tra noi».
Scossi la testa e il suo sguardo si illuminò di un bagliore argenteo. «Non sarò una delle tante. Come ho detto, avevo le mie ragioni per lasciare che le cose andassero a quel modo, ma se pensi che io accetti di riempirti il letto perché al momento non c’è nessun’altra all’altezza, mi spiace ma ti sbagli. Ti conosco, Rule; ti conosco da quando hai scoperto che le ragazze sono più complicate dei ragazzi e non hai mai voluto impegnarti».
Il tocco leggero come una piuma del pollice sulla guancia mi fece quasi sciogliere. «Allora questa volta lo farò, usciremo, faremo delle cose. Cioè, ci conosciamo da sempre, ma a essere sinceri non so niente di te. Dài, Shaw, cos’hai da perdere?».
Non il mio cuore, perché era già suo, anche se lui non lo sapeva. «Quindi vuoi che… ci frequentiamo?».
Scoppiò a ridere. «Non sono proprio quel tipo, ma ti prometto che mentre cerchiamo di capirci qualcosa lo terrò nei pantaloni. Niente scopate, niente altre ragazze. Lo devo a te e a me, dobbiamo vedere se c’è qualcosa o se è stato solo un caso». Sembrava così sincero, serio e determinato a farmi credere a quel che diceva.
La mattina mi alzai e cominciai a camminare per la casa a passo frenetico. Lavai i denti e mi ficcai in bocca un bagel. Rovistai nell’armadio in cerca della camicia con i bottoni e dell’unico paio di pantaloni neri Dickie che non fossero jeans. Infilai una felpa nera con il cappuccio e un blazer rigato e saltai fuori dalla porta, sotto lo sguardo di mio fratello e del mio coinquilino che mi scrutavano come se avessi perso la testa.
«Torno dopo».
«Dove vai? In chiesa?». Nash non aveva una bella cera e Rome mi fissava con aria d’intesa.
«Devo parlare con Shaw».
«Allora chiamala».
«Non risponde al telefono».
«Credi che sua madre ti permetterà di presentarti a casa sua e di entrare?»
«Non mi interessa; ho bisogno di parlarle e quindi ho intenzione di farlo».
Rome mi fece l’occhiolino e il saluto militare con la tazza di caffè. «Bravo ragazzo. Chiamami se ti arrestano e stai certo che verrò a tirarti fuori».
«A più tardi».
Ci battemmo i pugni e tornai a voltarmi verso Shaw per chiederle quanto ancora dovessimo rimanere, ma ora l’intera stanza mi stava fissando come se mi fosse cresciuta un’altra testa.
«Cosa c’è?».
Lei scoppiò a ridere e appoggiò la testa sulla mia spalla. «Hai idea di chi fosse quello?».
Misi in bocca un pezzo d’arancia e schiacciai più forte la sua mano sulla mia coscia. «Alex. Gli faccio i tatuaggi, cioè glieli facciamo tutti. È un cliente abituale dello studio».
Rideva così forte che aveva le guance solcate dalle lacrime. «Quello è Alex Carsten».
«Te l’ho appena detto».
«Rule, Alex è il procuratore generale dello Stato. È il legale più influente di tutto il Colorado. Mia madre l’ha aiutato a farsi eleggere».
Mangiai un altro spicchio di arancia e notai che la madre di Shaw mi stava guardando in modo del tutto diverso. «Strano. È pieno di tatuaggi, sotto il completo e la cravatta ha dei veri capolavori».
«È troppo divertente».
«Avevo paura, volevo solo scappare. Volevo solo te». La mia voce si spense in un sussurro e lui si allungò per tirarmi al suo fianco. Era un bene che nel grosso furgone ci fosse un sedile unico.
«Sono tuo, Shaw, in qualsiasi modo tu abbia bisogno di me, in qualsiasi modo tu mi voglia, io sono tuo».
Quando parcheggiammo davanti al suo palazzo ero di nuovo padrona di me stessa. Mi prese la borsa e mi condusse nell’appartamento. Rome e Nash erano sul divano a strillare alla TV, quindi immaginai che i Broncos stessero perdendo. Volsero tutti e due lo sguardo verso di me con aria sollevata.
«Grazie a Dio. Adesso forse la smetterà di fare il marmocchio isterico che ha saltato il pisolino». Rule colpì Nash sulla nuca mentre Rome si alzò e mi sollevò in un abbraccio.
«Dimmi perché pensavamo tutti che tu e Remy faceste sul serio e invece io sono stato il primo. Dimmi perché Rome pensa che tu abbia un debole per me da un po’ ormai. Dimmi perché, quando lo facciamo, è così diverso da tutte le altre volte che l’ho fatto».
