“When I hear your voice, I feel safe.”
— Quelle: takethisride

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“When I hear your voice, I feel safe.”
— Quelle: takethisride
“Sono una persona emotiva, che comprende la vita solo poeticamente, musicalmente, nella quale i sentimenti sono più forti di qualsiasi ragione. Sono così assetata di meraviglia che solo lo straordinario ha potere su di me. Credo solamente nell'ebbrezza, nell'estasi, e quando la vita ordinaria mi vincola io fuggo, in un modo o in un altro.”
Anaïs Nin
Marzia Sicignano, Io, te e il mare
“She was like a forest, like the dark interlacing of the oakwood, humming inaudibly with myriad unfolding buds. Meanwhile the birds of desire were asleep in the vast interlaced intricacy of her body.”
— D. H. Lawrence, Lady Chatterley’s Lover (via woodland-nymphs)
“Prendi tua figlia, portala a Siracusa, siediti sui gradoni del teatro greco e insegnale lo splendore della disubbidienza. E’ rischioso ma è più rischioso non farlo mai. Tutte le istituzioni, per prima la famiglia, insegnano ai bambini il valore dell’obbedienza. Antigone insegna quello della disobbedienza. L’obbedienza porta un premio, la disobbedienza un castigo. Richiede coraggio, spirito di sacrificio, idealismo. Ma è la disobbedienza lo strappo che consente alla storia di avanzare sul solco della giustizia e non in quello della volontà di un qualunque governante.”
— Grabriele Romagnoli, dall’articolo Cercasi Antigone per la Rivoluzione
Quella persona
che riconosce subito
il tuo momentaccio
la tua giornataccia
il tuo crollo emotivo
il tuo stato confusionale
il tuo essere a pezzi
quella persona
che a distanza
capisce che oggi
qualcosa in te non va
che stai per cedere
per sbottare
forse in lacrime
forse in gridi isterici
forse spaccherai qualcosa
quella persona
che ti riconosce
il buio dentro gli occhi
che ti invita a uscire
di notte, tardi
a vedere le stelle
sopra le balle di fieno
a fumare insieme
a smezzarsi una birra
quella persona
che ti indica la stella cadente
ma lascia a te
il piacere di esprimere
il desiderio,
quella persona
sei tu
per me.
Gio evan
“Le ragioni del cuore sono le più importanti, bisogna sempre seguire le ragioni del cuore, questo i dieci comandamenti non lo dicono, ma glielo dico io, comunque bisogna stare con gli occhi aperti, nonostante tutto, cuore, sì, sono d'accordo, ma anche occhi bene aperti.”
— Antonio Tabucchi - Sostiene Pereira
Veiled Truth (also called Modesty or Chastity) (1750) by Antonio Corradini in Sansevero Chapel Museum, Naples.
Photographs by Atlante dell’arte itliana.
“Veiled truth” is one of the masterpieces of Venetian sculptor Antonio Corradini (1688-1752), which he created for Naple’s Cappella Sansevero (formally known as Chapel of Santa Maria della Pietà, and nicknamed by the locals “Pietatella”).
The iconography of the chapel, located near Piazza San Domenico Maggiore, stemmed from the exoteric fancy of Raimondo di Sangro (1710-1771), an alchemist, freemason and intellectual of the Age of Enlightenment.
The nobleman’s plan was to renovate a church from the early 17th century into his family’s burial chapel, to celebrate the valor, virtue, and aristocratic standing of his stock. Moreover, he used the sacred building to convey his secret message, sparking a wide range of interpretations.
Street Violinist in Naples, 1955
ph © Vittorio Pandolfi
Lúbrica - Cesário Verde
Teus olhos imorais, Mulher, que me dissecas, Teus olhos dizem mais Que muitas bibliotecas!
“La cosa più bella sulla nera terra, io dico che è ció che uno ama” -Saffo
Night Train to Lisbon (2013)
Mi sembra giusto
“Avrei voluto mettermi a piangere forte ma non potevo. Non avevo più l’età per versare lacrime, avevo fatto troppe esperienze. Esiste anche questo al mondo, la tristezza di non poter piangere a calde lacrime. E’ una di quelle cose che non si può spiegare a nessuno, e anche se si potesse, nessuno la capirebbe. E’ una tristezza che non può prendere forma, si accumula quietamente nel cuore come la neve in una notte senza vento.”
