Dovevo dirlo a qualcuno, non potevo più mantenere il segreto.
Ti posso dire la mia storia?
Mio padre è morto l'undici settembre. Dopo la sua morte per un anno non sono entrato in camera sua, perché mi veniva sempre da piangere, ma un giorno avevo le scarpe troppo pesanti e sono entrato lo stesso.
Mi manca il taekwando con lui perché ridevo tanto. Quando sono entrato nel guardaroba coi suoi vestiti e le sue cose, volevo prendere la vecchia macchina fotografica. Come se fosse caduto da cento piani ho rotto un vaso blu, dentro c'era una busta e sopra c'era scritto “Black”.
So che papà ha lasciato quella chiave per me e che apre qualcosa e lo devo trovare. Così l'ho portata da Walter ferrauto e mi dice che le chiavi aprono qualsiasi cosa. Ho guardato gli elenchi telefonici di tutti e cinque i distretti: ci sono quattrocentosessantadue persone che si chiamano Black, duecentosedici indirizzi diversi perché alcuni dei Black vivono insieme, ovviamente. Ho calcolato che se ne vedo due ogni sabato, più le vacanze, meno le prove di Amleto e le fiere di fumetto, ci vorranno tre anni per incontrarli tutti.
Ma è quello che farò! Andrò da quelli che si chiamano Black e scoprirò cosa apre la chiave e cosa devo trovare. E' il miglior piano possibile. Ho diviso le persone per zone e ho dovuto dire un'altra bugia a mamma perché non capisce che trovare cosa apre la chiave mi aiuterebbe a dare un senso alle cose che non hanno senso, tipo lui che viene ucciso da una persona che neanche lo conosce!
E vedo gente che non parla la mia lingua, ma si nasconde in una stanza, come la signora Black che è tutta preghiere e parla con Dio. Allora perché non gli chiede di non uccidere suo figlio? Di non schiantare aerei contro i grattacieli? O forse lei parla con un Dio diverso!? Poi c'è l'uomo che è una donna, è uomo, è donna...io non volevo stare troppo vicino a lui o lei, mi faceva paura perché era diverso o diversa. Mi chiedevo se avesse una virginia o pennicillina ma che mi importa?
E il signor Black che non sente un suono da ventiquattro anni? Lo capisco, perché a me manca la voce di papà che diceva "sei ancora sveglio?" o "abbiamo una cosa da fare".
E poi ho visto i gemelli che dipingono insieme, e c'è una baracca che dev'essere per forza un indizio, ma è solo una baracca! Astrid Black che disegna solo una persona, fa sempre, sempre lo stesso ritratto. E poi Black il portiere che insegnava in Russia, ma dice che il suo cervello sta morendo. E Ramus Black che ha una collezione di monete, ma non ha soldi neanche per mangiare. E Alan Black che ha la vista su Riverside Park, ma non ha la chiave per entrarci. Dice che è peggio di guardare un muro e anche io sbatto contro un muro, perché ho provato la chiave in centoquarantotto posti diversi, ma non ha aperto qualunque cosa papà voleva che trovassi di modo che sapessi che, anche senza di lui, tutto andrà bene.
E quando vado in un posto nuovo ho sempre paura, così paura che mi devo abbracciare il petto perché penso che si spacchi, ma non dimentico quello che lui diceva a mamma sul sesto distretto: che se fosse facile da trovare non varrebbe la pena cercarlo. Ho così paura, ogni volta che esco di casa, ogni volta che una porta si apre. E NON SO NIENTE CHE NON SAPESSI GIA’ PIU' DI QUANDO HO COMINCIATO! Tranne che papà mi manca più che mai, anche se faccio questo perché non mi manchi più!