Volevo che si muovesse, che mi lasciasse muovere, ma quando riaprii gli occhi per la curiosità lui mi stava fissando attentamente, con un controllo su di sé che gli permetteva di aspettarmi. Sostenni il suo sguardo tagliente per un secondo e poi sussurrai: «Perché ci sei sempre stato tu, anche quando non volevo, anche quando mi spezzavi il cuore in continuazione. Ci sei sempre stato tu».
Remy mi ha salvato e mi ha portato a casa, mi ha fatto ridere quando nella mia vita non c’era niente di lontanamente divertente ed è stato gentile quando nessuno in vita mia aveva mai provato a esserlo prima. Mi ha fatto sedere in cucina e mi ha detto di non preoccuparmi quando fossero rientrati i suoi fratelli – li avrebbe tenuti in riga lui. Poi tu e Rome siete entrati di corsa dalla porta. Rome mi ha guardato e ha scosso la testa e ha chiesto a Remy se fossi un’altra randagia e tu, tu mi hai attraversato con lo sguardo, come se fossi un fantasma e gli hai chiesto se volesse ancora uscire con te e Nash per una pizza. Ho pensato che eri bello, in modo diversissimo da Remy. Eravate così simili, ma la tua bellezza era così interessante che non riuscivo a distogliere lo sguardo. Ti ho fissato per un quarto d’ora buono e poi, quando tu e Rome ve ne stavate andando, mi hai guardato e hai detto: “Cavoli, Rem, dalle una tazza di tè o qualcosa. Sembra Casper”. Remy ha scosso la testa e si è seduto davanti a me e in quel momento ha capito, l’ha sempre saputo.
Mi lasciai cadere di peso sulla sedia davanti a lei e, piena di gratitudine, afferrai il caffè schiumoso che aveva ordinato per me. Mi fece una smorfia e mise via il telefono. «Ho quasi visto il tuo ragazzo nudo stamattina».
Scoppiai a ridere davanti alla sua faccia. «Non so cosa dirti, prego?».
Storse il naso. «Non ha molta vergogna, o sbaglio?»
«Conosci Rule, vero?».
«Tutto questo». Agitai una mano. «È così facile, normale e semplice che a volte mi spaventa. Non sono abituato a vivere in modo ordinario e la cosa mi rende nervoso. Per tutta la vita ho cercato di cogliere momenti di piacere passeggero, di stare bene, e adesso lo sono sempre con te e mi perdo nei miei pensieri chiedendomi cosa farò per rovinare tutto o come farò a resistere se tu decidi di portarmelo via. A volte vengo risucchiato nelle visioni di quello che potrebbe succedere e faccio fatica a restare nel presente. Guardare la TV con te, anche solo stare con te mi dà un sollievo di cui non sapevo nemmeno di avere bisogno, ma mi fa anche tremare di paura. Mi dispiace».
«Fa paura anche a me, Rule. Nemmeno io sono abituata alla normalità e non ho mai pensato che l’avrei avuta con te, che avrei mai avuto qualcosa con te, quindi va bene se ti perdi nei tuoi pensieri, ma poi devi uscirne e parlarne con me. Non ti chiederò niente che ti faccia sentire a disagio. È tutta la vita che la gente lo fa con me e sono stufa marcia».
«E se ti chiedessi di darmi tutto, Shaw? Se volessi tutto? Non sarei come tutti gli altri?».
Si schiarì la gola e poi mi rivolse un sorriso, che quasi mi uccise sul posto. Era così bella e pura. «No, perché tu non devi chiedere niente, è già tutto tuo. Sei l’unico a cui abbia mai voluto darlo».
«Devi promettermi di non abbandonarmi quando mi perderò, Shaw. Devi promettermi di aspettare fino a quando troverò il modo di tornare indietro. Devo sapere che, quando tutto diventa nero, alla fine del tunnel ci sei tu».
Sentii bussare alla porta del bagno e Ayden fece capolino. «Dobbiamo uscire tra poco. Sei quasi pronta?».
Considerando che avevo arricciato solo i capelli sul lato destro della testa, credo che la risposta fosse ovvia. Mi voltai verso di lei con gli occhi sgranati. «Dobbiamo andare a compare dei vestiti dopo le lezioni».
Appoggiò un fianco alla porta e mi guardò con un sopracciglio sollevato. «C’è un motivo in particolare?»
«Questo weekend è il compleanno di Rule».