— Haruki Murakami - La Fine del Mondo e il Paese delle Meraviglie (via toanywhere)
Una piccola storia, un problema, un aiuto (attenzione: vi propongo un argomento per me delicato. Se volete leggerlo, leggetelo come se fosse qualcosa di importante)
Stasera sono riuscita a bloccare un attacco di panico.
Era un po’ che non sentivo riaffiorare questo malessere, direi almeno un paio di mesi.
Ero da sola, per strada, tornavo a casa, era tardi e c'era gente intorno a me, e c'è stato qualcosa che mi ha fatto scattare questo meccanismo di difesa. Ed io l'ho controllato.
Se qualcuno di voi che sta leggendo ha mai avuto un attacco di panico, saprà che non è per niente piacevole.
Un attacco di panico è la tua testa, il tuo corpo intero che si ribella. Si difende da un presunto attacco esterno o interno che sia, e lo fa in una maniera primordiale e scomoda: smettendo di funzionare. L'attacco di panico è l'assoluta perdita di controllo: non c'è ragione, non c'è respiro, non c'è battito regolare, non c'è movimento, quello che hai intorno perde concretezza, familiarità, il tuo corpo perde familiarità, potresti metterti la mano davanti alla faccia e non riconoscerla come tua, sempre che tu riesca a decidere di metterti la mano davanti alla faccia.
Fa paura. Fa davvero paura. È una di quelle cose a cui non ti abitui mai. Nonostante nella mia vita ne abbia avuti diversi, sono sempre nuovi e sempre ugualmente paralizzanti. So di essere sopravvissuta la volta precedente e nonostante questo, l'unico pensiero che viene in quel momento è “ebbene sì, questa è la volta che ci muoio”.
Se state leggendo questo e non ne avete mai sofferto, penserete che stia esagerando, in fondo l'esagerazione è una delle mie migliori qualità. Ma vi assicuro che niente come l'attacco di panico mi ha fatto sentire come se stessi per morire. Sentire il battito del cuore come se fosse dritto nel tuo orecchio, che non sembra neanche un cuore perché nessun cuore va così veloce, la sensazione che i polmoni non si riempiono e il bisogno di prendere sempre più aria, sempre di più ma non basta mai, il corpo che d'improvviso trema e riesce solo a tremare, non riesci a comandargli di muoversi, di camminare, di chiudere gli occhi, è la cosa più vicina all'idea della morte che mi sia mai capitata.
Ricordo una volta che nel bel mezzo della notte ho sentito l'arrivo di questo “mostro”, perché non arriva mai e basta, ha i suoi metodi di preavviso. Ai tempi stavo con un ragazzo che mi amava e sapevo di poterlo disturbare anche alle 4 del mattino. Lo chiamo, non riesco a mettere insieme due frasi, singhiozzo, sono spaventata. Lui rimane calmo e mi chiede semplicemente di descrivergli cosa sento. Io non sapevo proprio che parole potevo usare, mi veniva solo un'immagine. Allora mi dice di disegnargliela, e io ci provo. Gli racconto che quello che sentivo era di essere in una scatola, sigillata, senza via d'uscita. Nessuna porta, nessuna finestra, nessuna fonte di luce. E proprio da me, da dentro di me, uscivano degli scarabocchi. Avete presente quando prendete una penna, una matita, e fate cerchietti compulsivi, anche premendo, anche bucando il foglio? Qualcosa del genere. Ed io ero là in mezzo tra questi scarabocchi, ed ero sola, e non vedevo niente, e anche se ero seduta sul divano del mio soggiorno a me non pareva casa mia, la voce che usciva non sembrava mia, non ero sicura che lo fosse, e non riuscivo neanche a spiegare quanto mi spaventasse. A quel punto lui ha semplicemente detto: “e se avessi una gomma da cancellare?”.
Capitemi, ho creato nel panico un'immagine stupida, e lui è entrato nel mio panico regalandomi una metafora stupida. Ma che funziona, che ha il suo senso, o perlomeno, in quel momento senza senso, per me è stata l'unica cosa sensata.
