When people don’t want the best for you, they are not the best for you.
(via motivated-mindset)

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When people don’t want the best for you, they are not the best for you.
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Sotto sotto lo sappiamo, ma è bene ricordarcelo.
Te Stesso è l’unica persona con cui hai il dovere di sentirti in pace, alla fine della giornata. Lascia perdere gli amici, i genitori, il capo, e così via per la lunga lista di entità senzienti alle quale dobbiamo rispondere quotidianamente per il nostro operato. Perché quando ti guardi allo specchio non vedi la loro faccia (e se così fosse, inizierei a preoccuparmi seriamente…). Quando cala la sera e hai fatto tutto quello che dovevi, hai messo e tolto le tue maschere, i tuoi costumi, ti sei dato da fare, hai portato a casa il pane, sei stato un buon cittadino e così via, ciò con cui ti trovi ad avere a che fare è la parte più intima di te. Quella cosa scomoda che mediamente nascondiamo sotto al tappeto insieme alla polvere che si accumula sulla cassettiera dove abbiamo chiuso i sogni. E’ la parte che mette a disagio l’Ego, perché lo rende inutile e per questo viene ridotta al silenzio. Ogni giorno siamo messi a confronto, sezionati superficialmente, osservati con un occhio critico e parziale, passati sotto a lenti distorte e il giudice definitivo è sempre lo stesso. Noi. Teste di cazzo che non siamo altro. E’ quel processo malato per cui crediamo di desiderare qualcosa solo perché vediamo altra gente essere felice per averla conquistata, senza pensare di chiedere, per una volta, cosa ne pensa quella parte imbarazzante che è stata chiusa nello stanzino delle scope. E quindi ti trovi improvvisamente a desiderare di essere “normale”, di somigliare agli altri per avere felicità semplici come quelle di chi ti circonda. Di punto in bianco desideri un lavoro normale che non ti richieda di sfoderare tutte le tue qualificatissime skill, ma che ti premette di pagare l’abbonamento Sky senza doverti preoccupare per il mutuo della casa e il prestito per la macchina; all’ultima pizzata con i compagni delle elementari ti sei sentito a disagio perché la metà di loro alla tua età ha già una famiglia propria mentre tu hai appena finito di essere emozionato per il nuovo trailer della Justice League; improvvisamente vorresti poter sfoggiare un fidanzato da urlo per zittire la manica di zie pettegole che non ha mai smesso di chiederti se “ce l’hai il fidanzato?” Per non far passare l’idea che tu possa essere una zitella… Stop un momento, non è sbagliato desiderare queste cose. Una delle cose di cui ci auto-priviamo è il diritto alla diversità dei desideri, quando sarebbe molto più semplice per tutti ammettere che ognuno ha diritto di essere felice per ciò che gli pare. Qui non è questione di desideri giusti o sbagliati, ma del perché sono insorti. Ricordati che un desiderio indotto non è mai, in nessun universo, una buona idea da perseguire. Ti fai una famiglia perché lo vuoi, perché hai valutato ogni variabile e dopo attente osservazioni sei giunto alla conclusione che sia proprio una buona idea, non perché qualcuno o qualcosa ti fa sentire in difetto perché non ce l’hai. E’ un problema perché in questi momenti quella parte sconveniente che è dentro di te sta urlando, ma tu non la puoi sentire perché il tuo Ego le sta schiacciando un cuscino sulla faccia. Lo fa perché ti vuole proteggere, mica è uno stronzo, vuole che anche tu ti senta felice esattamente come tutti gli altri. Esattamente come tutti gli altri. E così ci si fa prendere dal panico e si accettano lavori tremendi, si sposa gente con cui, dopo averci pensato bene, non si condividerebbe nemmeno un ascensore e si mettono al mondo figli che si vorrebbe vedere solo nelle foto dell’album del telefono di un altro. E così via. Diversi articoli di psicologia molto interessanti cercano di trovare una risposta alla terrificante connessione fra le tendenze suicide e depressive e la crescita economica. Non è esattamente la crescita economica il problema, ma la società che le dà luogo, nel quale si crea una relazione significativa fra valore personale e successo. Secondo un concetto di Valore che rientra in definite categorie, drammaticamente uguali per tutti. Quindi ti ritrovi a voler dimostrare di valere anche tu, disperatamente, perché altrimenti non c’è posto per te in questo mondo, ma è un gioco pericoloso, perché a vincere è sempre e solo il banco. Vedi per strada una ragazza che pesa ottanta chili, ti viene subito da pensare che sia ridicola e sgradevole. Non sai che quella persona ha lottato e sta ancora lottando, ha già perso un centinaio di chili facendo qualcosa che più della metà di chi ci prova fallisce miseramente. Quella ragazza dovrebbe andare in giro con una t-shirt su cui è stampato “io pesavo duecento chili!” per essere giudicata positivamente da chi non conosce la sua storia. E’ questa una cosa che ha senso? Quella parte di te che l’Ego è quasi riuscito ad annegare nella vasca da bagno è l’unica cosa buona che dovresti ascoltare. Non so che nome abbia, so che ha ragione. E’ quella che sa chi sei e cosa hai fatto nella tua vita. Sa quante volte sei caduto e ti sei rialzato, sa quanto hai pianto e quante volte avresti voluto mollare prima di vincere. Dovremmo tutti fare una bella cosa: imparare a ridefinirci, a capire chi siamo e dare il giusto valore alle nostre battaglie intime, solitarie, le cui medaglie magari sono segrete, ma non per questo meno importanti. Ognuno ha la sua storia, da fuori si può vederne solo la superficie, sta a ciascuno scegliere di essere un osservatore superficiale o meno, coraggioso o no, andare oltre al giudizio o dipenderne. Per non essere schiavi dell’Ego, per apprezzarne il duro lavoro di anticorpo, che ora si sta accanendo contro qualcosa che non è nocivo per il nostro organismo, ma che ci può solo salvare. Sotto sotto lo sappiamo, ma ogni tanto è bene ricordarselo.
Avremmo bisogno di imparare a perdonarci per ogni nostro sbaglio.
Pensami sempre ogni volta che sei ad Amsterdam come la prima volta.
I’ve been hurt so bad and I still love so hard.. —via http://ift.tt/2eY7hg4