«Forse Cora ha detto qualcosa a riguardo».
«Di certo farà una festa di compleanno».
«Forse ha detto anche qualcosa del genere».
«Be’, dobbiamo andarci».
«Perché? Pensavo che avessi chiuso con tutto quel baccano, oppure a parlare sono i Martini di ieri sera?».
Scossi la testa e ripresi l’arricciacapelli. «Devo dargli un regalo».
«Ah sì? E se fosse con qualcuno?».
La guardai storto. Non avevo nemmeno considerato quell’eventualità. «È probabile?».
Mormorò qualcosa a voce bassa e spostò la frangia lunga dalla faccia.
«No, Cora ha detto che è praticamente un eremita da quando avete rotto e che ha un umore di merda, quindi chiunque non voglia essere scorticato vivo è meglio che gli stia alla larga. A ogni modo, cosa hai intenzione di dargli?»
«L’unica cosa che penso voglia».
Ridacchiò. «Altri anelli per la faccia?».
Risi anch’io. «No… me. Penso che l’unica cosa che voglia davvero sia io. Solo che eravamo tutti e due troppo incasinati per capirlo».
Si sfregò le mani. «Be’, in ogni caso sarà interessante».
«Sono abbastanza incazzato con te al momento. La mia vita è sottosopra e non riesco a trovare un equilibrio, e tutte le stronzate che faccio di solito per ignorare il dolore e la confusione non funzionano più. Non capisco perché tu non me ne abbia parlato, perché hai usato Shaw in quel modo. Non capisco davvero perché mi hai lasciato fare il coglione con lei per anni e anni se sapevi che provava qualcosa per me. Be’, c’è una novità, fratello, anche io provo qualcosa per lei. E adesso è un tale casino che non vedo come sistemare le cose. Tutti mi hanno sempre dato il tormento perché sono difficile, lunatico e complicato, e adesso salta fuori che sotto sotto tu avevi in ballo molto più di quanto io e Rome potessimo mai immaginare, eppure eri ancora il preferito. Non ti pare un calcio nelle palle?».
Per la seconda volta in poche settimane, sentii le lacrime agli occhi. «Shaw ha mantenuto il tuo segreto. Per tutto questo tempo, anche quando le cose tra noi si sono fatte intime. Ti vuole bene, ma anche a me. Solo che non sapevo cosa farmene del suo amore, allora mi sono incazzato e l’ho tagliata fuori e, di conseguenza, lei si è sentita ferita e non mi rivuole anche se è tutto quello che desidero. È uno schifo, l’amore è uno schifo, e mi sembra che se tu fossi qui niente di tutto questo sarebbe mai successo, quindi fai schifo anche tu».
«Voglio che tu sappia che ci sei solo tu, Shaw. Tu mi fai impazzire e sono così teso che non potrebbe mai esserci un’altra. Mi manchi. So che vuoi una dichiarazione d’amore eterno, so che provarci non è un’opzione e che devo farlo e basta, ma io ti voglio. Ho bisogno di te e, cosa più importante, ho capito che anche tu hai bisogno di me. Non di una versione sintetica e annacquata con cui è più facile stare insieme, ma del Rule completo e difficile da gestire, su cui puoi contare perché sono forte, Shaw. Non permetterò a nessuno, in particolare alla tua famiglia, di sminuire tutte le cose meravigliose che hai da offrire».
Mi alzai e le andai vicino. I suoi occhi erano enormi e vedevo il suo petto che si alzava e si abbassava per il respiro rapido. Non aveva ancora detto nulla, perciò presi la biro che avevo infilato nella tasca posteriore e allungai la mano.
«Non sono Jet, quindi non so scriverti una canzone per farti capire quanto sei importante per me. Non sono Nash, quindi non so trovare un palazzo e fare un murales per farti vedere che per me tutto comincia e finisce con te». Mise la mano nella mia con il palmo all’insù e restò a guardarmi mentre piegavo la testa e cominciavo a fare uno schizzo veloce con la penna a sfera sulla sua pelle chiarissima. «Sono un tatuatore, probabilmente lo sarò per sempre e non so che ruolo possa avere nel tuo futuro o in quello che hai in programma dopo l’università, e a essere sinceri non mi interessa. Questo è quello che ho da offrirti, Shaw, e come tu mi hai permesso di essere il primo per te, io ti permetterò di essere mia».
