Il Premio della Stampa Europea è andato a un’inchiesta del giornale olandese de Volkskrant. Si intitola “Quello che le ferite raccontano”. Se ne è parlato poco. Quasi niente.
Due giornalisti, Maud Effting e Willem Feenstra, hanno documentato 114 bambini sotto i 15 anni colpiti da una singola pallottola alla testa o al torace a Gaza. Diciassette medici e un’infermiera, americani, britannici, australiani, canadesi, olandesi, hanno testimoniato quello che hanno visto negli ospedali. Patologi forensi hanno analizzato le radiografie: colpi mirati, a lunga distanza, munizioni militari. L’esercito israeliano non ha risposto.
Francesco De Gregori (che amo, e che in questi giorni ha detto di avere le idee confuse su Gaza) ha citato Whitman: “contengo moltitudini”. È una delle frasi più belle della letteratura. Ma mi chiedo quante moltitudini ci stiano in una pallottola sola, sparata in testa a un bambino di tre anni.
Erri De Luca ha detto di essere sionista, di capire la posizione israeliana. Anche questo è un diritto. De Luca però è uno che le parole le pesa. E davanti a questa inchiesta, una parola gli mancherà.
Intanto ieri a Milano è arrivato il sudario con i nomi dei 18.457 bambini uccisi da Israele. Bambini non soldati. E nemmeno terroristi.
LEANDRO BARSOTTI






