Mi ci è voluto tempo e aiuto, ma ho capito cos'è quella gomma: la consapevolezza che l'attacco di panico è il modo che ha la tua testa, il tuo corpo, di chiederti una mano. Non è la causa, è un effetto, e come tale va analizzato. Intanto, c'è sempre, sempre, un elemento scatenante. Alle volte piccolo, alle volte grande. Una volta mi è capitato mentre litigavo coi miei per non aver lavato i piatti, un'altra il giorno prima dell'orale della maturità. L'elemento scatenante è importante comprenderlo, non come singolo, ma nell'insieme: qual è la caratteristica comune di tutti gli elementi che hanno indotto il panico?
Ho capito che per me (ed è diverso per tutti) è la sensazione della mancanza di controllo. Sentire che io non ho potere nella situazione che sto vivendo. Sentire che non sono pienamente libera di fare o NON fare qualcosa. Il sentimento di essere costretta a stare in una situazione che non mi aggrada, e non poterci fare nulla.
Una volta capito esattamente cos'è, va razionalizzato. Se possibile, capire perché questa cosa ci mette tanto a disagio, ma è difficile riuscire a farlo da soli. Razionalizzarlo invece si può. Esempio: non posso e non devo controllare ogni singolo dettaglio della mia vita. Le cose non andranno sempre come voglio e va accettato. Se non sono libera di prendere una decisione vuol dire che la decisione non spetta a me. Se sono costretta a fare qualcosa che non voglio fare, è probabilmente per il mio bene.
Ovviamente, questo processo va iniziato prima dell'affiorarsi del panico. Quando il panico affiora, la razionalità cade, e se non è già stata preparata, non c'è modo.
E allora vi propongo un esercizio, per quando la razionalità non basta. Ovviamente questo è un esercizio riparatore, non previene. Ma è utile avere uno strumento da poter utilizzare nel peggiore dei casi.
L'esercizio si chiama grounding, e sorprendentemente, funziona.
L'idea è che, ai primi segnali del panico che sale, bisogna riprendere contatto con la realtà, in modo drastico. L'attacco di panico ti fa scordare di dove sei, di chi sei, di cosa stai facendo, allora il miglior modo per combatterlo è ricordare al tuo corpo tutto quello che sta per scordarsi. Controllando il respiro, sincronizzandolo con i movimenti che vengono fatti, bisogna trovare 5 oggetti che possiamo vedere. E guardarli, attentamente, nel dettaglio. Di che colore è quell'auto? Che maglia indossa quella persona? Su che tipo di pavimento poggio i piedi? Il tutto finché l'ambiente non rimane nitido e familiare. E si passa a 4 cose che posso toccare e (possibilmente) toccarle. Quanto sono morbidi i miei capelli? Quant'è calda la coperta? Il tutto finché le nostre dita non riconoscono alla perfezione quello che sentono. E si passa a 3 cose che si possono sentire. Quanto forte sta piovendo? Quanto nitidamente scandisce i secondi l'orologio? Il tutto finché i rumori non sono chiari. E si passa a 2 cose che si possono annusare. Che odori sento? Ho un profumo addosso? Di cosa sa? Il tutto finché non si può dare un nome a questi odori. E si passa a 1 cosa che si può assaggiare e se possibile, assaggiarla per davvero (non si è sempre possibilitati, nel caso si immagina solo). Una persona accanto a me sta fumando, quanto mi farebbe schifo quel sapore?
Una volta finito l'esercizio, ci saremo scordati dell'elemento scatenante del panico, il respiro inizierà ad assestarsi da solo, il battito cardiaco inizierà a calare.
Non vi prometto che funzionerà sempre. La verità è che quest'esercizio funziona finché la vostra testa non impara a combatterlo, perché il punto principale è che l'attacco di panico è una richiesta di aiuto che voi fate a voi stessi, e va ascoltata.
Quindi non basatevi solo su questo. Questo è quello che io utilizzo quando le cose si mettono male, ma le cose non si devono mettere male per sempre.
Ascoltatevi, aiutatevi e se ce n'è bisogno, fatevi aiutare. Prendetevi cura di voi stessi perché voi rimarrete per sempre con voi stessi. È controproducente farsi la guerra da soli.