Le ricoprii tutto il palmo con un disegno dettagliato di un cuore in fiamme, come quello che avevo sul petto. Dietro c’erano delle lingue di fuoco che danzavano, sopra aveva una corona di spine, delle rose in basso e al centro uno striscione con il mio nome. «Ecco il mio cuore, Shaw. È nelle tue mani e ti prometto che sei la prima e l’ultima persona a toccarlo. Devi starci attenta perché è molto più fragile di quanto pensassi e se proverai a ridarmelo non lo accetterò. Non conosco abbastanza l’amore per essere certo che sia quello che c’è tra noi, ma so che per me d’ora in poi ci sarai tu e solo tu. Posso solo prometterti che farò attenzione e non ti allontanerò mai più. La vita senza te è possibile, ma se posso scegliere voglio vivere con te al mio fianco e ti sto dicendo che non scapperò davanti all’impegno che serve perché accada. Shaw, non ho più paura di noi».
Si voltò e mi stampò un bacio sulla tempia. «Ti amo».
Premetti il viso nell’incavo dove il suo collo incontrava la spalla e risucchiai la pelle tra i denti. «Ti amerò anch’io, Shaw».
Strizzò gli occhi. «Mi ami già».
Non dovetti dire nulla perché probabilmente aveva ragione. Io e quella ragazza avevamo passato troppo tempo a cercare di essere troppe cose diverse per troppe persone per troppi motivi sbagliati. Adesso dovevamo essere noi stessi l’uno per l’altra e amarci a vicenda per i giusti motivi. Mentre lei si rannicchiava accanto a me e allungava una gamba sulla mia vita, capii che era così che avrebbe sempre dovuto essere e forse, solo forse, era un regalo che avrei potuto condividere con Remy perché io ero felice, Shaw era felice e, in fin dei conti, era tutto quello che lui avrebbe voluto per noi.
«Se non stai sdraiata immobile e non la pianti di dimenarti, smetto di lavorare».
«Ma fa male».
«Lo dici sempre. Lo facciamo abbastanza spesso perché tu sappia esattamente in cosa ti stai cacciando. Ho quasi finito, quindi basta lamentele».
«Potresti essere più gentile».
«A te non piace quando sono gentile. Sul serio, Casper, sei la peggior cliente di sempre ed è un peccato perché la tua pelle bianca assorbe l’inchiostro come un sogno». Lanciai un’occhiataccia letale a Rowdy, che spiava di nuovo oltre il muretto. «Se non la smetti di provare a vedere il culo della mia ragazza dovrai trovarti un altro lavoro, perché ti spaccherò tutte le dita».
Rowdy scosse il capo e mi rivolse un’occhiata amara. «Sei un bastardo fortunato, Archer».
Risi e cominciai a pulire la mia postazione. «Lo so».
Note
Il cuore di Rule, tutto per voi: “Here is my heart.”
Lou Clark sa tante cose… Ora che si è trasferita a New York e lavora per una coppia ricchissima e molto esigente che vive in un palazzo da favola nell’Upper East Side, sa quanti chilometri di distanza la separano da Sam, il suo amore rimasto a Londra.
Sa che Leonard Gopnik, il suo datore di lavoro, è una brava persona e che la sua giovane e bella moglie Agnes gli nasconde un segreto. Come assistente di Agnes, sa che deve assecondare i suoi capricci e i suoi umori alterni e trarre il massimo da ogni istante di questa esperienza che per lei è una vera e propria avventura. L’ambiente privilegiato che si ritrova a frequentare è infatti lontanissimo dal suo mondo e da ciò che ha conosciuto finora.
Quello che però Lou non sa è che sta per incontrare un uomo che metterà a soqquadro le sue poche certezze. Perché Josh le ricorda in modo impressionante una persona per lei fondamentale, come un richiamo irresistibile dal passato…
Non sa cosa fare, ma sa perfettamente che qualsiasi cosa decida cambierà per sempre la sua vita. E che per lei è arrivato il momento di scoprire chi è davvero Louisa Clark.
Dopo Io prima di te e Dopo di te, Jojo Moyes regala ai suoi lettori una storia meravigliosa e coinvolgente, caratterizzata da personaggi autentici e indimenticabili a cui è impossibile non affezionarsi e da una voce sincera ed empatica. #sonosempreio #stillme
Mixed feelings: quando il primo libro è una meraviglia, e non sai se è meglio finirla lì e non svegliare il cane che dorme, o continuare con gli altri due libri.
Pronta per Febbraio! L'obiettivo del mese è finire la Tattoo Serie, cominciata la scorsa settimana con il primo romanzo, "Oltre le regole" (☆☆☆1/2). Compreso "Oltre noi l'infinito" cominciato oggi, mancano 5 libri... ce la farò?